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Crespi d'Adda vista dall'alto del villaggio operaio
Fonte: pagina Facebook @crespiadda

Springfield? Non proprio. Ma il concetto che c’è alla base di Crespi d’Adda non è così distante se si elimina la centrale nucleare dove lavora Homer Simpson e al suo posto si mette una fabbrica tessile, se al posto del “cattivo” Montgomery Burns si piazza l’intelligenza di due imprenditori illuminati che rispondono ai nomi di Cristoforo Benigno Crespi e del figlio Silvio Benigno Crespi, gli ideatori di un villaggio operaio che il mondo ci invidia ancora oggi, a distanza di oltre 100 anni dalla posa della prima pietra. 

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Crespi d’Adda, infatti, fu costruita tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Siamo di fronte a un modello di città ideale, un microcosmo autosufficiente creato per tutelare la vita degli operai dentro e fuori la fabbrica. L’idea della famiglia Crespi era di dare agli operai e ai dirigenti – oltre al lavoro – anche una villetta con giardino e tutto ciò che serviva per condurre una vita qualitativamente elevata e al tempo stesso semplice attraverso la creazione di bagni pubblici, una chiesa, una scuola, un ospedale, un dopolavoro, un piccolo teatro, un centro sportivo e altri servizi. 

Crespi d'Adda, le case del villaggio allineate e spaziose
Le case del villaggio. Fonte: Facebook @crespiadda

 Crespi d’Adda, dove si trova? 

Crespi d'Adda sotto la neve
Fonte: Facebook @crespiadda

Crespi d’Adda è una frazione di Capriate San Gervasio. Si trova in provincia di Bergamo, nel cuore della regione Lombardia. Dal centro di Milano dista circa 50 minuti di macchina passando per l’A4/E64. A pochi chilometri c’è Leolandia, il parco divertimenti per bambini. Il villaggio operaio di circa 85 ettari sorge in una sorta di culla – nella parte più meridionale della della cosiddetta “Isola Bergamasca” – tra due fiumi: da una parte l’Adda e dall’altro il Brembo, che poi si uniscono poco più a sud. La fabbrica è a ridosso dell’Adda, lì c’è anche il castello della famiglia Crespi, impossibile da non notare. 

Le case del villaggio sono di ispirazione inglese, ordinate e allineate. Proprio l’isolamento geografico ha permesso a Crespi d’Adda di restare come un tempo, senza farsi fagocitare dallo sviluppo “moderno” dell’area che ha intorno.      

Patrimonio Unesco

L’Unesco, il 5 dicembre 1995, ha inserito Crespi d’Adda tra i patrimoni dell’umanità. Anche perché «è uno straordinario esempio di “città aziendale”, un fenomeno che si è sviluppato in Europa e Nord America nel XIX e all’inizio del XX secolo, espressione della filosofia prevalente di industriali illuminati nei confronti dei loro dipendenti», si legge nella scheda ufficiale dedicata al villaggio operaio.    

Al giorno d’oggi

Crespi d’Adda è una meta turistica che attira ogni anno migliaia di visitatori, italiani e stranieri. Crespi d’Adda è accessibile al pubblico gratuitamente. Non c’è un biglietto d’ingresso da pagare. Ma c’è la possibilità di partecipare a delle visite guidate. A Corso Manzoni 18 sorge il Visitor Center, che non è altro che un info point che si può contattare anche telefonicamente (029091712) o via mail ([email protected]) per prenotare una visita prima di raggiungere il posto.

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