In Italia una donna su 4 non lavora per badare ai figli e una su 5 deve lasciare il lavoro dopo la maternità. Per questo il Partito democratico ha presentato una proposta di legge che introduce incentivi per le famiglie in difficoltà in modo da permettere di affrontare il costo di una babysitter.
L’iniziativa, “Misure per favorire il ricorso ai servizi di baby-sitting o di servizi integrativi per l’infanzia” vede come prima firmataria l’On. Michela Di Biase, ed è stata presentata in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Presenti anche l’On. Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, e Arturo Scotto, capogruppo dem in commissione lavoro a Montecitorio.
Incentivi babysitter, il contenuto della proposta
La proposta di legge per l’introduzione di incentivi per i servizi di babysitter non vuole essere un semplice bonus una tantum, bensì un vero contributo strutturale. «La proposta – spiega l’On. Di Biase – prevede un contributo di natura economica per le famiglie per il sostegno ai servizi di babysitter e centri estivi. È una proposta fondamentale su cui il Partito democratico ha lavorato perché riteniamo che per conciliare quelli che sono i tempi delle famiglie, i tempi di vita e del lavoro femminile, le donne abbiano bisogno di un sostegno reale e concreto alla gestione dei figli e della famiglia».
La proposta di legge prevede per ciascun richiedente, lo stanziamento di 2400 euro annui per una soglia di 200 euro al mese ed «è rivolta ai bambini dai tre ai 12 anni, quindi parliamo dell’ultima parte della scuola materna fino a tutto il percorso della scuola elementare. È una proposta che può essere fatta per le famiglie che hanno un Isee fino a 25 mila euro e abbiamo calcolato una platea di circa 400 mila bambini con genitori entrambi lavoratori oppure un nucleo familiare composto da un unico genitore lavoratore. Quindi – conclude Di Biase – è una proposta di legge che risponde a un bisogno concreto e reale delle famiglie italiane».
Un aiuto concreto per le famiglie
L’iniziativa legislativa del Pd, aggiunge la capogruppo dem Chiara Braga, è «un modo per colmare anche il fallimento delle misure varate da questo governo. Il Bonus Mamme è assolutamente insoddisfacente. Vogliamo creare delle condizioni perché la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle donne e quindi della cura dei figli possano essere effettivi attraverso una misura che incrocia una modalità già di organizzazione della vita delle famiglie italiane».
Allo stesso tempo, aggiunge, «che sia però una misura strutturale e non l’ennesimo bonus e che tenga conto anche della dimensione economica, quindi con famiglie che hanno un Isee sotto i 25 mila euro. La natalità, la maternità si sostengono attraverso misure concrete che però siano rispondenti ai bisogni e alle necessità reali di organizzazione della vita delle donne per favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro e far crescere tutta la società».

Una “sfida” al governo
Come sottolineato dall’On. Scotto, l’iniziativa degli incentivi babysitter è «a sostegno di un principio di libertà e giustizia. Libertà perché la conciliazione vita-lavoro è un diritto fondamentale che soprattutto deve sostenere il lavoro femminile che è quello più colpito dalla grande crisi, dalla riduzione allo spazio al ceto medio, dall’indebolimento dei redditi. E di giustizia, perché prevediamo una misura che parla a tutto il mondo del lavoro. Da quello stabile a quello precario, a quello autonomo, fino a quello intermittente. Contemporaneamente aiuta anche questo settore a emergere dal nero perché questo intervento è ovviamente condizionato a contratti regolari per chi offre servizi baby-sitting».
Infine, l’On. Scotto lancia una “sfida” al governo: «Mi auguro – spiega – che ci sia un principio di buon senso da parte della maggioranza. Tolgano di mezzo tutte le loro bandierine ideologiche e si occupino di questioni molto serie e molto sentite dalla stragrande maggioranza della popolazione».
