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Raffaello, il gruppo di ricerca al lavoro sul dipinto Fornarina con lo scanner made in Italy

A tu per tu con i colori originali della tavolozza di Raffaello che, dopo il tocco magico del genio di Urbino, si sono trasformati nel celebre ritratto della Fornarina. Questi colori sono oggi nuovamente visibili nella loro originaria brillantezza e sfumatura grazie alla “foto” realizzata dall’avveniristico scanner XRF. Frutto di un progetto completamente italiano. Questo particolare strumento, unico al mondo, è stato realizzato dal team multidisciplinare composto dall’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università Roma Tre, dal Cnr e dalla società Ars Mensurae.

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Una collaborazione che ha preso il via circa tre anni fa grazie a fondi europei della regione Lazio e concretizzatisi nel progetto Mu.S.A. (Multichannel Scanner for Artworks). Obiettivo del progetto, mettere a punto uno scanner in grado di esaminare con precisione nanometrica le superfici delle opere d’arte per coglierne ogni minimo danno. Inoltre, è utile per spianare la strada al lavoro del restauratore e, contemporaneamente, per conoscere i segreti dei pigmenti utilizzati dagli artisti.

Raffaello, lo scanner in azione sul quadro della Fornarina
Lo scanner in azione sul quadro di Raffaello

La Fornarina di Raffaello cavia involontaria

Raffaello, lo scanner in azione a Palazzo Barberini

Le celeberrime fattezze della figlia del fornaio di Trastevere, forse amante di Raffaello, sono state il primo quadro a testare l’efficacia dei raggi X dello scanner XRF. Lo strumento ha effettuato, sotto la guida dei tecnici del team Mu.S.A., una scansione macro del ritratto restituendoci un’immagine inedita del quadro.

Oggi finalmente sappiamo quali siano gli elementi chimici alla base dei colori usati da Raffaello. E siamo anche in grado di comprendere come li abbia applicati. Questo primo esperimento ha testato la piena efficienza dello scanner che ora potrà essere impiegato anche su altre opere d’arte. E’ stato svolto presso Palazzo Barberini.  

«Fisica e chimica dei materiali sono i campi di ricerca alla base della costruzione dell’apparecchio – spiega Paolo Branchini, fisico dell’Infn dell’Università Roma Tre -. Lo strumento che abbiamo realizzato costituisce uno dei più brillanti esempi di come una tecnologia d’avanguardia, sviluppata inizialmente per la ricerca in fisica fondamentale, abbia trovato applicazione in ambiti molto diversi. Abbiamo infatti portato un contributo sostanziale nello studio e nella conservazione dei beni culturali. Inoltre la portabilità dell’innovativo strumento sviluppato lo rende particolarmente indicato per esaminare anche opere di grandi dimensioni».

La ricerca che crea lavoro 

Partner fondamentale di questa iniziativa è la società privata Ars Mensurae. Che è presente sul mercato delle misure scientifiche sui beni culturali da oltre quindici anni. Grazie ai positivi risultati raggiunti dal nuovo scanner sul dipinto di Raffaello si aprono ora concrete ricadute occupazionali, come spiega Stefano Ridolfi, fisico e responsabile di Ars Mensurae: «Questo sistema è intrinsecamente multidisciplinare, perché il risultato stesso che ha prodotto ha avuto necessità di competenze chimiche, fisiche, storico-artistiche».

«Dal punto di vista commerciale, potrà essere venduto uno strumento così? Assolutamente sì. Siamo oggi in grado di dare un prodotto che nessun altro al mondo ha e che potrà trovare concreto utilizzo nella conservazione dei beni culturali. Il nostro macchinario nasce infatti specificamente per l’applicazione e non per la ricerca astratta. L’integrazione tra università e privato, ossia Ars Mensurae, con il finanziamento di Lazioinnova, ha permesso di mettere in piedi un sistema che funziona tutto Made in Italy».

La sola fase sperimentale appena conclusa e avviata a gennaio ha consentito, da subito, di offrire impiego a giovani neolaureati. «Abbiamo avviato due contratti per due anni con neolaureati in Scienze applicate ai beni culturali, che hanno lavorato e lavoreranno sul dipinto di Raffaello», aggiunge Luca Tortora, docente di chimica del Dipartimento di scienze di Roma Tre e membro del team di ricerca.

Dopo l’accurato esame la Fornarina di Raffaello è tornata a Palazzo Barberini dove si trovava dal 1642. Anno in cui il quadro venne acquistato dalla nobile famiglia romana.

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