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Terapia intensiva, un dispositivo made in Italy sta salvando vite nel mondo

Dietro a ECMOlife c'è un lavoro enorme durato 3 anni e mezzo prima del lancio sul mercato, avvenuto lo scorso luglio. Mentre la presentazione in anteprima agli esperti di tutto il mondo è avvenuta nel 2019, in occasione del Congresso Europeo di Cardiochirurgia (EACTS)

Terapia intensiva, ecco lo strumento italiano che salva vite umane

Si chiama ECMOlife. E’ made in Italy dalla testa alle… rotelle. Caratteristiche? Piccolo e trasportabile. E ha una qualità speciale: sa sostituire temporaneamente la funzione del cuore e dei polmoni. Traduzione: nei reparti di terapia intensiva può fare la differenza quando viene chiamato in causa.

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Non a caso questa tecnologia salvavita è già a disposizione di diversi ospedali italiani, ma anche all’estero. ECMOlife, infatti, è presente in strutture di Spagna, Francia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Croazia, Ungheria, Svizzera, Albania, Turchia, Kuwait e Myanmar. Le ondate di Covid, che hanno messo sotto pressione i reparti di terapia intensiva, hanno accelerato il successo del device messo a punto da Eurosets, azienda con sede a Medolla, in provincia di Modena.

Terapia intensiva e l’aiuto di ECMOlife 

Il dispositivo made in Italy nei reparti di terapia intensiva si usa come ultima spiaggia nei  pazienti intubati e connessi al ventilatore meccanico che non trovano nessun giovamento. Di recente un giovane paziente Covid, in Spagna, è riuscito a superare una situazione critica tramite il device che batte bandiera tricolore.

Terapia intensiva, l'ad Petralia con il macchinario salvavita
L’ad Antonio Petralia

«Grazie alle nostre tecnologie ECMO, ed ora anche ad ECMOlife, è possibile aumentare le probabilità di guarigione. E di ridurre le percentuali di mortalità per Covid-19. ECMOlife è infatti in grado di supportare i pazienti colpiti dal Covid-19 che versano in condizioni critiche. Motivo per cui le richieste per questa tipologia di dispositivi risultano tutt’oggi ancora elevate», dice Antonio Petralia, vicepresidente e amministratore delegato di Eurosets.

Ancora: «Il dispositivo viene utilizzato nei pazienti ricoverati in terapia intensiva con gravi patologie a livello cardiaco e/o polmonare che non trovano giovamento dalla terapia farmacologia o ventilazione polmonare. Pertanto la sopravvivenza è variabile e può variare dal 30% al 60%. Al momento il caso più lungo di assistenza continuativa mediante ossigenazione extracorporea ha avuto una durata complessiva di 43 giorni».

Il lancio sul mercato e il team di lavoro 

Dietro a ECMOlife c’è un lavoro enorme durato 3 anni e mezzo prima del lancio sul mercato, avvenuto lo scorso luglio. Mentre la presentazione in anteprima agli esperti di tutto il mondo è avvenuta nel 2019, in occasione del Congresso Europeo di Cardiochirurgia (EACTS).

«Il team che ha seguito questo progetto è stato il team R&D (research&development, ricerca&sviluppo), composto da 10 persone, 5 delle quali si sono dedicate completamente ad ECMOLife, supportato dal team marketing. Inoltre hanno collaborato uno studio di ingegneria bolognese per la realizzazione delle parti hardware e software, l’Università di Bologna, il Politecnico di Milano e l’Università dell’Aquila».

Non solo in terapia intensiva 

Attualmente il dispositivo di Eurosets è utilizzato per curare sia casi Covid che non. Infatti, viene impiegato in cardiochirurgia, emodinamica, in terapia intensiva, nel trattamento di pazienti Covid critici, nel caso di shock cardiogeno post intervento cardiochirurgico, per contrastare crisi respiratorie o come supporto nei trapianti polmonari e cardiaci. Essendo piccolo e trasportabile può entrare in azione anche sulle ambulanze e (dal prossimo anno)  sugli aeromobili.

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