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Il dottor Nicola Vaia, esperto in chirurgia plastica
Il dottor Nicola Vaia, chirurgo plastico estetico e ricostruttivo

Quando si parla di chirurgia plastica pensiamo subito a un intervento per “rifarsi” qualcosa. Un modo per cambiare un aspetto che non si apprezza del proprio corpo. La realtà, però, è ben più complessa e prima di sottoporsi a un intervento ci sono molti aspetti da considerare.

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Proprio per questo, come primo punto, è necessario sempre rivolgersi a professionisti del settore che saranno in grado di guidare e consigliare al meglio il paziente. «Rivolgersi a un esperto è fondamentale – ci spiega il dottor Nicola Vaia, chirurgo plastico ricostruttivo ed estetico presso l’European Hospital di Roma e l’Ospedale Belcolle di Viterbo -. Oggi la chirurgia plastica è così diffusa e remunerativa che spesso anche non specialisti si improvvisano chirurghi estetici e con i loro interventi rischiano di causare più danni che miglioramenti».

Chirurgia plastica, gli strumenti del chirurgo per l'intervento

Preservare i pazienti

Quando si tratta qualcosa di molto delicato, come nel caso della chirurgia plastica è importante tener presente il benessere dei pazienti. Come ricorda il dottor Vaia, infatti, gli interventi «devono essere migliorativi, senza però stravolgere i tratti fisici di un individuo. Poi si possono migliorare determinate cose che obiettivamente possono essere poco gradevoli e che portano un disagio psicologico al paziente, ma senza esagerare». 

Per arrivare a questo, è necessario che prima di autorizzare un intervento, il chirurgo parli a lungo con il paziente cercando di capire i motivi che lo hanno portato a volersi operare. «Quando qualcuno viene da me lo ascolto, sento cosa vuole e poi dò delle indicazioni». In alcuni casi, si arriva anche al rifiuto, da parte del medico, di effettuare l’intervento. Come ricorda lo specialista, «è capitato diverse volte di dover rifiutare interventi perché obiettivamente erano sconsigliabili. Allo stesso tempo, però, c’è chi non si fa scrupoli e fa qualsiasi tipo di cose. Per questo è compito di un chirurgo plastico corretto indirizzare il paziente verso la scelta giusta». 

Interventi estremi

Alla base del comportamento di ogni buon medico, quindi, deve sempre esserci l’etica professionale. «La prima frase del giuramento di Ippocrate – prosegue Vaia –  recita “Primum non nocere”. Per “non nocere” si intende sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico-sociale. Spesso le richieste sono estreme e fare atti chirurgici di questo tipo nuoce alla persona». Quando si parla di interventi fuori dal comune vengono alla mente esempi come quello della ragazza che, con molteplici operazioni di chirurgia plastica, ha cercato di diventare come la bambola Barbie. Sono proprio questi estremi che andrebbero evitati, secondo il dottor Vaia, «ma anche in quel caso qualcuno l’ha fatto. C’è chi mi ha chiesto una sesta di seno su un corpo molto esile. Quello è un errore grave. Un intervento del genere può creare problemi che prima non c’erano. Allo stesso tempo, però, c’è anche chi si fa ridurre il seno per evitare o risolvere problemi alla schiena».

Un intervento di chirurgia plastica
Un intervento di chirurgia plastica

Non solo estetica

Infatti, nonostante a sentir parlare di chirurgia plastica spesso si pensi subito a interventi estetici, il quadro è ben più ampio. Come ci spiega il dottor Vaia, bisogna distinguere tra chirurgia plastica estetica e ricostruttiva. «Quando si parla di estetica si intendono interventi di mastoplastica, lifting e tutto quel che serve a ridare armonia dal punto di vista meramente estetico. La chirurgia ricostruttiva, invece, interviene lì dove c’è qualcosa che ha causato un danno. Una mammella per un tumore nel caso di una mastectomia, o un trauma, una malformazione congenita, un’ustione… in tutti questi casi interviene la ricostruttiva. Gli specialisti in chirurgia plastica si occupano dell’insieme di questi due aspetti».

Tuttavia, data la delicatezza di numerose situazioni che i professionisti si trovano a dover affrontare li si potrebbe quasi considerare degli psicologi. «Sembra una battuta – conclude Vaia – ma è così. Non ne abbiamo le capacità tecniche per esserlo, però spesso ci ritroviamo a svolgere un po’ il ruolo dello psicologo».

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