Venafro, il borgo delle 33 chiese

Oltre che come porta del Molise, Venafro è nota come il borgo delle 33 chiese. In cima alla lista dei luoghi di culto, che potrebbero costituire un itinerario ad hoc, c’è la Concattedrale di Santa Maria Assunta. Eretta nel V secolo, è articolata in tre navate e ha cinque portali

La chiamano la porta del Molise perché Venafro, quarta città della regione per abitanti, rappresenta un importante punto di passaggio con Lazio e Campania. Situata nel Molise occidentale, in provincia di Isernia, sfiora gli 11.000 abitanti e ha origini sannitiche. Furono soprattutto i romani, però, sotto Augusto, a dominarla e a plasmarla con la classica pianta urbanistica scandita da cardo e decumano.

Per avere un’idea della romanità di Venafro, basta ammirare i resti dell’anfiteatro che si trova nel centro della città nuova. Ora in fase di restauro, poteva ospitare fino a 15.000 spettatori. È grande pure il teatro romano, posto a monte dell’ultimo decumano: la scena raggiungeva i 60 metri e la cavea conteneva 3.500 spettatori.

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Venafro: la storia 

Nei pressi del centro storico sono visibili, infine, tracce dell’acquedotto romano che riforniva la città delle acque del Volturno. Dopo l’epoca romana, Venafro finì in mano ai Longobardi e, successivamente, ai Pandone, signori locali che trasformarono la fortezza longobarda nel Castello Pandone.

Arricchito, in epoca rinascimentale, da un giardino all’italiana, il maniero rappresenta il punto più alto della città e ospita il Museo nazionale del Molise. Terra di passaggio e di antichi tratturi, Venafro sarebbe il luogo d’origine di altre località molisane. Secondo la leggenda mille anni fa proprio da qui partirono i viandanti che diedero vita al borgo di Bonefro (Campobasso). 

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Le 33 chiese di Venafro 

Oltre che come porta del Molise, Venafro è nota come il borgo delle 33 chiese. In cima alla lista dei luoghi di culto, che potrebbero costituire un itinerario ad hoc, c’è la Concattedrale di Santa Maria Assunta. Eretta nel V secolo, è articolata in tre navate e ha cinque portali.

Se avete qualche peccato da farvi perdonare, sappiate che uno di questi, sin dal 1500 è “porta santa”. Ma per varcarla e farvi perdonare, dovrete aspettare il prossimo Giubileo. Intanto godetevi le altre chiese di Venafro, fra cui spicca quella dell’Annunziata. Edificata nel Trecento, fu restaurata e oggi è uno dei massimi esempi di architettura barocca del Molise.

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Sapori e legami senza tempo

Come tutto il Molise, anche Venafro non manca di eccellenze enogastronomiche. Tra queste spicca la Mozzarella di bufala campana dop. Sì, campana e non molisana, perché, fino all’Ottocento, la città apparteneva alla Terra del Lavoro campana e ha conservato le tradizioni casearie di quella regione. C’è un’altra prelibatezza di Venafro apprezzata sin dai tempi dei romani: l’olio extravergine di oliva.

Sono numerose le citazioni di autori latini, come il poeta Orazio, che ne decantano le qualità. Frutto di spremutura di olivi collinari, era fruttato e per queste sue caratteristiche veniva usato anche come unguento. Si può dire addirittura che l’olio venafrano era il più rinomato dell’antichità. Prodotto tutt’oggi, può costituire un gustoso souvenir in questa affascinante tappa di viaggio alla scoperta del Molise.

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Articolo aggiornato in data 27 Agosto 2022
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