lunedì 24 Giugno 2024

Fondo di garanzia per stop a “casi Improta”, la proposta del Pd

Secondo i firmatari della proposta di legge, chi ritiene di aver subito un danno grave durante il parto non può aver paura di difendersi perché potrebbe essere costretto a pagare ingenti spese processuali

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Una proposta di legge per istituire un fondo di garanzia. L’iniziativa lanciata dal Partito democratico andrebbe a “beneficio delle parti soccombenti in giudizi relativi a danni subiti dal neonato a seguito del parto e impossibilitate al pagamento”.

La proposta parte dalla vicenda giudiziaria di Elena Improta e di suo figlio nato con disabilità a seguito del parto costretta, dopo 27 anni di causa civile, a pagare spese giudiziarie per un importo di 276mila euro. A presentare la proposta di legge, in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, i deputati Ilenia Malavasi e Marco Simiani insieme a Elena Improta.

Fondo di garanzia, gli obiettivi

Come ci spiega l’On. Simiani, l’iniziativa vuole «dare garanzie alle famiglie, alle madri che hanno avuto parti difficili, di poter avere quelle risorse che oggi molti non hanno per potersi difendere. Ricordo che ci sono famiglie che neanche iniziano una battaglia o neanche fanno la denuncia proprio perché ci sono difficoltà economiche. Oppure arrivano fino alla prima sentenza e non vanno oltre all’appello o alla Cassazione. Credo che in un Paese civile si debba dare la possibilità a tutti di difendersi e trovare la verità. In questo caso senza che ci sia un atteggiamento contro i medici, le cliniche o le società sanitarie». 

Il fondo di garanzia, aggiunge l’On. Malavasi, ha «l’obiettivo non di far aumentare i conflitti, che non fanno bene ovviamente a nessuno, ma dare la garanzia a tutte le persone, indipendentemente dal loro reddito, di poter far causa e quindi chiedere la ricostruzione della verità e dei fatti se ritengono di aver presumibilmente subito un danno».

Caratteristiche del fondo

Come si legge nei 4 articoli della proposta di legge il fondo avrà come dotazione di partenza 5 milioni di euro annui a partire dal 2024. Per sapere nel dettaglio chi e come potrà accedervi, quando la proposta dovesse diventare legge, servirà «un decreto attuativo che andrà a declinare in modo puntuale i criteri per garantire l’accesso al Fondo. È chiaro – sottolinea l’On. Malavasi – che non avranno la possibilità di accedere al fondo coloro che intentano delle cause infondate. Credo che serva anche un passo avanti una volta approvata la legge per andare a declinarla nella concretezza che serve».

Sulla possibilità di un tetto alle richieste, inoltre, aggiunge: «Ad oggi non si conoscono le famiglie che potrebbero avere diritto di accedere a questo fondo. Quindi abbiamo messo una cifra che ci sembra plausibile. È una buona cifra di partenza, sono 5 milioni all’anno a partire dal 2024 e crediamo proprio come la legge prevede, che ci debba essere un monitoraggio annuale. Nella legge si dice entro il mese di aprile il ministero della Salute dovrà comunque relazionare alle commissioni competenti per capire se questo budget messo a disposizione è sufficiente o se è inadeguato perché non è abbastanza capiente». 

E riguardo le coperture finanziarie ricorda che «la copertura del fondo si trova all’interno di un fondo di spese indifferibili che è complessivamente di 25 milioni».

Un primo passo importante

Infine, Elena Improta spiega l’importanza di questa iniziativa per dare a tutti le stesse possibilità. «Credo – afferma – che sia un primo passo e una manifestazione da parte dei parlamentari di grande sensibilità e apertura a qualcosa che va oltre l’evento personale, ma che mette in luce quello che è un sistema giudiziario che è presente in alcuni casi. Una realtà evidente: la legge non è uguale per tutti, perché non tutti si possono permettere di portare avanti un iter processuale per oltre 10 o 20 anni, come nel nostro caso 27 anni. Perché questo comporta delle spese e molte famiglie vengono in qualche maniera invitate a lasciare, abbandonare l’idea di andare avanti dopo il primo grado di giudizio per non essere penalizzate a livello economico».

Questo, aggiunge, «è strettamente correlato al fatto che se lo Stato non garantisce anche un livello di assistenza adeguata per i figli con disabilità, inevitabilmente i soldi che investiamo anche in una causa vengono tolti ai nostri figli e se non rientrano attraverso i contributi statali ovviamente c’è una doppia penalizzazione. Quindi da un lato il fatto che dobbiamo pagare, in questo caso spese di soccombenza, e dall’altro che lo Stato non ti garantisce una copertura tale  da permettere una vita più dignitosa alle persone con disabilità nel durante e dopo di noi, dopo i 25 anni di età. Siamo abbandonati completamente dallo Stato in questo senso», conclude. 

fondo di garanzia, la proposta del Pd

Articolo aggiornato in data 28 Gennaio 2024
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