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Essere malati senza saperlo. Un fenomeno che, se si parla di epatite C, coinvolge circa 300mila persone nel nostro Paese. Tanto, infatti, è il numero di chi in Italia non sa di essere affetto dal virus Hcv: un dato che rappresenta un vero e proprio record negativo in Europa. Numeri, inoltre, che allontanano l’Italia dall’obiettivo prefissato dall’Oms di debellare, entro il 2030, l’epatite C.
Per sensibilizzare su questa tematica è partita una campagna digitale, lanciata da AbbVie, chiamata “Una malattia con la C”. Iniziativa affiancata da una campagna social per raggiungere anche i giovani. L’obiettivo è quello di informare italiani e non solo sulla malattia, grazie a un’indagine svolta tramite l’intelligenza artificiale. L’iniziativa prevede un sito dedicato alla patologia (unamalattiaconlac.it), con informazioni e strumenti per la prevenzione e per contattare il centro più vicino al proprio domicilio.
Indice
Epatite C, l’iniziativa contro questa malattia del fegato
La campagna informativa sull’epatite C ha ricevuto ha il patrocinio delle società scientifiche Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e Aisf (Associazione italiana studio del gegato) e dell’associazione Anlaids Onlus. Durerà sei mesi ed è stata lanciata in occasione del mese dedicato alla consapevolezza sul tumore del fegato.
Inoltre, per favorire l’emersione del sommerso il governo ha deciso di stanziare un finanziamento di 71,5 milioni di euro per procedere allo screening gratuito dell’epatite C. Questa iniziativa è dedicata ai nati tra il 1969 e il 1989, ai tossicodipendenti e ai detenuti.
L’epatite C rappresenta, oggi, la terza causa più comune di morte per cancro a livello globale, con circa 800mila decessi nel 2020. Circa il 90 per cento dei tumori del fegato deriva da uno stato di cirrosi, frequentemente associata a infezioni da virus Hcv. Secondo l’Easl, Associazione europea per lo studio del fegato, senza alcuna azione di prevenzione i casi di tumore del fegato potrebbero incrementare del 55 per cento entro il 2040.
Una malattia subdola
Quando si parla di epatite C si intende una malattia infiammatoria del fegato causata dal virus Hcv. Come spiega Vincenza Calvaruso, segretario nazionale di Aisf e professore associato di gastroenterologia, Dipartimento di promozione della salute, materno infantile, medicina interna e specialistica di eccellenza, università di Palermo, «il virus Hcv causa l’infiammazione e la formazione di tessuto cicatriziale nel fegato, e replica prevalentemente nelle cellule epatiche evolvendo nella maggior parte dei casi in epatite cronica, fibrosi, cirrosi e carcinoma epatico. In alcuni casi l’infezione da Hcv può interessare anche altri organi (reni, sistema linfatico, tiroide etc.), determinando le manifestazioni extraepatiche dell’epatite C. Fare informazione su questa patologia è una leva importante per conoscerla e prevenirla».
Inoltre, ricorda Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit e professore emerito di Malattie infettive dell’università di Roma Tor Vergata «l’epatite C è una malattia subdola che impiega anni per dare quel quadro clinico che la rende evidente. Iniziative come “Una Malattia con la C”, che contribuiscono ad accendere i riflettori sull’Hcv, vanno sostenute con entusiasmo e partecipazione. Dall’epatite C si può guarire, ma senza intercettare il sommerso non possiamo eradicarla».
Epatite C curabile grazie alla ricerca
Sostenere la ricerca è sempre importante. Proprio a grazie alla scienza, infatti, è possibile raggiungere risultati importanti. «Grazie alla ricerca – ricorda Fabrizio Greco, Amministratore Delegato di AbbVie Italia – l’Epatite C è diventata una malattia curabile e gli screening sono il miglior modo per arrivare ad una diagnosi precoce e prevenire ulteriori rischi per la propria salute».
In questo assumono un ruolo importante le campagne di informazione e sensibilizzazione come quella lanciata, oltre all’iniziativa riguardante i giovani sui social. Come afferma Bruno Marchini, Presidente dell’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS (Anlaids), «per combattere i pregiudizi e la scarsa informazione sull’epatite C riteniamo sia necessario coinvolgere anche i più giovani, aumentando la consapevolezza sulla malattia e sensibilizzandoli sull’importanza dello screening».
Inoltre, aggiunge Marchini, i« giovani sono il nostro futuro e l’educazione alla prevenzione e ai comportamenti corretti da seguire quando, per esempio, decidono di ricorrere a tatuaggi, piercing, o manicure e pedicure in ambienti non igienicamente controllati e con strumenti non sterilizzati, è il modo migliore per tutelare la loro salute e quella dei loro cari. Parlarne sui loro canali di comunicazione privilegiati, come i social, rappresenta la scelta più coerente ed efficace».

