lunedì 24 Giugno 2024

Associazione Emily Abruzzo, Di Santo: «È un progetto in evoluzione»

La nascita dell’associazione del suo sportello antiviolenza. Gli incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani su alcune tematiche e la creazione del premio letterario Emily dedicato a testi che parlano di storie di violenza

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associazione emily abruzzo, la presidente Di Santo


Perché oggi ci sono gli sportelli e i centri antiviolenza? La risposta che si è data Teresa Di Santo, presidente dell’Associazione Emily Abruzzo è perché  «alla base, tra i giovani, non c’è una educazione e una formazione che possa fare in qualche modo diminuire il fenomeno della violenza». Proprio per questo da 18 anni l’associazione con il suo sportello antiviolenza e il suo lavoro nelle scuole vuole sensibilizzare sin dalle giovani generazioni alla tematica del rispetto in tutte le sue forme. 

Infatti, ricorda Di Santo «non è sufficiente parlare di violenza sulle donne, perché questa è soltanto una delle manifestazioni di violenza che purtroppo si diffondono a macchia d’olio nella società. La violenza fisica, poi, non è altro che la punta dell’iceberg. Oggi alla base di molti problemi c’è una comunicazione errata. Se le persone imparassero a parlare tra di loro, sicuramente tante situazioni di scontro potrebbero alleviarsi».

Associazione Emily Abruzzo, cosa è e quando nasce

Il percorso dell’Associazione Emily Abruzzo inizia 18 anni fa nel 2005, quando Teresa Di Santo decide di creare nel territorio di Vasto un’associazione di donne impegnate sia dal punto di vista politico che culturale. «Facendo così una ricerca – ci spiega – sono venuta a conoscenza dell’associazione “Emily in Italia”, la cui presidente ai tempi era Franca Chiaromonte. La contattai e mi autorizzò ad aprire questa associazione qui a Vasto. Da lì a qualche mese, però, l’associazione a livello nazionale si sciolse perché venne meno l’obiettivo statutario che era quello delle quote rosa che si riteneva raggiunto. Tuttavia, qui nel territorio avevo già iniziato a operare dal punto di vista sociale per cui chiesi l’autorizzazione per conservare lo stesso nome all’associazione e continuai la mia opera nel territorio di Vasto e nelle zone limitrofe».

Lo sportello antiviolenza

Così, nel 2007, nasce lo sportello antiviolenza dell’associazione Emily Abruzzo. Un punto di ascolto e aiuto prima a Vasto, poi a San Salvo e oggi a Cupello. «Lo sportello è diventato un’appendice a tutto quello che facciamo sul territorio». Oggi l’associazione è composta da circa 20 donne tra avvocati, psicologhe e altre persone che, semplicemente per passione e voglia di aiutare, dedicano il loro tempo alle attività di aiuto e formazione. Questo perché, sottolinea Di Santo, «le nostre professioniste assistono gratuitamente chiunque si rivolga allo sportello antiviolenza seguendo nel percorso tutte le utenti, ma quello che vogliamo e facciamo ogni anno di più è estendere le buone pratiche alle scuole e non solo».

È con questa finalità che nel corso del tempo si sono sviluppati i tanti incontri organizzati dall’associazione. A cominciare dal comune di Cupello per poi svilupparsi in una serie di altre iniziative tra cui quelle con le scuole come l’Itset Filippo Palizzi di Vasto, dove la stessa Teresa Di Santo insegna matematica. Nonostante la materia, però, ogni giorno è un’occasione per parlare con i suoi alunni di comunicazione non ostile e dei pericoli della violenza sia fisica che verbale. «A scuola organizzo anche dei gruppi di lavoro perché sono convinta che il linguaggio tra pari è più efficace, tra pari escono fuori le emozioni. Con le emozioni tutto arriva in maniera più diretta e efficace».

Tra le ultime iniziative dell’associazione troviamo anche la firma di un protocollo di intesa tra associazione Emily Abruzzo e l’Unione Nazionale Vittime (Unavi) presieduta da Paola Radaelli e di cui Teresa Di Santo è coordinatrice per le attività nella regione Abruzzo. 

Le attività dell’associazione Emily Abruzzo

Ogni anno sono diverse le persone seguite dall’associazione. La presidente Di Santo ci spiega:«Chiunque può rivolgersi a noi. Il nostro numero (3311566701; mail: [email protected]) è visibile a tutti tramite i social, sulla rete e lo diffondiamo facilmente. È un numero di cellulare sempre attivo». Inizialmente, durante il primo contatto telefonico le operatrici effettuano una valutazione sulla direzione e il percorso che la donna che si è rivolta all’associazione Emily Abruzzo dovrà seguire. Si verifica se ha bisogno di assistenza legale, psicologica o di entrambe. Dopodiché si stabilisce un percorso da seguire che va dalla consulenza legale gratuita a quella psicologica per poi, in caso di necessità, proseguire con agevolazioni dal punto di vista economico in caso di specifici requisiti. 

