sabato 24 Febbraio 2024

Liste di attesa, per alcuni interventi si aspetta anche due anni

Una sanità in grande affanno da Nord a Sud del Paese. È questo il riscontro del monitoraggio sui tempi erogazione delle prestazioni realizzato da Federconsumatori. Un’analisi complicata, anche dal punto di vista del reperimento dei dati

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Prenotare un intervento sanitario nel pubblico può significare dover attendere molto tempo. Come per una protesi all’anca che può richiedere fino ad oltre due anni di attesa. Questo esempio è la fotografia di una sanità che, per quanto riguarda le liste di attesa, registra un forte affanno da Nord a Sud del Paese. E le difficoltà nei tempi di erogazione delle prestazioni si registrano anche nelle modalità di rilevamento dei dati. 

Tutto questo emerge dal rapporto di Federconsumatori “La salute non può attendere”. Si tratta di un monitoraggio nazionale sulle liste di attesa nelle singole regioni realizzato in collaborazione con Fondazione Isscon e con il contributo della CGIL. L’analisi è stata presentata durante una conferenza alla Camera dei Deputati. Hanno partecipato il presidente di Federconsumatori-Aps, Michele Carrus, la segretaria nazionale Cgil, Daniela Barbaresi, la responsabile del dipartimento Salute Federconsumatori-Aps, Domenica Iannello, l’assessore alla Sanità della Regione Toscana, Simone Bezzini e il coordinatore dell’arresto stato sociale Cgil nazionale, Cristiano Zagatti.

Liste di attesa, tempi incompatibili col bisogno di salute

Come spiega Michele Carrus, spesso «i tempi di attesa sono incompatibili con i bisogni di salute e questo comporta anche una serie di disservizi tra cui la mobilità passiva e “il prestazionificio” privato per l’utenza che può permetterselo».

Analizzando il report sulle liste di attesa si vede come servano ben 426 giorni per una visita cardiologica all’Ospedale di Cuggiano, mentre si sale a 677 per poter effettuare una prima visita oculistica nel Presidio ospedaliero Lombardo di Legnano. Per una ecodoppler cardiaca ci vogliono anche 735 giorni all’Ospedale di Magenta, mentre per una ecografia all’addome in classe B nel presidio ospedaliero di Milazzo l’attesa è di 545 giorni. E a Roma, all’Ospedale Pertini si può aspettare più di due anni (753 giorni) per un intervento di protesi all’anca.

Inoltre, sottolinea il presidente Federconsumatori-Aps, «abbiamo grandissima difficoltà a reperire i dati. E i dati sono molto importanti perché per programmare degli interventi, porre rimedio a una situazione grave, bisogna conoscerli. Devono essere accessibili e purtroppo così non è». 

Attualmente, aggiunge Carrus, «non c’è un sistema di rilevazione omogeneo e questo incide moltissimo sulla qualità delle risposte». E sui tempi delle liste di attesa afferma: «Per più della metà delle prestazioni previste registriamo ovunque, diffusamente, una situazione allarmante con centinaia di giorni per avere delle prestazioni anche definite come brevi o urgenti, che non sono un dato neutrale. Perché discrimina pesantemente i cittadini tra chi si può permettere delle cure, magari private e a pagamento, e chi non può. E questa discriminazione non è soltanto sociale, è anche territoriale perché colpisce più duro nelle realtà più deboli del Paese».

Le difficoltà del Sistema Sanitario Nazionale

Queste tempistiche sulle liste di attesa, afferma Daniela Barbaresi, rappresentano «la certificazione delle difficoltà in cui si trova il Servizio Sanitario Nazionale dopo tanti anni di mancate risorse, tagli e difficoltà. Anche la legge di bilancio, purtroppo, si è tradotta in tagli. L’incremento è solo apparente, ma in realtà significa un taglio pesante al Servizio Sanitario Nazionale. Per cui noi abbiamo bisogno di fare due cose. Innanzitutto garantire un adeguato finanziamento al SSN e, se vogliamo aggredire il problema delle liste di attesa, bisogna lavorare sul fronte dell’effettiva presa in carico del bisogno delle persone». 

Per raggiungere questi risultati, aggiunge, servono investimenti. Bisogna «investire in quell’equilibrio tra prevenzione, assistenza ospedaliera e assistenza territoriale. A partire dal dare piena attuazione, per esempio, a tutta la progettualità prevista dal PNRR che serviva proprio per garantire la realizzazione dell’assistenza territoriale che in molte parti di questo Paese non esiste. Parte da lì, anche, la possibilità di dare e di costruire percorsi di appropriatezza. Oggi, invece, ci misuriamo con difficoltà e disuguaglianze tra persone e territori. E i numeri delle liste di attesa ci confermano quel dato. Persone che si trovano o a pagare di tasca propria prestazioni sanitarie o a rinunciare a curarsi. Una cosa che accade a troppi ed è un dato assolutamente inaccettabile».

liste di attesa, presentazione del monitoraggio nazionale federconsumatori
Un momento della presentazione del monitoraggio nazionale sulle liste di attesa realizzato da Federconsumatori-Aps

Articolo aggiornato in data 8 Febbraio 2024
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