Vino, il Parlamento europeo boccia il bollino nero in etichetta

La decisione dell'Europarlamento è stata salutata positivamente da associazioni e mondo della politica. Le modifiche alla proposta del cosiddetto bollino nero in etichetta vengono dalla necessità di distinguere fra uso e abuso di bevande alcoliche come vino e birra

Il vino è uno dei patrimoni del Made in Italy. Un patrimonio che, negli ultimi giorni, è stato messo a rischio da una iniziativa Ue nell’ambito del piano europeo per la salute (BECA). Questa  prevedeva l’aggiunta, sulle etichette di vino e birra, di allarmi salutistici come quelli adottati per i pacchetti di sigarette. Un pericolo, almeno per il momento, scongiurato. L’Europarlamento, infatti, ha approvato una serie di modifiche eliminando l’accostamento del semplice consumo di alcolici a un rischio di sviluppo del cancro. Gli avvertimenti a livello sanitario riguarderanno, quindi, soltanto l’abuso di queste bevande.

Come ricorda la Coldiretti, quello del vino è un settore che vale 12 miliardi di fatturato dei quali 7,1 miliardi di export e offre direttamente o indirettamente occupazione a 1,3 milioni di persone. E a difesa di questo prodotto chi si è battuto per scongiurare l’aggiunta dell’”etichetta nera” ha ricordato l’importanza di distinguere tra consumo e abuso. Bisogna ricordare, infatti, che il vino in dosi ridotte (circa un bicchiere al giorno) fa parte della dieta Mediterranea che dal 2010 fa parte del patrimonio immateriale dell’Unesco. 

bicchieri di vino
(Photo by Maksym Kaharlytskyi on Unsplash)

Vino, i numeri di un fenomeno culturale

Come ricorda l’analisi di Coldiretti, il nostro Paese è il primo produttore ed esportatore di vino nel mondo. Il 70 per cento delle bottiglie made in Italy è destinato a Docg, Doc e Igt.  Nello specifico 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola. Inoltre, ricorda l’associazione, «il consumo pro capite si attesta sui 33 litri all’anno con una sempre maggiore attenzione alla qualità, alla storia del vino, ai legami con i territori che spingono italiani e stranieri anche alla scoperta di cantine e aziende».

Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha commentato così il passo indietro del Parlamento europeo: «È stato respinto il tentativo di demonizzare il consumo di vino e birra attraverso allarmi salutistici in etichetta già adottati per le sigarette, l’aumento della tassazione e l’esclusione dalle politiche promozionali dell’Unione Europea, nell’ambito del “Cancer plan” proposto dalla Commissione Europea».

Le modifiche apportate in Europa

Numerose anche le forze politiche che hanno salutato positivamente la decisione finale dell’Ue. Il Parlamento europeo, ricorda Luciano Cillis, esponente M5S in commissione Agricoltura, ha posto «rimedio a una esemplificazione che condannava, in maniera poco comprensibile, una cultura millenaria. Con l’approvazione degli emendamenti che fanno una corretta distinzione tra consumo moderato e uso nocivo di vino, riportiamo sui binari del buon senso il documento sul Cancer Plan».

«Soprattutto – aggiunge Cillis – respingiamo un attacco al mondo del vino che rischiava di mettere in discussione il valore e la cultura dei singoli territori del Belpaese. La ritengo un’aggressione offensiva e ipocrita, frutto di una lettura tesa a mistificare il singolo alimento e non uno stile di vita non sano. Un modo di ragionare che non condividiamo. Manterremo ferma la nostra posizione anche sul Nutriscore. È incredibile, peraltro, come si possa pensare di vietare la promozione di una eccellenza alimentare come il vino quando altre attività antropiche che compiono danni oggettivi alla salute e all’ambiente possano invece sponsorizzare eventi e fare pubblicità». 

Il deputato del Partito democratico, Gianni Dal Moro, ricorda le modifiche apportate dal Parlamento europeo alle raccomandazioni della commissione Beca sulla lotta al cancro. «È stata affermata la distinzione tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche. Tolto anche il riferimento sanitario in etichetta. Accolti i quattro emendamenti a firma De Castro e Dorfman. Una scelta giusta che modifica la decisione della commissione Beca che poteva arrecare gravi danni al settore vitivinicolo italiano».

Importante distinguere fra uso e abuso 

Anche Maria Spena, deputata di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, sottolinea l’importanza della distinzione tra consumo moderato e abuso di sostanze alcoliche: «Niente allarmi sul vino, ma un impegno a migliorare le informazioni in etichetta specificando che c’è differenza tra consumo nocivo e moderato di alcool. Vince, quindi, la linea di Forza Italia con l’approvazione degli emendamenti alla relazione sul Cancer Plan che bocciano i punti più penalizzanti per il nostro settore vitivinicolo. Una grande notizia che salva migliaia di imprese e posti di lavoro e, soprattutto, sancisce il buon senso di non equiparare uso ed abuso».

Inoltre, Stefania Zambelli, eurodeputata della Lega e componente della commissione Beca, parla di una vittoria del buonsenso. «Respinto il tentativo da parte dell’Europa di criminalizzare le nostre eccellenze. Questa non è una vittoria della Lega o di un singolo partito, ma una vittoria del buonsenso. Spiace prendere atto che altre forze, come il Pd, non abbiano mostrato la stessa unità nel difendere il nostro Paese. La lotta contro il cancro è un argomento troppo importante per essere banalizzato con insensate demonizzazioni contro il vino o altri prodotti alimentari. Bene così, avanti tutta, la nostra battaglia per tutelare il Made in Italy e comparti fondamentali della nostra economia, minacciati da Nutriscore e altre iniziative di Bruxelles, prosegue con ancora più vigore. La Lega c’è».