Il lavoro delle professioniste che assistono l’associazione, infatti, è prettamente volontario. «Ogni tanto riceviamo contributi molto piccoli che reinvestiamo in nuove attività. Quindi ospitiamo nella mia scuola e nelle scuole che partecipano ai nostri eventi dei testimonial che possano raccontare la loro storia di violenza. Come Filomena Lamberti, Flavia Rizza o Vincenzo Vetere, tutte persone che abbiamo ospitato per far arrivare ai ragazzi un messaggio diretto. Vogliamo che i ragazzi ricordino le espressioni di quelle persone. L’effetto è sorprendente perché tutti non solo continuano a mandare messaggi a questi ospiti, ma durante l’anno anche chi non è tra i miei alunni mi ferma per chiedermi consigli o notizie di qualche ospite e come può contattarlo. Avere di fronte chi racconti in maniera diretta la propria storia di violenza lascia un segno».

L’attività nelle scuole

La comunicazione, infatti, è un punto su cui Teresa Di Santo si batte quotidianamente. Utilizzare un linguaggio appropriato porta, spesso, ad appianare i contrasti e a creare sin da giovani la cultura del rispetto. 

«Abbiamo firmato un protocollo con un’associazione di mediatori familiari e mediatori scolastici proprio con l’intento di aiutare non solo i ragazzi, ma anche i genitori. Perché siamo convinti che noi siamo quello che assorbiamo dagli adulti. I bambini non sono che il riflesso del linguaggio usato dai genitori e dai compagni di scuola, insomma dalle persone con cui trascorrono più tempo. Quindi vogliamo partire proprio da una comunicazione diversa». 

Secondo la presidente dell’associazione Emily Abruzzo, infatti, parlare di violenza sulle donne o di bullismo non può essere relegato soltanto a delle giornate dedicate nel corso dell’anno. 

«Dobbiamo smettere di pensare che si possa parlare di violenza sulle donne solo il 25 novembre e di bullismo solo nel Safer Internet Day. Dobbiamo parlarne tutti i giorni, anche durante le ore curriculari. Anche gli insegnanti devono essere più attenti ad osservare e ad ascoltare perché a volte anche una parola sbagliata tra due ragazzi che sembra banale può essere l’inizio di qualcosa di più grave. Se il problema si risolve alla base i centri antiviolenza non hanno più ragione di esistere».

Il ruolo della politica

E per raggiungere questo obiettivo ambizioso un supporto può senz’altro giungere dalla politica. «Sicuramente – afferma Teresa Di Santo – gli interventi come il Codice Rosso e la legge sullo stalking sono importanti. Quindi la politica in questo senso può fare tanto. Però c’è un limite che è l’attuazione della legge: non sempre è così immediata da rendere efficace l’intervento legislativo al 100 per cento. Purtroppo la cronaca ci insegna che anche quando è stato attivato il Codice Rosso ci siamo trovati di fronte a dei femminicidi, quindi significa che c’è stato un problema. Quindi la politica può e dovrà continuare a fare molto perché la legge è il punto di partenza per poter operare».

Tuttavia, aggiunge, ancora più importante è il lavoro sul territorio: «Secondo me  è fondamentale che tante associazioni come la nostra operino sui territori, ma non come centri antiviolenza bensì facendo formazione e diffondendo delle buone pratiche di comportamento. Al centro antiviolenza si arriva perché c’è stato un corto circuito alla base di quei comportamenti. Quindi se riusciamo a operare alla base con le giovani generazioni facendo capire loro che è importante comunicare e rapportarsi in un certo modo, sono convinta che i centri antiviolenza avranno sempre meno utenti».

In questo solco si inseriscono interventi come quelli organizzati dall’Unavi come un progetto sull’educazione civica nelle scuole. «Far capire ai ragazzi che il rispetto delle regole può portare soltanto beneficio anche dal punto di vista della comunicazione e dei comportamenti».

Il futuro dell’associazione Emily Abruzzo

Insegnare il rispetto fin da giovani, quindi, partendo dai bambini fino a tutte le fasce di età. «Abbiamo fatto interventi anche nella scuola dell’infanzia. Ora vorremmo arrivare alle università. Per esempio instaurando delle tavole rotonde tra ragazzi. Anche nella mia scuola voglio che gli alunni siano protagonisti in certi incontri. Perché se si sentono importanti hanno potenzialità che non possiamo immaginare e quando gli adulti le colgono i ragazzi tirano fuori il meglio di sé anche dal lato emotivo. Se invece pensiamo che sono concentrati solo su smartphone e serie tv li demotiviamo e li spingiamo a imitare quello che guardano». 

