Cura Italia per aziende agricole mietitrebbia in campo di grano

Affrontare l’emergenza Coronavirus senza dimenticare lavoratori e imprese. Con questo scopo il governo ha varato il decreto “Cura Italia”. Si tratta di 25 miliardi da destinare a nuove misure per il contrasto dell’epidemia di Covid-19 e per attenuare l’impatto della crisi economica su imprese e lavoratori.

Tuttavia, mentre iniziano i lavori in commissione Bilancio al Senato, sono in molti a chiedere che il decreto venga rivisto e perfezionato. Tra questi le associazioni Siamo Impresa Agricoltura, Federterziario Agricoltura e ConfUnisco che chiedono una revisione delle misure per il settore agricolo, dando la priorità al Mezzogiorno.

Le proposte delle associazioni

Secondo Domenico Cosentino, Presidente Nazionale di Siamo Impresa Agricoltura, il decreto “Cura Italia” varato dal governo rappresenta sì un primo aiuto al settore agroalimentare, «ma le misure in esso contenute non possono essere considerate sufficienti ad affrontare un danno di tale portata per il nostro settore». Tra le proposte presentate al governo c’è quella del posticipo del pagamento dei contributi previdenziali al 30 settembre. Una richiesta che dovuta alla riduzione delle attività e dei guadagni delle aziende a causa dell’emergenza Coronavirus. Inoltre, aggiunge il Presidente Cosentino, c’è la necessità di misure straordinarie e incentivanti per le imprese come «sgravi contributivi finalizzati all’assunzione di manodopera avventizia, vista le difficoltà per le aziende di trovare personale». Ovviamente, tutti «dovranno poter lavorare in assoluta sicurezza e per garantirla, data la tipicità del settore, è necessario predisporre un piano di sorveglianza specifico e condiviso».

Tutelare il Mezzogiorno

Anche Giovanni Magliocchi, Presidente FederTerziario Agricoltura, riconosce che il decreto “Cura Italia” rappresenta un primo passo per aiutare imprese e cittadini. Allo stesso tempo, tuttavia, fa presente la necessità di sforzi aggiuntivi. E ricorda come gli agricoltori stiano continuando a lavorare tra le difficoltà, «per assicurare continuità di produzione e di distribuzione fino al dettaglio». Le richieste riguardano le scadenze fiscali e contributive, per le quali «servirebbe un rinvio almeno fino a settembre». Magliocchi ricorda anche che «il comparto agricolo e agroalimentare con le sue filiere di qualità è chiamato a sostenere la situazione di emergenza». In queste condizioni, «a rischiare maggiormente sono le imprese meno strutturate», soprattutto nel Mezzogiorno.

Individuare le soluzioni per ripartire

Infine, Giovanni Cafaro, Presidente di ConfUnisco, sottolinea come l’emergenza Coronavirus stia mettendo a dura prova la filiera agricola. È necessario, spiega, garantire la sicurezza dei cittadini e  «individuare insieme tutte le soluzioni idonee per far ripartire i settori più colpiti». E presenta le proposta dell’associazione a vantaggio delle imprese agricole. Come quella di «riconoscere un credito d’imposta pari al 50 per cento degli acquisti di materie prime già avvenuti durante il periodo d’emergenza». Questo «vista la difficoltà di inserimento sul mercato dei propri prodotti e quindi la mancata capitalizzazione degli investimenti già assunti».