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Ripensare la struttura e i servizi delle città in cui viviamo. Città che non siano più “metropoli per ricchi”, ma che puntino allo sviluppo delle periferie. Sono questi alcuni dei punti alla base de “La città del dopodomani”, un progetto sviluppato da Alessandro Amorese, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Cultura e Istruzione e Andrea Volpi, vice coordinatore nazionale del dipartimento autonomie locali di Fratelli d’Italia e sindaco di Lanuvio.
L’iniziativa è stata presentata in occasione di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Hanno partecipato, insieme agli ideatori, il sindaco de L’Aquila Pierluigi Biondi, responsabile di Fratelli d’Italia per le Autonomie Locali, il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli e il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. Il progetto de “La città del dopodomani” si articolerà in tavole rotonde ed approfondimenti a cui prenderanno parte urbanisti, architetti, docenti, sindaci, assessori all’urbanistica, ma anche esponenti del mondo della cultura e del giornalismo.
La città del dopodomani, in cosa consiste il progetto
Come ci spiega Andrea Volpi, La città del dopodomani «è un laboratorio nel quale, attraverso un ascolto partecipato, faremo in modo che gli urbanisti, i sociologi e gli antropologi possano metterci nella condizione di avere una nuova idea di città. Un’idea che ponga al centro l’uomo e che sia in contrapposizione con quelle idee utopiche che riguardano la città generica, quella che non prevede un centro, una periferia, dove tutto è allo stesso modo. O della città della prossimità, l’utopia che ci è stata presentata da Sala, piuttosto che da Gualtieri (sindaci di Milano e Roma, ndr) per dirci che è tutto vicino, ma in realtà il parcheggio è lontano dal nostro vivere quotidiano».
L’obiettivo del progetto, prosegue Volpi, è quello di ripensare le città in maniera più inclusiva. «Pensiamo – prosegue – che anche la periferia può essere bella e può funzionare, non deve essere solamente declinata come un luogo degradato. Inoltre, pensiamo che tutti gli italiani meritino attenzione. Dobbiamo ritornare alla pianificazione urbanistica che parte dai numeri e dal soddisfacimento degli standard urbanistici. Quindi con le misure che ci riescono a dire se un luogo è qualificato o meno per vivere bene».
La città del dopodomani, però, non riguarderà soltanto lo sviluppo delle metropoli, ma anche quello dei piccoli borghi. Questi, ricorda Volpi, «rischiano di vivere uno spopolamento se non investono da un lato nell’eccellenza, dall’altro nel cogliere l’attimo. I nomadi digitali, per esempio, tutte quelle persone che oggi vivono di smart working e all’interno dei borghi possono trovare connessione e una qualità della vita ottima».
Lo sviluppo dell’iniziativa
La presentazione del progetto è stato solo il primo passo de La città del dopodomani. Sono, infatti, previsti già due nuovi incontri a ottobre e novembre. In queste occasioni, spiega Alessandro Amorese «faremo delle tavole rotonde dove non presenteremo però una piattaforma pronta. Abbiamo evidentemente delle idee perché partiamo da determinati valori. Quindi quali rigenerazioni fare nelle periferie e nei centri. Un ripensamento e una tutela dei borghi fino a rivedere tutte queste degenerazioni che stanno avvenendo in alcune metropoli italiane che arrivano direttamente dal nord Europa, quando l’Italia ha sempre avuto una sua visione urbanistica.
Quindi, prosegue, «ci interrogheremo insieme a architetti urbanistici, sindaci, sociologi e arriveremo a un vero e proprio manifesto alternativo a quello presentato recentemente dal sindaco Nardella insieme ad altre decine di sindaci progressisti che venivano un po’ da tutta Europa. Sappiamo qual è il modello secondo noi sbagliato, in maniera molto rispettosa, ma altrettanto rispettosamente per i cittadini che ci abitano e subiscono determinate degenerazioni non possiamo che arrivare a un’alternativa».

