Stradivari, sono davvero violini dal suono perfetto? Ecco la verità

Un esperimento, di cui il risultato è pubblicato su The Journal of the Acoustical Society of America, ha messo a confronto il suono di diversi violini e individuato la combinazione di qualità sonore che rende più gradevole il suono di uno Stradivari. Ce ne parla in un’intervista Carlo Andrea Rozzi, ricercatore dell'Istituto nanoscienze del Cnr (Cnr-Nano), che ha coordinato la ricerca

Quello del violino è, senza dubbio, uno dei suoni più inconfondibili. Tra tutti, però, ce n’è uno che è in tutto e per tutto unico. Si tratta del suono dello Stradivari. Questo violino prende il nome da Antonio Stradivari, liutaio italiano del ‘600, ritenuto il più famoso del mondo. Le sue creazioni, infatti, sono state utilizzate dai più grandi violinisti di tutti i tempi tra cui anche Niccolò Paganini. Ma cos’è che rende il suono di un violino preferibile a quello di un altro? E i violini di Stradivari hanno davvero un suono speciale e unico? 

Per cercare di rispondere a queste domande, una squadra multidisciplinare coordinata dal Cnr ha coinvolto 70 liutai in un esperimento di ascolto. L’obiettivo era quello di valutare le qualità sonore di quattro violini, tra cui uno Stradivari. I risultati, pubblicati su The Journal of the Acoustical Society of America, suggeriscono che a rendere lo Stradivari il suono preferito sia un particolare equilibrio nelle proprietà del timbro dello strumento. «La nostra ricerca – ci spiega in un’intervista Carlo Andrea Rozzi dell’Istituto nanoscienze del Cnr (Cnr-Nano) – era volta a chiarire sostanzialmente che cos’è un suono e come facciamo a dire che un suono è buono o che non lo è. Perché a questa semplice domanda in realtà non c’è una risposta univoca, né nella letteratura scientifica e neanche da parte dei musicisti, dei liutai ecc… quindi ci siamo rivolti allo studio del suono indipendentemente dal fatto che  venisse da uno Stradivari o da un altro violino».

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Violini storici della collezione del Museo del Violino Antonio Stradivari, sala “Scrigno dei tesori”. Credit: MdV_20©Cristian_Chiodelli_per_MdV

Stradivari, l’esperimento sul suono

I violini Stradivari sono riconosciuti in tutto il mondo come un’eccellenza nell’artigianato, un modello per i liutai e un miraggio per collezionisti e musicisti. Tuttavia, diverse ricerche mostrano come violinisti esperti, se bendati, sembrino preferire a questi strumenti dei violini moderni. L’esperimento ideato da Carlo Andrea Rozzi dell’Istituto nanoscienze del Cnr (Cnr-Nano), Alessandro Voltini della Scuola internazionale di liuteria “A. Stradivari” di Cremona, Fabio Antonacci del Politecnico di Milano, Massimo Nucci e Massimo Grassi del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova (UniPadova), aiuta a chiarire questo apparente paradosso.

In passato, ricorda Rozzi, ci sono stati anche altri esperimenti, realizzati da altri gruppi di lavoro, «in cui venivano paragonati violini antichi e moderni e si chiedeva agli ascoltatori di distinguere quale fosse il suono antico e quale quello moderno. Generalmente, se gli esperimenti sono fatti in doppio cieco non si riesce a capire. Perché i migliori violini della produzione moderna e questi violini antichi sono tutti percepiti come buoni strumenti. Quindi abbiamo fatto uno studio per determinare cosa ci dice se un violino è buono o no, indipendentemente dal fatto che sia antico o moderno». 

Nella ricerca comparata realizzata dal Cnr è stato scelto un campione di violini dalle differenti “reputazioni”. Da uno Stradivari, per poi passare a violini artigianali fino a uno strumento di fabbrica di qualità ben più bassa. «Poi, per la particolare scelta del campione che abbiamo fatto, è emerso che il violino Stradivari fosse effettivamente percepito come migliore e abbiamo cercato di stilare una ricerca che ne spiegasse il motivo».

Non tutti i violini sono uguali

Insomma, si può quindi affermare che il suono degli Stradivari sia davvero unico al mondo? A questo proposito, il ricercatore fa alcune precisazioni per evitare fraintendimenti. «Non tutti gli Stradivari sono uguali tra di loro – spiega -. Produrre un violino è un’attività artigianale e nell’arco dell’attività di uno stesso liutaio è naturale che i violini siano, in genere, diversi gli uni dagli altri. Stradivari ovviamente ha rivoluzionato il modo di costruire gli strumenti, quindi ha assunto un’importanza storica indipendentemente da come gli strumenti suonano adesso».  

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A questo punto, quindi, ci si chiede se sia possibile ad oggi ricreare un violino che sia, nel suono, quanto più vicino a quello di uno Stradivari. Secondo Rozzi si tratta di una possibilità reale. «Credo che nella miglior produzione dei liutai contemporanei ci siano già violini che sono all’altezza degli strumenti antichi. Dopodiché, teniamo anche conto che gli strumenti antichi sono stati modificati nel corso della storia. Non sono più esattamente come erano e il tipo di musica che si suona è diverso, quindi non bisognerebbe fare paragoni diretti». Inoltre, bisogna sempre considerare la componente storica. «Lo Stradivari è un oggetto che è parte della storia, dell’arte, dell’artigianato. È come chiedere se oggi è possibile trovare un pittore che faccia una Cappella Sistina come Michelangelo. Probabilmente sì, però questo non toglie certo valore alla Cappella Sistina».

Stradivari o Guarneri?

Tra i violini più pregiati lo Stradivari non è unico nella storia. È celebre, infatti, la “rivalità” con i violini Guarneri (che prendono il nome da Bartolomeo Guarneri, liutaio contemporaneo di Stradivari). Da sempre ci si chiede quale dei due esprima il suono migliore. «Effettivamente – ci dice Carlo Andrea Rozzi – guardando la tradizione si riporta una differenza timbrica fra i due strumenti. Poi migliore o peggiore qui non ha molto senso chiederselo perché sono strumenti che suonano in maniera diversa, quindi possono dare adito a possibilità espressive differenti. Però, sicuramente, hanno creato tifoserie tra chi preferisce l’uno o l’altro».

In futuro, quindi, sarà possibile che una nuova ricerca sul suono di questi due pregiati violini metta un punto definitivo alla questione? «Ci abbiamo pensato – conclude Rozzi – ma non avevamo dei campioni di Guarneri in questo esperimento che abbiamo fatto. Spero, però, che in futuro potremo farlo e magari applicare uno schema uguale per descrivere dettagliatamente in che cosa consistano le differenze timbriche tra i due strumenti».