Istituto Besta, una ricerca svela i vantaggi del lavoro a maglia

Si tratta di un progetto realizzato con la onlus Gomitolorosa che mira a studiare quanto l’attività di knitting (lavoro a maglia e uncinetto) possa giovare al nostro cervello

Chi avrebbe mai detto che sferruzzare a maglia è un’attività che provoca benefici alla salute? Se prima questo poteva essere una semplice affermazione di qualche appassionato del lavoro a maglia, ora è tutto certificato. La onlus Gomitolorosa, infatti, ha promosso uno studio che ha coinvolto neurologi, neurofisiologi e psicologi dell’Istituto Besta di Milano.

Grazie alla ricerca dal titolo “Correlati Neurologici del lavoro a maglia”, l’Associazione Gomitolorosa Onlus vuole approfondire i meccanismi sottesi ai numerosi benefici segnalati per la salute mentale, l’attenzione e il benessere derivanti dall’attività di knitting (lavoro a maglia e uncinetto). Per questo gli specialisti della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, stanno sottoponendo volontarie e volontari a Magneto/Elettroencefalogramma (M/EEG). Si tratta di una metodica non invasiva usata per registrare l’attività magnetica e elettrica cerebrale prima e dopo il lavoro a maglia. Il progetto si svolge in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Reading nel Regno Unito.

Istituto Besta, i responsabili dello studio
Da sinistra: la dottoressa Muscio, il dottor Rossi e il dottor Tiraboschi, responsabili dello studio (foto Ufficio Stampa IRCCS Carlo Besta Milano)

Istituto Besta, gli obiettivi dello studio

L’Associazione si avvale del supporto scientifico dell’Istituto Carlo Besta di Milano, dove si svolgono i test e l’analisi dei risultati, grazie al team di lavoro dell’UOC Neurologia 5 – Neuropatologia, UOC Neurologia 6 – Neurofisiologia e UOC Neurologia 7 – laboratorio di bioingegneria; responsabili del progetto sono il dottor Pietro Tiraboschi, responsabile della Struttura Semplice Clinica delle Demenze e il dottor Davide Rossi Sebastiano, dell’UO Neurofisiopatologia insieme alla psicologa clinica, dottoressa Cristina Muscio. L’analisi è condotta dalle ingegnere Elisa Visani e Dunja Duran.

«Il nostro studio ha l’obiettivo di confermare quello che le volontarie e i volontari della nostra associazione sperimentano empiricamente ogni volta che prendono in mano i ferri e si sentono meglio – commenta il dottor Alberto Costa, presidente della onlus e oncologo senologo riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo all’avanzamento della cura dei tumori al seno-. Dal 2012, i volontari di Gomitolorosa, i medici sostenitori e amici promuovono, sostengono e raccomandano la Lanaterapia in dieci ospedali, da Messina, a Milano, perché credono fortemente che il lavoro a maglia o all’uncinetto rappresenti un’attività dalla quale trarre grandi benefici per la salute fisica e mentale e costituisca uno strumento integrativo del percorso di cura». 

Antidoto allo stress

Che il lavoro a maglia sia un efficace antidoto allo stress, il dottor Costa lo aveva già intuito nei quarant’anni al fianco di Umberto Veronesi, osservando nelle corsie degli ospedali le pazienti che lavoravano con l’uncinetto per ingannare il tempo in attesa di sottoporsi alle cure o agli esami. «Lavorare a maglia distrae dalle preoccupazioni, aiuta a percepire meno il dolore, agevola i processi di socializzazione e migliora l’autostima perché implica un obiettivo e il suo raggiungimento», ha aggiunto ancora il medico». 

«Sono stati segnalati numerosi benefici per la salute mentale e il benessere derivanti da un’attività come il lavoro a maglia. Tuttavia i meccanismi sottesi ad eventuali benefici sono da approfondire. Questo progetto si fonda sull’ipotesi che il lavoro a maglia influisca sull’attenzione in modo simile alla meditazione, che a sua volta migliora salute mentale e benessere personale. Le basi neurali della meditazione sono state studiate fin dagli anni ’70, anche tramite l’utilizzo di marcatori magneto/elettroencefalografici (M/EEG) e di risonanza magnetica funzionale»,  spiega il dottor Pietro Tiraboschi dell’Istituto Besta.

«Il nostro studio – aggiunge il dottor Rossi – ha l’obiettivo di identificare l’influenza che alcune operazioni manuali, tra cui lavorare a maglia, hanno sui ritmi prodotti a livello corticale, studiabili con la M/EEG. La possibilità di determinare il correlato neurale dell’effetto dei processi di brain training manuali, come il lavoro a maglia, può contribuire a implementare lo sviluppo di misure efficaci per protocolli di riabilitazione fisica e cognitiva».

Come si svolge lo studio e quali sono i criteri di valutazione

Quaranta volontari (uomini e donne) verranno sottoposti a Magneto/Elettroencefalogramma (M/EEG), l’esame strumentale che permette la registrazione dell’attività magnetica ed elettrica della corteccia cerebrale, per studiare l’influenza che alcune operazioni manuali, tra cui lavorare a maglia, hanno sull’attività cerebrale.

Istituto Besta, una volontaria durante l'esperimento sul lavoro a maglia
Una volontaria durante l’esperimento (foto Ufficio Stampa IRCCS Carlo Besta Milano)

Lo studio prevede che, in un’unica occasione, si effettuino prima e dopo una sessione di lavoro a maglia di circa venti minuti, due registrazioni M/EEG (all’incirca di 40 minuti) in due condizioni: a riposo psicosensoriale e durante l’esecuzione di un compito per valutare l’attenzione sostenuta e le funzioni esecutive.

Saranno valutati gli effetti sull’attività spontanea corticale in soggetti adulti sani determinate da un breve protocollo di “brain training” manuale (lavoro a maglia). In particolare, saranno studiate le variazioni della M/EEG e degli indici di connettività funzionale correlati (prima e dopo il lavoro a maglia).

Come diventare volontari

Le donne e gli uomini che svolgono abitualmente lavoro a maglia (frequenza settimanale di 5/7 giorni) di età compresa tra i 27 ed i 63 anni, posso partecipare allo studio scrivendo una mail a: [email protected]. La ricerca si svolgerà nella sede dell’Istituto Besta, a Milano. Saranno escluse le persone claustrofobiche oppure portatrici di dispositivi elettromagnetici non rimovibili (pacemaker, protesi acustica non rimovibile, stimolatori spinali, pompe, derivazioni ventricolo-peritoneali). 

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