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Pangiallo, primo piano del dolce romano

Dimenticate per un attimo, carciofi, supplì, porchetta e abbacchio scottadito. Anche Roma e i romani hanno un dolce tipico di Natale: il suo nome è Pangiallo. E ha una tradizione millenaria.  

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Il Pangiallo, infatti, risale all’epoca imperiale. Traduzione: è nato praticamente 2000 anni fa. La sua storia, dunque, è antica quanto Roma. Veniva regalato in occasione dei Saturnali (festività in onore del dio Saturno che si svolgeva verso metà dicembre) come segno di buon auspicio, per augurare di superare i mesi invernali e di rivedere il sole della primavera e dell’estate.

Pangiallo, dolce tipico del Natale con vista su San Pietro

Le origini del Pangiallo

Originariamente era un dolce a base di miele. Adesso il Pangiallo contiene anche altri ingredienti e più varianti. Basti pensare che nel “De re coquinaria“, una raccolta di ricette del I secolo scritta da Marco Gavio Apicio, si legge: «Mescola nel miele pepato del vino puro, uva passita e della ruta. Unisci a questi ingredienti pinoli, noci e farina d’orzo. Aggiungi le noci raccolte nella città di Avella, tostate e sminuzzate, poi servi in tavola».

Pangiallo intero con sfondo sul fiume Tevere di Roma

La forma del Piangiallo è tonda (come una pagnotta), il colore esterno tende al giallo. Infatti, ricorda un sole. Per tanti anni è stato un vanto delle pasticcerie e dei forni della Capitale, ma la tradizione si è un po’ persa considerando il successo commerciale dei panettoni e dei pandori. La tradizione del Pangiallo è rimasta più solida in periferia, soprattutto nella zona dei Castelli Romani. 

Tradizionalmente il Pangiallo veniva ottenuto dall’impasto di frutta secca, miele e cedro candito, il quale veniva in seguito sottoposto a cottura e ricoperto da uno strato di pastella d’uovo. Ma esistono tantissime varianti sia all’interno del Lazio (è famoso quello di Viterbo) che fuori dai confini regionali. Il Pangiallo è diverso dal Panpepato sia nella forma che nel colore.      

Dove comprarlo 

Non mancano comunque dei posti a Roma che, a distanza di secoli, vendono questo dolce tipico del Natale. Ecco alcuni indirizzi dove trovate il Pangiallo: 

  • Castroni – Via Cola di Rienzo, 196/198 (zona Prati)
  • Pasticceria Valzani –  Via del Moro, 37a/b (zona Trastevere)   
  • Antico Forno Roscioli – Via dei Chiavari, 34 (zona Campo de’ Fiori)   
  • Biscottificio Artigiano Innocenti – Via della Luce, 21 (zona Trastevere)
  • Forno Pasticceria Colapicchioni – Via Tacito 76-78 (zona Prati)

Gli ingredienti da avere per farlo a casa 

Il dolce romano si può fare anche a casa, la ricetta è considerata semplice nei vari siti e blog che si occupano di cucina. Ecco gli ingredienti per il Pangiallo: 

  • 200 gr di mandorle pelate
  • 200 gr di noci
  • 200 gr di nocciole pelate
  • 100 gr di pinoli
  • 100 gr di canditi
  • 300 gr di uva passa
  • 200 gr di farina 00
  • 200 gr di miele
  • 150 gr di cioccolato
  • 1 scorza di arancia e di un limone grattugiata

Ecco gli ingredienti per la glassa:  

  • 2 cucchiai di farina 00
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • zafferano qb

La ricetta del Pangiallo

Riscaldare il miele in una pentola e quindi renderlo liquido. Aggiungendo la buccia grattugiata di limone e miele. Mettete a bagno l’uvetta per circa mezz’ora. Tritate grossolanamente la frutta secca e unitela in una ciotola insieme ai canditi, all’uvetta strizzata e al cioccolato tritato. Aggiungere il miele fuso e mescolare. Poi unite la farina poco a poco e mescolate bene fino a quando il composto non diventa compatto.

Con le mani infarinate formate quattro pani e metteteli su una teglia a riposare per un paio d’ore.Preparate la glassa mettendo la farina, l’olio e lo zafferano (dei pistilli) sciolti in un po’ d’acqua in un pentolino a scaldare. Aggiungere altra acqua per formare una pastella fluida con la quale spennellare l’impasto. Infornate a 180 ° per 40 minuti finché non si sarà formata una specie di crosticina. 

 

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