Inoltre, la presidente Di Santo ci parla della possibilità di allargare le attività dell’associazione Emily Abruzzo anche in altre zone d’Italia. «Sarei felicissima se ci fossero in altre regioni persone interessate a questo tipo di attività e alla volontà di diffondere le buone pratiche anche in altri territori. Noi portiamo la nostra testimonianza anche tramite l’Unione nazionale Vittime. Ad esempio, recentemente c’è stato un incontro all’Isola d’Elba dove sono andata come rappresentante dell’Abruzzo per Unavi, ma anche come presidente dell’associazione Emily Abruzzo». E sulla possibilità di collaborazioni spiega: «Ci sono stati contatti, ma non è facile. Ci abbiamo messo 18 anni per arrivare a questo punto e non siamo ancora arrivati. Oramai Emily Abruzzo non la definisco più un’associazione, ma un progetto in continua evoluzione. Ci sono stati dei contatti con altre realtà di regioni diverse e spero che si possano concretizzare in futuro. Perché c’è sempre più bisogno di queste attività. Mi piacerebbe che quello che facciamo come associazione si diffondesse sempre più nelle scuole».

Il premio letterario Emily

Per diffondere il messaggio dell’associazione, un’iniziativa lanciata quest’anno è il premio letterario Emily-I mille volti della violenza. L’idea, spiega Teresa Di Santo,  nasce quasi per caso durante un incontro con Virginio Di Pierro (direttore artistico del premio), già curatore di altre manifestazioni letterarie.  Il premio Emily «vuole essere un ampliamento della nostra attività che, con lo strumento dei libri, faccia arrivare il nostro messaggio a tutti».

Requisito fondamentale per la partecipazione è che i libri raccontino, in qualsiasi forma, una storia di violenza. I testi devono essere in lingua italiana, ma la partecipazione è rivolta anche all’estero e, ricorda Di Santo, «nonostante il tema così specifico sono arrivati inaspettatamente 128 libri. Ci ha veramente sorpreso questa partecipazione. È la dimostrazione di quanto sia diffusa la violenza e la necessità di raccontarla. Spesso ci domandiamo perché tante persone hanno necessità di raccontare la violenza ed è perché, probabilmente, farlo ti libera da quel dolore. Quindi siamo contenti, se così fosse, di essere uno strumento per dare voce a tutte queste persone che ci hanno mandato i loro libri».

I vincitori della prima edizione

Alla finale sono arrivati i lavori di Alberto Pellai con “La vita accade” (Mondadori), Mirfet Piccolo con “Senzanome” (Persone editore) e Younis Tawfik con “La sponda oltre l’inferno” (Oligo Editore). Tra di loro sarà scelto il vincitore della prima edizione che, secondo la volontà degli organizzatori, è stata dedicata alla memoria di Ada D’Adamo, vincitrice del Premio Strega 2023.

Secondo il regolamento della manifestazione ci saranno 3 vincitori che riceveranno un premio in denaro (primo premio mille euro, secondo 500, terzo 250) oltre a una targa. Inoltre, ci sarà un premio speciale assegnato dalla giuria giovani formata da 7 ragazze, dal valore di mille euro dalla BCC della Valle del Trigno. 

I premiati

Grande affluenza di pubblico nella piazza di Cupello per la serata finale del premio, nonostante il caldo agostano e altri eventi concomitanti. «Oggi – afferma Teresa Di Santo – un evento culturale non è un polo d’attrazione. Abbiamo fatto un piccolo miracolo con questo premio letterario riportando tante persone a incuriosirsi al mondo della cultura. Soprattutto se tante persone partecipano a un premio letterario sulla violenza vuol dire che siamo riusciti a far emergere dell’emotività su un tema che oggi è particolarmente sentito».

La serata ha visto anche la sorpresa di un ex aequo al momento delle premiazioni. Alberto Pellai e Mirfet Piccolo, infatti, hanno ottenuto lo stesso punteggio dalla giuria classificandosi entrambi al primo posto. Inoltre, Alberto Pellai ha ricevuto il premio giovani assegnato all’unanimità. Nel corso della serata ogni libro della terzina finalista è stato accompagnato dalla presentazione dei giurati, con alcune domande agli autori, e dalla lettura di un brano tratto dal libro. Younis Tawfik, non presente alla cerimonia di premiazione, ha inviato un videomessaggio di saluti.

La giuria ha deciso anche di assegnare una menzione speciale agli allievi del liceo “Luca da Penne – Mario dei Fiori” di Penne e al libro “Farfalle senza ali” (Gemma Edizioni). La partecipazione delle scuole, infatti, è uno dei punti cardine per le prossime edizioni del premio Emily coinvolgendo allievi di ogni ordine e grado. 

Intanto, vista la grande partecipazione, si ragiona già sulla seconda edizione. «Ci stiamo pensando – spiega Teresa Di Santo – e vorremmo che il premio diventasse un premio nazionale itinerante.  Significa che o la semifinale o la finale vorremmo portarla in una città diversa da Cupello. Inoltre – conclude – il nostro obiettivo è portare il premio letterario nelle scuole quindi faremo una sezione dedicata solamente a loro». Non rimane quindi, che attendere il prossimo anno e i prossimi libri. 

Articolo aggiornato in data 23 Agosto 2023
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