L’undertourism in Italia registra una crescita consistente nel trimestre estivo, con il 21,3 per cento dei vacanzieri che sceglie viaggi esperienziali tra laboratori artigiani e siti produttivi. Il dato, rilevato da Confartigianato, evidenzia la progressiva riscoperta delle aree interne e montane del Paese in alternativa alle classiche mete sovraffollate.
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La svolta esperienziale tra aree interne e montagne
I numeri tracciano un cambio di rotta netto rispetto al passato. Nel 2019 la quota di turisti orientati verso itinerari artigianali si fermava al 7,6 per cento. Oggi la preferenza per borghi e distretti manifatturieri si consolida. Le aree interne e montane coprono oltre il 50 per cento del suolo nazionale. Custodiscono un patrimonio paesaggistico e produttivo unico.
Nelle località montane il tasso di “turisticità” raggiunge il 16,5 per cento, il doppio rispetto alla media del Paese. I visitatori stranieri rappresentano il 56,4 per cento delle presenze in quota. Secondo i dati della rilevazione di Confartigianato, le aree interne concentrano il 39,4 per cento dei musei e dei luoghi archeologici italiani, con 1.740 strutture aperte al pubblico. Il turismo diffuso, quindi, trova qui il suo perno naturale.
La rete produttiva: 204mila imprese coinvolte
L’offerta poggia su una solida impalcatura economica. Le imprese artigiane protagoniste di questa offerta alternativa sono 204mila, con 544mila addetti occupati nel settore.
Un tessuto produttivo variegato muove l’accoglienza:
- Manifattura e servizi: quasi 78mila aziende realizzano abbigliamento, gioielleria e oggetti d’arte, affiancate dai servizi alla persona e alla cura degli animali domestici.
- Ristorazione e agroalimentare: 37mila imprese producono cibo e bevande di qualità, mentre oltre 40mila strutture tra ristoranti, bar e pasticcerie valorizzano le produzioni locali.
- Trasporti: oltre 36mila realtà garantiscono la mobilità dei visitatori sul territorio.
La presenza artigiana mostra una concentrazione elevata nel Mezzogiorno e nelle regioni centrali. La Sicilia guida la classifica regionale con una quota del 23,1 per cento di imprese artigiane attive nel settore turistico, seguita da Calabria (con il 20,8 per cento) e Campania (con il 20,5 per cento). La Sardegna si attesta al 19,4 per cento. Lazio e Marche registrano entrambe il 19,3 per cento, la Toscana segna il 18,4 per cento e la Basilicata il 18,2 per cento. Chiudono il quadro Puglia e Trentino-Alto Adige con il 16,8 per cento.
Artiturismo contro il modello mordi e fuggi
La spinta verso una fruizione sostenibile dei luoghi punta a redistribuire i flussi sul territorio. L’obiettivo è superare la pressione sui grandi centri storici.
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, definisce così la visione strategica del comparto: «L’Italia non è soltanto Venezia, Roma o Capri: è una straordinaria rete di borghi, aree interne e montane, comunità che custodiscono storia, cultura, biodiversità e competenze imprenditoriali. È qui che nasce “l’Artiturismo”, la risposta di Confartigianato all’overtourism, al consumo “mordi e fuggi” del nostro territorio. E’ il nostro progetto per un turismo diffuso, sostenibile e a misura d’uomo che abbiamo già realizzato in molte località e che mette al centro gli artigiani e le piccole imprese. Sono loro i protagonisti dell’accoglienza, della valorizzazione dei territori e dei prodotti tipici, per offrire ai visitatori esperienze personalizzate, rispettose dell’identità dei luoghi, capaci di creare valore economico e sociale e di contribuire a mantenere vive le aree più fragili del nostro Paese».
La risposta dell’artigianato trasforma il viaggio in un’esperienza di scoperta autentica. Un modello per preservare le comunità locali e valorizzare le competenze storiche dei territori italiani.
