Vaccino antinfluenzale 2026-2027: 1 persona su 3 si immunizzerà

L'Osservatorio IQVIA stima fino a 14 milioni di casi di virus respiratori per la prossima stagione, ma solo un italiano su tre ha intenzione di vaccinarsi

Il vaccino antinfluenzale 2026-2027 rappresenta lo scudo principale contro la prossima ondata di virus respiratori. Le stime ufficiali, infatti, indicano un autunno critico con i contagi che sfioreranno i 14 milioni. Eppure l’adesione crolla con le stime che prevedono che meno di un cittadino su tre preveda di immunizzarsi. Dati che delineano uno scenario complesso per la sanità pubblica.

Stime sui virus respiratori e calo delle coperture

I numeri dell’Osservatorio Salute IQVIA descrivono una flessione evidente. Nell’ultimo anno appena il 20 per cento degli italiani ha scelto la profilassi. Un calo netto rispetto al 2021. Resiste la fascia degli over 60, con la copertura che raggiunge il 38 per cento. I pazienti anziani si affidano storicamente al medico di medicina generale. I giovani, invece, preferiscono percorsi alternativi: per il 17 per cento degli under 35 la farmacia costituisce il presidio primario per l’immunizzazione.

Tuttavia, le previsioni per i mesi freddi richiedono la massima allerta organizzativa. «Dopo una stagione, quella passata, che ha superato i 15 milioni di casi, anche per il 2026-2027 ci attendiamo una circolazione sostenuta di virus respiratori, influenza, ma anche RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus, con una stima nell’ordine dei 12-14 milioni di casi complessivi», ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario Aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano.

I segnali in arrivo dall’emisfero australe non lasciano spazio a dubbi. Il ceppo A/H3N2 domina la scena infettiva. L’immunizzazione riduce drasticamente l’impatto clinico sui pazienti fragili. Evita il collasso delle strutture ospedaliere. «Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi», ha spiegato Pregliasco. Il medico introduce una specifica essenziale: «Il valore del vaccino sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili».

Sintomi, autodiagnosi e fasce d’età

La mappa clinica dei sintomi colpisce duramente le vie aeree e il sistema sistemico. Il raffreddore interessa l’83 per cento dei contagiati. Seguono la tosse (72 per cento), i dolori muscolari diffusi (62 per cento) e il mal di testa (56 per cento). La febbre oltre i 38 gradi si manifesta nel 46 per cento dei casi. I disturbi gastrointestinali colpiscono il 27 per cento dei malati. La durata media dell’infezione si assesta sui sei giorni.

I quadri sintomatologici mutano in base all’età. Gli under 35 accusano maggiormente febbre alta e problemi gastrici. Gli anziani presentano dinamiche dissimili. «Negli anziani, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno pronta: per questo la soglia di attenzione deve essere più alta e vanno osservati altri segnali, come la confusione mentale, l’aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e un peggioramento generale delle condizioni», ha avvertito l’esperto.

Gestione terapeutica e ruolo delle farmacie

Oltre la metà dei cittadini, pari al 51 per cento, affronta i malanni stagionali in totale autonomia  usando farmaci da banco o chiedendo consiglio al farmacista di fiducia. Il restante 49 per cento richiede un parere medico. Il Pronto Soccorso assorbe appena il 9 per cento degli accessi.

La gestione autonoma, però, necessita di profonda consapevolezza. «I farmaci di automedicazione servono ad attenuare i sintomi, non ad azzerarli: è come abbassare il volume di una radio, che continua comunque a funzionare», ha chiarito il virologo. La lotta all’antibiotico-resistenza passa dalla corretta divulgazione. «L’antibiotico va assunto solo su indicazione del medico e in presenza di una sovrainfezione batterica: usarlo impropriamente non aiuta contro i virus e favorisce l’antibiotico-resistenza».

La somministrazione del vaccino antinfluenzale 2026-2027 affronta l’ostacolo della stanchezza post-pandemica. «Dopo la pandemia una parte dell’attenzione verso la prevenzione si è progressivamente ridotta e si osserva una certa stanchezza, particolarmente evidente sul fronte vaccinale», ha notato Pregliasco. L’alfabetizzazione sanitaria rimane l’unica via percorribile. «Un cittadino più informato contribuisce anche alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».

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