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Ravello
Panorama dal belvedere di Villa Rufolo a Ravello

Non si può dire di essere stati in costiera amalfitana senza aver visitato Ravello. Il paese è conosciuto anche come la Città della Musica. Infatti, qui ogni anno si organizza il Ravello Festival con grandi ospiti del mondo della musica classica e lirica. D’altronde, la città in passato ha ospitato grandi nomi della cultura internazionale da Mirò a Virginia Wolf, fino a Grieg, Toscanini e Wagner (a cui è dedicato il Ravello Festival). E il compositore tedesco, ammaliato dai paesaggi di Ravello, trovò l’ispirazione per una delle sue opere più famose: il Parsifal.

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E alcuni dei paesaggi mozzafiato sono quelli offerti dai tanti belvedere della città. Questi, insieme alle vie di Ravello, sono il principale biglietto da visita della città che per questo motivo viene definito il “balcone della costiera”.

Affacciarsi sull’infinito

Si dice che uno dei modi migliori per visitare Ravello, sia quello di perdersi fra le strade del borgo (tutelato dall’Unesco come parte della costiera amalfitana) lasciando guidarsi dal caso. La piccola città nacque nel V secolo d. C., si racconta fondata da alcuni patrizi di Amalfi che decisero di allontanarsi dalla città.  Situata verso l’interno della costiera, domina dall’alto le città di Amalfi, Maiori e Minori. Il luogo centrale della città e punto di partenza ideale per una visita è piazza del Vescovado. Qui si staglia il duomo di Ravello. La basilica è dedicata a Santa Maria Assunta e San Pantaleone. Fondata nel 1087 ospita il Museo dell’Opera del Duomo, nato nel 1983 e situato nella cripta della basilica, e la Pinacoteca d’arte medievale e moderna.

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La basilica di Santa Maria Assunta e San Pantaleone a Ravello

Da piazza Duomo è possibile prendere via Roma per addentrarsi tra i tanti negozi che vendono souvenir e prodotti tipici della costiera amalfitana. E nonostante il fascino degli scorci che si possono ammirare passeggiando tra i vicoli, nulla è paragonabile ai panorami offerti dai belvedere delle due ville della città. Come la terrazza di Villa Cimbrone. In stato di abbandono fino agli inizi del 1900, la villa venne acquistata nel 1904 dall’inglese Ernest William Beckett che la riportò al suo iniziale splendore. Oggi la struttura è un hotel di lusso, ma a pagamento è possibile visitare i suoi giardini e raggiungere la Terrazza dell’Infinito. Situata a 365 metri sopra il livello del mare è ornata con una serie di statue in stile romano. 

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La Terrazza dell’Infinito di Villa Cimbrone a Ravello (foto da Wikipedia di Andreas Wahra)

Villa Rufolo

Diverso destino quella dell’altra storica costruzione di Ravello: Villa Rufolo. Gestita dalla Fondazione Ravello, la villa porta il nome della famiglia che la realizzò nel XIII secolo. Alla struttura originaria, che unisce vari stili architettonici, si sono aggiunti il chiostro (costruito nel XVIII secolo) e i giardini realizzati nel 1800. 

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Il Chiostro Moresco di Villa Rufolo

L’ingresso della struttura è vicino alla centrale piazza Duomo. Attraversando un viale si giunge al Chiostro Moresco, superato il quale si esce in un cortile. Qui, tramite una scalinata si giunge alla Torre-Museo alta circa 30 metri. È una delle costruzioni più antiche della villa, così come la vicina Sala dei Cavalieri. Un tempo collegata direttamente alla torre da una serie di ambienti che, purtroppo, non sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Proseguendo la visita si accede ai giardini ottocenteschi. Qui la zona conosciuta come il Pozzo, ispirò Richard Wagner. Il compositore tedesco, dopo aver visitato la villa nel 1880 scrisse sul registro dei visitatori la frase “Il giardino incantato di Klingsor è trovato”. Si riferiva alla dimora narrata nel Parsifal, una delle sue opere più famose dedicata al cavaliere che trovò il Santo Graal. 

Proseguendo la visita della villa e dei giardini si arriva al Belvedere. Qui, ogni anno, si svolgono gli eventi del Ravello Festival. Il palco è costruito direttamente sulla terrazza a picco sul mare. Una perfetta unione tra lo splendore del panorama e le magiche atmosfere della musica del festival.

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