lunedì 24 Giugno 2024

Problemi cardiovascolari, le donne sono più a rischio degli uomini

Una diversa sintomatologia, diversi tempi di insorgenza e, spesso, una scarsa prevenzione fanno sì che le donne corrano più rischi dovuti a patologie cardiovascolari degli uomini

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Esiste un problema di genere anche quando si parla di malattie cardiovascolari. Come evidenziato nel corso della conferenza per la giornata internazionale della cardiologia di genere, i problemi cardiovascolari vedono le donne come soggetti a rischio forse anche più degli uomini. 

Alla conferenza stampa organizzata presso la Camera dei Deputati hanno partecipato l’On. Marcello Gemmato, sottosegretario al ministero della Salute, l’On. Marta Schifone, componente della XII Commissione Affari Sociali alla Camera, il professor Domenico Gabrielli, presidente della Fondazione per il Tuo Cuore e direttore del reparto di cardiologia all’ospedale San Camillo di Roma, il professor Fabrizio Oliva, presidente Anmco e il professor Furio Colivicchi, vice presidente della Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche (Fism). 

Problemi cardiovascolari, più importanza alla prevenzione

Quando si parla di problemi cardiovascolari e non solo, sottolinea il sottosegretario Gemmato, bisogna considerare che in Italia «su 136 miliardi, il 5 per cento lo spendiamo per la prevenzione e il 95 per cento per la cura».

Si tratta, afferma, di «un dato che fa riflettere. Oggi abbiamo una sproporzione della cura rispetto alla prevenzione. È un tema di sostenibilità del nostro sistema sanitario nazionale pubblico. Con la popolazione che invecchia sempre di più, avremo sempre più bisogno di cure e quindi di maggiori risorse».

L’unica via di uscita perché il sistema sia sostenibile è cercare di impedire il verificarsi delle problematiche. Un risultato da conseguire con un’attenta strategia di prevenzione. 

«Gli screening di massa, rispetto a patologie che possono essere predette per tempo e quindi non conclamate, avendo un miglioramento della qualità della vita che è l’obiettivo dell’azione del ministero della Salute. Questo ha come effetto correlato rilevante l’aumento delle performance del sistema sanitario e quindi una riduzione dei costi. Un paziente che cronicizza o un paziente che ha un acuto e si ricovera ha un costo per il sistema sanitario nazionale pubblico elevatissimo. Un ricovero, infatti, può costare fra i 1500 e i 2mila euro al giorno. Se riuscissimo a non far conclamare tutta una serie di patologie potremmo curare meglio gli italiani e avere come effetto correlato diretto un risparmio per le casse dello Stato». 

Diversi tempi di insorgenza e sintomi 

Oltre alla prevenzione in ambito sanitario non bisognano dimenticare le differenze che hanno determinate patologie e, in questo caso, i problemi cardiovascolari, come tempi di insorgenza e sintomi a seconda che si parli di uomini o donne. 

Come ricorda il professor Oliva, presidente Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) «c’è un problema di genere anche quando si parla di malattie cardiovascolari. È un qualcosa sia di fisiopatologico, che porta a degli approcci diversi nell’ambito delle patologie cardiovascolari e anche delle conseguenze dei trattamenti cardiovascolari, ma ci sono anche degli impatti dal punto di vista socio economico e culturale che continuiamo a trascinarci in questo ambito».

Le principali differenze, ci spiega il professor Gabrielli, «nascono da fattori anatomici legati alla differenza fra cuore femminile e cuore maschile che condizionano, in alcune situazioni, la fisiopatologia e l’evoluzione delle malattie. Dall’altra le differenze legate al costrutto sociale che fa sì che le donne, occupandosi di tante cose, spesso tengano da parte la propria salute. Inoltre, ultimo ma non ultimo, viene concepito il rischio cardiovascolare soprattutto come rischio di cardiopatie ischemiche e viene falsamente accettata l’idea che la donna, a prescindere dall’età, sia meno esposta al rischio cardiovascolare rispetto all’uomo». 

Problemi cardiovascolari: sintomi sottostimati

Una considerazione, purtroppo, errata. Infatti, prosegue il professor Gabrielli, il basso rischio di problemi cardiovascolari nelle donne «se può essere vero nella fase della fertilità non è più vero in seguito. Anzi, le donne dopo la menopausa scontano un rischio cardiovascolare paradossalmente più alto di quello del genere maschile. Poi, a volte, sono diversi i meccanismi che portano alla malattia. Per esempio, nelle donne in età fertile l’infarto, quando c’è,  – è spesso – dovuto a una malattia dei vasi più piccoli che non possono essere angioplasticati oppure a una dissezione delle coronarie che è quasi tipica del genere femminile».

Bisogna dire quindi «che alcune malattie, nella donna si possono presentare con sintomi diversi da quelli classici dell’uomo e quindi alle volte sono sottodiagnosticati per questo motivo. Un ultimo grave problema è legato al fatto che alle donne spesso viene meno proposto l’approfondimento diagnostico e l’eventuale terapia». 

I benefici della dieta mediterranea

Come detto, quindi, il primo passo per impedire l’insorgenza di problemi cardiovascolari è la prevenzione che deve partire sin da giovani. Proprio questi ultimi devono essere informati su come comportamenti adeguati possano evitare l’insorgere di problematiche legate alle salute. 

È fondamentale, sottolinea l’On. Gemmato «che i giovani seguano determinate pratiche che ci vengono tramandate dai nostri nonni. La popolazione italiana è una tra le più longeve al mondo. Lo è essenzialmente per la dieta mediterranea, l’unicum che ci distingue dalle altre popolazioni. Perché immagino che Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, popolazioni europee vicine che hanno aspettative di vita inferiori a quelle italiane, sostanzialmente abbiano possibilità di accesso alle cure e alla farmacologia uguali a quelle italiane».

Per questo, conclude, «dobbiamo fare in modo che sin da giovani i ragazzi si abituino a quegli stili di vita che abbiamo assorbito. Dall’olio di oliva ricco di polifenoli, alle proteine derivanti dai legumi, tutta una serie di fattispecie che ci portano ad essere diversi dalla dieta americana che invece è molto ricca di grassi polinsaturi e carni grasse. Quindi abituare i giovani a non appiattirsi sul food americano, ma pensare alla nostra specificità che in sé ha intrinseca un concetto di prevenzione». 

Articolo aggiornato in data 13 Dicembre 2023
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