Inno di Mameli in Costituzione: il testo del ddl al Senato

Presentato un disegno di legge per inserire l'Inno di Mameli nell'articolo 12 della Costituzione. Favorevoli i membri del governo, si attendono le valutazioni delle opposizioni

La commissione Affari Costituzionali del Senato ha incardinato il disegno di legge per inserire l’Inno di Mameli in Costituzione. Il provvedimento, proposto da Fratelli d’Italia, mira a modificare l’articolo 12 per dare rango costituzionale al “Canto degli italiani”. Una proposta sostenuta dalla maggioranza, mentre alcune forze di opposizione hanno richiesto ulteriori valutazioni prima del voto in aula.

Gli obiettivi della proposta di legge

Donatella Campione, prima firmataria del testo, descrive le finalità della riforma spiegando che l’iniziativa vuole blindare il simbolo nazionale. La senatrice di Fratelli d’Italia ha chiarito la natura del provvedimento nel corso di un convegno tenutosi a Palazzo Madama.

«La proposta di modifica dell’articolo 12 della Costituzione in materia di riconoscimento dell’Inno nazionale  – ha affermato Campione in una nota – si fonda su due principali obiettivi: il primo è conferire rango costituzionale all’Inno d’Italia inserendolo nell’articolo 12 che già disciplina la bandiera italiana, perché i simboli non sono forma ma sostanza. Gli italiani si riconoscono in essi e vengono in essi riconosciuti nel mondo. Il secondo obiettivo è proteggerlo».

La parlamentare ha aggiunto dettagli sull’iter legislativo. Ad oggi il canto è regolato da una norma ordinaria del 2017. L’inserimento nella Carta costituzionale serve come tutela da mutamenti futuri. Il testo ha ricevuto la firma di diversi gruppi parlamentari. Tuttavia, esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento Cinque Stelle stanno studiando il dossier prima della loro sottoscrizione. La maggioranza auspica un voto unanime.

Il dibattito e il confronto tra le forze politiche

Il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ha richiamato la necessità di una convergenza parlamentare. I partiti mostrano visioni differenti su altri temi dell’agenda di governo, ma questo provvedimento costituisce un’eccezione. Malan ha affermato: «Un argomento come questo dovrebbe rappresentare l’occasione per una piena collaborazione tra le forze politiche, nonostante il momento e nonostante i contrasti che possano esserci tra i partiti».

I rappresentanti istituzionali insistono sul valore simbolico dell’identità. Il presidente della commissione Affari Costituzionali, Andrea De Priamo, coordina i lavori e svolge il ruolo di relatore. De Priamo ha commentato l’importanza storica dell’opera di Goffredo Mameli e Michele Novaro. Il senatore ha affermato: «È un provvedimento importante perché riteniamo che l’Inno sia un momento che rappresenta il senso di appartenenza dell’identità nazionale e il sacrificio degli eroi del Risorgimento. Goffredo Mameli e Michele Novaro, i giovani autori dell’Inno, rappresentano perfettamente questo sentimento».

Il presidente emerito Luciano Violante ha espresso parere favorevole all’iniziativa. Violante ha suggerito una modifica tecnica alla formulazione della Costituzione italiana. Per l’ex presidente della Camera è preferibile aggiungere un comma anziché sostituire l’intero articolo 12. La modifica eviterebbe complessità procedurali. Violante ritiene utile valorizzare gli elementi di unità nazionale durante le fasi di aspro conflitto politico.

Tra i firmatari della proposta anche il senatore dem Walter Verini. Attualmente unico rappresentante per l’opposizione, Verini si dice convinto che l’Inno nazionale sia «unificante e quindi naturale codificarlo in Costituzione», auspicando in futuro un’aggiunta anche dell’Inno europeo.

Le reazioni dei membri del governo e delle istituzioni

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso il proprio plauso all’iniziativa e ha evidenziato il valore morale della riforma: «Questo progetto di legge, in relazione al quale auspico un dibattito parlamentare ampio e condiviso, ricorda a tutti noi quanto il “Canto degli italiani” scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro sia, al pari del Tricolore, prezioso custode di quei valori risorgimentali di libertà, sacrificio e unità che risuonano nei nostri cuori. Riconoscerne formalmente il rango costituzionale rafforza le nostre radici comuni, ribadisce l’orgoglio del nostro essere italiani, protegge la memoria storica e ne affida l’eredità civica e morale alle future generazioni».

Anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso parere positivo. Valditara ha ricordato la genesi storica dell’inno risorgimentale e ha definito il testo come l’opera di un ragazzo di vent’anni. Il Canto degli italiani rappresenta un simbolo condiviso fin dal 1946. L’iniziativa, quindi, punta a colmare una provvisorietà istituzionale durata troppi anni.

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