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Solo un italiano su due afferma di fare qualcosa per la prevenzione cardiovascolare tra alimentazione (50 per cento), movimento e attività fisica (39 per cento). In Italia, infatti, il 54 per cento delle persone si ritiene non a rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, queste rappresentano la prima causa di morte sia in Italia (30, 8 per cento) che in Europa. Nel continente le problematichecardiovascolari pesano per il 32 per cento, seguite da quelle oncologiche (22 per cento).
Questi dati hanno introdotto il progetto di prevenzione cardiovascolare CVrisk-it presentato in una conferenza alla Camera dei Deputati. All’incontro, moderato dal giornalista Gerardo D’Amico, hanno partecipato l’On. Ilenia Malavasi della commissione Affari sociali della Camera, il Prof. Lorenzo Menicanti, presidente Rete Cardiologica IRCCS e il dott. Antonio Gaudioso, consigliere di amministrazione Edra.
Indice
Prevenzione cardiovascolare, il progetto CVrisk-it
Si tratta di un’importante iniziativa sul tema delle malattie cardiache nel nostro Paese. Il progetto prevede l’arruolamento di 30mila cittadini sani di età compresa tra 40 e 80 anni, senza precedenti di cardiovascular disease (Cvd) o diabete di tipo 2. Questo primo campione sarà sottoposto a valutazioni a 12 mesi in base ai più avanzati modelli di predizione del rischio cardiovascolare.
I soggetti ai quali sarà diagnosticato un rischio “molto alto” saranno sottoposti al trattamento raccomandato dalle linee guida. Gli altri, invece, con rischio “da basso a moderato” o “alto”, saranno randomicamente avviati ai tre nuovi approcci metodologici. In seguito, riceveranno informazioni specifiche e consulenze personalizzate su come condurre uno stile di vita sano, basate sul profilo di rischio cardiovascolare stimato. Il progetto sarà interamente realizzato dalla Rete Cardiologica IRCCS. L’obiettivo finale è ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari.
Una nuova frontiera nella prevenzione
«Questo progetto – spiega l’On. Malavasi – ha un obiettivo importante ma anche molto innovativo nel suo approccio. Si prefigge di analizzare i potenziali rischi delle persone che hanno delle patologie cardiovascolari. Oggi sono le principali patologie che portano alla morte nel nostro Paese e il tasso maggiore che abbiamo in Italia come in Europa. L’idea di fare uno studio che non solo investe sull’importanza della prevenzione, ma che analizza i rischi che sono precedenti, credo che sia molto innovativo. Stiamo sfondando una frontiera nuova nel nostro Paese, quella della medicina predittiva: analizzare i rischi che ha una persona per capire quali possono essere le patologie che incontrerà nella sua vita».
Inoltre, aggiunge il professor Menicanti, il progetto CVrisk-it punta a migliorare le pratiche di prevenzione delle patologie cardiovascolari grazie alla «profilazione accurata di ciascun individuo in modo tale che questo si senta responsabile verso se stesso e verso lo studio a cui decide di partecipare per l’andamento e per il controllo dei fattori di rischio. Quindi il nostro scopo è abbassare in ciascun individuo il suo livello di rischio modificando i fattori dannosi che sono modificabili».

L’appello alla partecipazione
Affinché si ottengano risultati soddisfacenti, però, serve una grande partecipazione al progetto. «Per il Parlamento – ricorda l’On. Malavasi – è stata una scelta importante mettere 20 milioni per fare uno studio di questo tipo. Una scelta preziosa, non scontata, ma che vuole investire su uno studio che ci permetta di salvare delle vite. Quindi l’appello che posso fare è di aderire a questo studio. Abbiamo bisogno che i pazienti, i cittadini, siano al nostro fianco insieme alla rete cardiologica degli Irccs. È davvero uno studio innovativo e quindi mi appello agli uomini e le donne del nostro Paese affinché si affidino alla ricerca per aiutarci ad avere dei casi clinici studiati per migliorare le condizioni di vita di tutti e di tutte».
«Credo che la cosa importante – aggiunge il prof. Menicanti – sia che ciascuno di noi si senta in qualche modo responsabile del suo stato di salute per la comunità. Abbiamo una doppia responsabilità: quella di cercare di “stare bene” per noi stessi, ma soprattutto per la comunità. Così facendo, quello che viene impiegato in termini di risorse nel sistema sanitario nazionale può essere dedicato anche ad altre attività».
«Questa – conclude Antonio Gaudioso – è una grandissima opportunità perché vengono coinvolte più di 30mila persone e per i cittadini può essere un’occasione non solo per prendersi cura della propria salute in termini di prevenzione a lungo termine, ma anche di dare un contributo a tutte le persone della nostra comunità che avranno beneficio da questo importantissimo studio. Quindi aderite, contribuite e fate un piacere a voi e alla vostra comunità».
