sabato 24 Febbraio 2024

Messaggio di fine anno, Mattarella: «Fare spazio a cultura della pace»

Un discorso, quello del Capo dello Stato, che ha affrontato numerosi temi. Partendo dalla violenza delle guerre e dalla necessità di ricercare la pace, fino alla situazione dei giovani, ai problemi sociali, alle nuove tecnologie e alla partecipazione alla vita civile

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Il messaggio di fine anno del Presidente Sergio Mattarella si apre con un augurio di speranza per giorni positivi e rassicuranti. Circa 20 minuti di discorso in cui il Capo dello Stato ha tracciato un bilancio di questo 2023 che si appresta a concludersi affrontando temi che vanno dai conflitti internazionali e alla ricerca della pace, alla situazione dei giovani, del lavoro e della partecipazione attiva alla vita democratica. 

«Non possiamo distogliere il pensiero da quanto avviene intorno a noi. Nella nostra Italia, nel mondo – ha affermato il Presidente della Repubblica -. Sappiamo di trovarci in una stagione che presenta tanti motivi di allarme. E, insieme, nuove opportunità».

Messaggio di fine anno, la condanna delle guerre

La prima parte del discorso del Presidente Mattarella è dedicata alla violenza delle guerre, «di quelle in corso e di quelle evocate e minacciate». Il Presidente ha ricordato il conflitto in Ucraina che, ormai, dura da quasi due anni e il nuovo conflitto israelo-palestinese. «L’orribile ferocia terroristica del 7 ottobre scorso di Hamas contro centinaia di inermi bambini, donne, uomini, anziani d’Israele. Ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità. La reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti».

È necessario, quindi ricercare la pace perché «la guerra, ogni guerra, genera odio. E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti». Il Capo dello Stato, quindi, ha sottolineato come la guerra nasca dal rifiuto delle persone e dei popoli di riconoscersi come uguali, con pari dignità. Si sta, invece, affermando un principio di disuguaglianza. Inoltre, «si cerca di giustificare questi comportamenti perché sempre avvenuti nella storia. Rifiutando il progresso della civiltà umana». Il rischio, ha ammonito Mattarella, è quello di «abituarsi a questo orrore. Alle morti di civili, donne, bambini. Come, sempre più spesso, accade nelle guerre». Le conseguenze di questi conflitti saranno «macerie, non solo fisiche. Che pesano sul nostro presente. E graveranno sul futuro delle nuove generazioni».

La ricerca della pace

Per sconfiggere la guerra è necessario far spazio a una cultura della pace.  «La guerra non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse. Sempre più letali. Fonte di enormi guadagni. Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di violenza, di sopraffazione, che si manifestano. È indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace».

Oggi parlare di pace, ha proseguito il Presidente della Repubblica, «non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità».

Affinché si raggiunga un risultato concreto, però, non basta semplicemente invocare la pace, ma serve la volontà dei governi, su tutti «di quelli che hanno scatenato i conflitti». 

Per costruire la pace bisogna coltivarne la cultura partendo dalle nuove generazioni, dai gesti quotidiani e dal linguaggio adoperato. 

messaggio di fine anno del presidente Mattarella
Il Presidente Sergio Mattarella in un momento del suo messaggio di fine anno (foto da www.quirinale.it)

La situazione dei giovani e i problemi sociali

Nel suo messaggio di fine anno, quindi, il Presidente Mattarella si concentra sui giovani. Lo fa, ricordando il diffondersi della violenza, soprattutto «quella più odiosa sulle donne. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore, quello vero, è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità».

La violenza è anche verbale, come quella diffusa in rete. E anche la violenza coltivata dai giovani come espressione di rabbia Penso al risentimento che cresce nelle periferie. Frutto, spesso, dell’indifferenza; e del senso di abbandono.

«Penso – ha spiegato Mattarella – alla pessima tendenza di identificare avversari o addirittura nemici. Verso i quali praticare forme di aggressività. Anche attraverso le accuse più gravi e infondate. Spesso, travolgendo il confine che separa il vero dal falso. Queste modalità aggravano la difficoltà di occuparsi efficacemente dei problemi e delle emergenze che, cittadini e famiglie, devono affrontare, giorno per giorno».

Quindi le problematiche dovute al lavoro che manca, al lavoro sottopagato o non in linea con le aspettative o il percorso di studi conseguito dai giovani. Così come le problematiche delle cure sanitarie e alle lunghe liste d’attesa o alla convivenza «che lo Stato deve garantire. Anche contro il rischio di diffusione delle armi».

In questo scenario, ha affermato il Presidente della Repubblica, «i giovani si sentono fuori posto. Disorientati, se non estranei a un mondo che non possono comprendere; e di cui non condividono andamento e comportamenti». Tuttavia, «in una società così dinamica, come quella di oggi, vi è ancor più bisogno dei giovani. Delle loro speranze. Della loro capacità di cogliere il nuovo».

Nuove tecnologie

Nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica c’è spazio anche per una riflessione sulle nuove tecnologie e sull’Intelligenza Artificiale. «La tecnologia ha sempre cambiato gli assetti economici e sociali. Adesso, con l’intelligenza artificiale che si autoalimenta, sta generando un progresso inarrestabile. Destinato a modificare profondamente le nostre abitudini professionali, sociali, relazionali».

Oggi, ha proseguito il Capo dello Stato, «ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona e nella sua dignità il pilastro irrinunziabile».

Libertà e partecipazione nel messaggio di fine anno

Il Presidente Mattarella ha poi rimarcato l’importanza della partecipazione alla vita civile. «Viviamo, quindi, un passaggio epocale. Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capaci. Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto. Per definire la strada da percorrere,  è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social. Perché la democrazia è fatta di esercizio di libertà».

Per questo, ha aggiunto, «non dobbiamo farci vincere dalla rassegnazione. O dall’indifferenza. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi per timore che le impetuose novità che abbiamo davanti portino soltanto pericoli. Prima che un dovere, partecipare alla vita e alle scelte della comunità  è un diritto di libertà. Anche un diritto al futuro. Alla costruzione del futuro. Partecipare significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte».

I valori della Costituzione

L’ultima parte del messaggio di fine anno del Capo dello Stato è riservata ai valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace. «I valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia. Questi valori – ha ricordato Mattarella – nel corso dell’anno che si conclude li ho visti testimoniati da tanti nostri concittadini».

Il Presidente ha ricordato la gente di Cutro, i ragazzi con autismo che lavorano a Pizza Aut, i giovani che sono accorsi a spalare via il fango nelle zone devastate dall’alluvione in Emilia Romagna, così come quelli di Casal di Principe, fino al radunarsi di tante ragazze in seguito a episodi di violenza contro le donne per dire basta a questi avvenimenti. Tutte queste storie, ha concluso il Presidente della Repubblica, «raccontano già il nostro futuro. Ci dicono che uniti siamo forti».

Articolo aggiornato in data 31 Dicembre 2023
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