Per combattere l’obesità infantile non bastano più solo dieta e movimento. Serve agire direttamente su cervello, abitudini e funzioni cognitive. Questo approccio riequilibra i meccanismi naturali di fame, sazietà e consumo energetico.
Lo dimostra chiaramente il nuovo progetto Resilient dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Intervenire tra i 6 e gli 11 anni sfrutta, infatti, la massima plasticità cerebrale. Questa azione tempestiva corregge le vie neurali del metabolismo in modo duraturo. In molti casi il risultato positivo diventa definitivo.
La nuova strategia contro l’obesità infantile
In Italia quasi un bambino su tre soffre di eccesso di peso. I dati recenti dell’Istituto Superiore di Sanità confermano l’emergenza pubblica. Il 19 per cento dei bambini è in sovrappeso, mentre il 10,7 per cento risulta obeso. Un ulteriore 2,1 per cento presenta una forma grave.
L’ospedale Bambino Gesù registra ogni anno migliaia di accessi specifici per l’obesità infantile. Per affrontare questa priorità, l’Unione Europea ha finanziato il progetto di ricerca Resilient con fondi PNRR. L’ospedale Bambino Gesù coordina lo studio. Collaborano attivamente il CNR di Pisa e l’Ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, mentre un team multidisciplinare segue i pazienti passo dopo passo.
Il ruolo chiave della plasticità cerebrale
I medici hanno coinvolto nello studio 120 bambini, tutti con un’età compresa tra i 6 e gli 11 anni. A coordinare la ricerca le dottoresse Melania Manco e Deny Menghini. A questa età il cervello controlla processi metabolici fondamentali ed è ancora estremamente plastico. Gli specialisti non valutano esclusivamente il peso corporeo. L’eccesso di chili causa spesso disturbi del sonno e difficoltà emotive. Provoca inoltre alterazioni della memoria e riduce la funzionalità muscolare.
«L’obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive – spiega la dottoressa Deny Menghini -. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano».
«Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica – aggiunge la dottoressa Melania Manco -. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo».
Modificare lo stile di vita, quindi, ripristina il fisiologico controllo del metabolismo.
I risultati: mente e corpo lavorano insieme
Il percorso terapeutico dura cinque mesi e coinvolge fortemente i genitori. Nelle prime otto settimane, i bambini partecipano a incontri online mirati. Dialogano con nutrizionisti, psicologi e professionisti del movimento fisico. Un gruppo specifico esegue anche un training cognitivo al computer. Questi esercizi adattivi potenziano l’attenzione e la memoria dei piccoli pazienti. Questo lavoro supplementare favorisce un riposo migliore e una maggiore serenità.
I risultati dello studio confermano il successo generale del programma. I pazienti migliorano peso, massa muscolare, sonno e aspetti comportamentali. Questo metodo multidisciplinare contrasta l’obesità infantile alla radice. Gli strumenti digitali rendono infine il modello facilmente replicabile su larga scala.
