giovedì 25 Luglio 2024

Fine pillola mai, inchiesta sull’abuso di psicofarmaci nelle carceri

Tra gli istituti di pena che hanno fatto parte dell’indagine troviamo il carcere di Poggioreale a Napoli, Bollate e San Vittore a Milano e Lorusso Cotugno a Torino

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Si intitola “Fine pillola mai” e si tratta dell’inchiesta realizzata dalla rivista Altraeconomia sull’abuso di psicofarmaci nelle carceri italiane. L’indagine si è concentrata su 15 istituti italiani e ha rilevato una somministrazione di antipsicotici cinque volte superiore rispetto alla popolazione generale. Il consumo di psicofarmaci è elevato anche negli Istituti penali per minori. Si tratta, quindi, di un tema molto delicato, affrontato nel corso di una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati. All’evento hanno partecipato Luca Rondi, autore dell’inchiesta, Fabrizio Starace, presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica, Alessio Scandurra e Michele Miravalle, coordinatori nazionali Antigone e l’On. Riccardo Magi.

Gli istituti per cui Altraeconomia ha ricevuto i dati sulla spesa farmaceutica sono 15 tra cui il carcere di Poggioreale a Napoli, Bollate e San Vittore a Milano e Lorusso Cotugno a Torino. I numeri coprono un intervallo temporale tra il 2018 e il 2022 e riguardano un campione di quasi 12400 detenuti, pari al 20 per cento del totale. 

Fine pillola mai, psicofarmaci e istituti di pena

L’inchiesta “Fine pillola mai” presenta dati inediti che quantificano in due milioni di euro la spesa per gli psicofarmaci somministrati nelle strutture detentive italiane nel 2022. Su tutti la maggioranza riguarda gli antipsicotici che costituiscono il 60 per cento del totale. Questi medicinali sono prescrivibili per gravi patologie come il disturbo bipolare e la schizofrenia e, secondo l’indagine, negli istituti di pena sono utilizzati cinque volte di più rispetto all’esterno.

Presente alla conferenza l’On. Riccardo Magi (segretario di +Europa) che, in merito al tema dell’inchiesta, ha commentato: «Fine pillola mai, parla della tendenza in aumento dell’uso di psicofarmaci nelle carceri italiane. Direi dell’uso, ma probabilmente visti i numeri che sono in crescita costante, in molti casi si tratta di un abuso. Cioè, non un utilizzo che avviene all’interno di un piano terapeutico a seguito di una diagnosi. L’impressione è che vi sia un uso, in qualche modo a pioggia, di queste sostanze per sedare le persone e renderle più mansuete. Per renderle più in grado di tollerare quello che è il contesto del carcere italiano che in molti casi è un contesto dove non ci sono attività lavorative, non c’è la possibilità di svolgere dei corsi di formazione, dove non c’è la possibilità di fare nulla se non di vivere in condizioni molto spesso disumane dato anche il sovraffollamento». 

In carcere elevato disagio psichico

Presenti alla conferenza anche rappresentanti di Antigone, associazione che, con il suo Osservatorio, si occupa di monitorare la situazione delle carceri italiane. Quello dell’abuso di psicofarmaci «è uno dei temi che più ci preoccupa da parecchio tempo» ci spiega Alessio Scandurra, coordinatore dell’osservatorio nazionale Antigone sulle condizioni di detenzione degli adulti. «Visitando gli istituti è evidente che c’è un problema di una presenza del disagio psichico in carcere estremamente elevata e una difficoltà e inadeguatezza di un sistema che non è fatto per la cura a prendersi cura di queste persone. E questo comporta anche materialmente condizioni di detenzione totalmente inadeguate e illegali di queste persone che alla fine non riescono ad essere inserite nell’attività dell’istituto ma al tempo stesso non ricevono cure adeguate per i propri problemi di salute».

fine pillola mai, conferenza
Un momento della conferenza di presentazione dell’inchiesta “Fine pillola mai”

Come affrontare il problema

Quello affrontato nell’inchiesta “Fine pillola mai” non è certo un problema di facile risoluzione. Tra le strade da intraprendere, spiega Scandurra, bisogna agire potenziando i servizi di salute sia in carcere che al di fuori. «Perché poi tanti di questi reati sono anche frutto di disagio su cui non si è riusciti a intervenire, che non sono stati intercettati dai servizi di salute territoriali e che, prima o poi, degenerano in un reato a danno della sicurezza di tutti. Si entra in un sistema che non è fatto per muoversi nella direzione della cura e non sorprende che non riesca a farlo». 

Anche la politica deve interrogarsi su questa situazione. Per questo, ci spiega Riccardo Magi «sulla base di questa inchiesta presenteremo un’interpellanza sia al ministro della Giustizia che al ministro della Salute per avere delle risposte sul perché di questi numeri. Dati che aumentano esponenzialmente praticamente in tutte le carceri italiane che sono state prese in considerazione, tranne rare eccezioni». 

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