Il contrasto al body shaming e i disturbi dell’alimentazione sono stati al centro del nuovo incontro della rassegna “Autori a confronto”, promosso dall’onorevole Martina Semenzato nell’ambito del Taccuino degli appuntamenti contro la violenza di genere. L’iniziativa ha visto la presentazione di tre volumi dedicati a queste tematiche: dall’analisi del body shaming dal punto di vista linguistico e psicologico, all’impatto di anoressia e bulimia fino al fenomeno del tricobullismo legato alla calvizie.
All’evento, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, insieme all’on. Semenzato, presidente della Commissione parlamentare contro il femminicidio nonché ogni forma di violenza di genere, hanno partecipato Eleonora Pinzuti, co-autrice del volume “Body Shaming – Linguaggi, effetti psicologici e interventi psico-educativi”, Veronica Torricelli, autrice di “Un viaggio tra Anoressia e Bulimia” e Fabrizio Labanti autore di “Quel maledetto nemico chiamato calvizie”. A moderare l’incontro Valerio de Gioia, consigliere della Corte d’Appello di Roma e consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.
Indice
Un’iniziativa parlamentare per la prevenzione
La rassegna “Autori a confronto”, sin dal primo appuntamento, ha l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una cultura del rispetto e stimolare un cambiamento culturale condiviso. Questo grazie al contributo di donne e anche uomini provenienti da mondi ed esperienze diverse che attraverso la scrittura e il racconto aiutino il dibattito e il confronto sulla violenza di genere e il femminicidio.
La presidente Semenzato ha ricordato che il 3 ottobre ricorrerà «un anno dall’approvazione all’unanimità della legge che ha istituito la giornata di sensibilizzazione, il 16 di maggio, sul body shaming. Ne abbiamo voluto, come sempre, parlare in una giornata decontestualizzata proprio per far capire che prevenzione e sensibilizzazione non hanno date».
Il peso delle parole e la piaga dei disturbi alimentari
La dimensione linguistica rappresenta il primo terreno di scontro. Eleonora Pinzuti, co-autrice del saggio “Body Shaming – Linguaggi, effetti psicologici e interventi psico-educativi”, ha focalizzato l’attenzione sull’uso dei vocaboli. Le offese verbali alterano la percezione individuale e creano disagio.
Il body shaming, ha affermato, è «un fenomeno eminentemente verbale e linguistico. Dunque attenzionando il linguaggio, come si parla e come si viene descritti possiamo sostanzialmente prevedere e prevenire tutte le forme di disagio che nascono dall’essere offesi e deostruire i sistemi modellizzanti, cioè i modelli che sono delle prigioni alla nostra libertà di essere».
Le parole possono ferire andando a colpire la fisicità e spalancando la strada a patologie diffuse. Veronica Torricelli affronta queste dinamiche nel volume “Un viaggio tra Anoressia e Bulimia”. Il testo richiama l’attenzione sulla carica lesiva del linguaggio: «Quando si parla di violenza – spiega l’autrice – non ci ricordiamo mai di quanta se ne fa attraverso le parole e di quanto spesso queste parole possano colpire il corpo o il peso».
Questo processo lesivo «può generare insieme ad altri fattori i disturbi alimentari che sappiamo essere sempre più in crescita. Quindi attraverso questi incontri di sensibilizzazione e informazione e spero anche attraverso il mio libro, l’augurio è che si possa aiutare sempre di più chi ne soffre e chi gli sta vicino».
Dal tricobullismo all’accettazione di sé
La derisione degli aspetti estetici coinvolge anche le chiome. Fabrizio Labanti affronta la questione nel libro “Quel maledetto nemico chiamato calvizie”. Scherni e battute sulla salute dei nostri capelli, infatti, possono intaccare la stabilità emotiva dei più giovani e dei loro genitori.
Possono nascere così «problematiche legate al mondo dei capelli e da qui nasce il concetto del tricobullismo. Cioè tutte quelle frasi, quelle parole dette e non dette che vanno a schernire quella che è l’immagine della persona e che quindi vanno a creare una problematica di accettazione sia per se stessi che verso gli altri. Il mio libro vuole semplicemente dare una visione più leggera per i giovani e per i loro genitori per capire come affrontare una cosa che si chiama calvizie, magari tenendo conto che il body shaming con il tricobullismo può trovare un bel terreno di sfida».
Riconoscere l’offesa nascosta, dunque, consente di disinnescare i giudizi distruttivi. Prevenire, in questo caso, significa educare al rispetto.
