Pma per tutte è la campagna di raccolta firme avviata dall’Associazione Luca Coscioni per una proposta di legge di iniziativa popolare. L’iniziativa mira a estendere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita a donne single e coppie dello stesso sesso, attualmente escluse dalla normativa italiana. L’obiettivo fissato è raggiungere 50mila sottoscrizioni entro sei mesi.
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Gli obiettivi della proposta di legge
La mobilitazione è sostenuta da decine di sigle associative. I promotori hanno illustrato i dettagli in una conferenza stampa. La proposta intende «estendere l’accesso a tecniche che in Italia sono già consentite ad alcune categorie di persone, in particolare la fondazione cosiddetta eterologa, a tutte».
Il testo interviene anche sui criteri clinici. Il progetto punta ad «aggiornare la definizione di infertilità in tutte le situazioni che la comprendono, quindi medica ma anche sociale». Si intende «adeguare l’Italia alla situazione europea».
L’intervento principale riguarda i requisiti d’accesso. La coordinatrice della campagna “Pma per tutte”, Francesca Re, ha spiegato la centralità del provvedimento: con «l’articolo cinque abbiamo parlato di non più di coppie di sesso diverso, ma di coppie, di persone singole. Abbiamo deciso anche di superare e di eliminare il riferimento al matrimonio e alla convivenza».
Il quadro europeo e i dati sulla natalità
I dati presentati mostrano differenze sostanziali tra gli Stati europei. Una mappatura dell’Associazione Luca Coscioni evidenzia che in 13 Paesi l’accesso alla Pma è vietato alle donne single. L’accesso resta limitato alle sole coppie, in alcuni casi dello stesso sesso e in altri di sesso diverso. Al contrario, sono 32 i Paesi europei in cui la Pma è legalmente accessibile anche alle donne single.
Il dibattito tocca l’evoluzione della giurisprudenza italiana. Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha preso posizione sul tema. «La giurisprudenza conferma il diritto alla piena genitorialità dei nati da tecniche che sono erogabili in Italia, ma l’accesso è vietato per le persone singole o dello stesso sesso che sono costrette ad andare all’estero. È un divieto che va rimosso».
Gallo ha fornito i dati storici sui nati. Dal 2009 in Italia sono nati «30mila bambini che non sarebbero mai nati». Gallo ha aggiunto che «da quel numero mancano i nati da persone singole e i nati da Gpa».
Il quadro istituzionale e il confronto politico
Il superamento dell’attuale impianto normativo richiede una precisa procedura parlamentare. L’obiettivo dei promotori è raccogliere 50mila firme entro sei mesi per il deposito del testo in Parlamento. L’associazione intende «trasformare questa indicazione in una riforma concreta – spiegano – affinché anche in Italia sia garantito un accesso equo alla procreazione medicalmente assistita, senza discriminazioni».
La legislazione vigente in Italia, definita dalla legge 40 del 2004, limita l’accesso alle coppie di sesso diverso, coniugate o conviventi. Le forze di maggioranza sostengono l’impianto attuale a tutela della famiglia tradizionale. Le opposizioni, invece, mostrano aperture verso la revisione dei divieti. Il confronto si sposterà nelle commissioni parlamentari competenti se la raccolta firme raggiungerà la quota minima richiesta.
