Vino, il CREA scommette sul modello Distretto per la ripartenza

Il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria con il suo Centro dedicato di Viticoltura ed Enologia, è già presente in molte zone d’Italia. Ora si punta a iniziare un lavoro su alcuni vitigni tipici del Sud Italia a Turi (Bari),  sede preposta al miglioramento genetico dell’uva da tavola, come della viticoltura del mezzogiorno

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Vino rosso

Puntare sul modello Distretto per la ripartenza del settore vitivinicolo. Il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) con il suo Centro dedicato di Viticoltura ed Enologia, è già presente in maniera importante in molte zone d’Italia. Dal Veneto e il Friuli, nella regione del Prosecco, dove studi di miglioramento genetico sulla Glera sono in stato avanzato e riscuotono numerosi apprezzamenti. Questo ha portato all’inizio di un percorso simile con il Primitivo ed un altro paio di vitigni tipici del Sud Italia a Turi (Bari), sede preposta al miglioramento genetico dell’uva da tavola e alla viticoltura del mezzogiorno.

Sulla viticoltura avanzata, digitale e sostenibile, è attivo il Centro di Conegliano (Treviso) con un forte orientamento tecnologico, mentre sugli stessi temi, ma con una specifica vocazione al biologico, è impegnata la sede di Arezzo. In Piemonte, in collaborazione con Coldiretti e viticoltori privati, il CREA sta studiando aspetti qualitativi enologici, ma anche tecnologie innovative in cantina e nell’intera catena produttiva, così come a Velletri, vicino Roma.

grappoli d'uva bianca
Grappoli d’uva durante la vendemmia in Puglia (Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash)

Aree di intervento

Gli ambiti principali di intervento del CREA si possono dividere in due aree. La prima riguarda il miglioramento genetico tradizionale e biotecnologico. L’obiettivo è creare nuova biodiversità e sfruttare quella esistente, anche attraverso la cura delle collezioni viticole (quella del CREA è la più grande d’Italia) ed il recupero delle tradizioni del vino. La seconda area è la viticoltura di precisione, digitale e sensoristica che utilizza modelli matematici con cui gestire il vigneto, grazie all’ausilio di centraline meteo e dispositivi di supporto decisionale basati su immagini satellitari o misurazioni fisiologiche sulla pianta. Senza mai dimenticare la sostenibilità. Questa si declina con lo sviluppo di protocolli da applicare in vigneto. Comprendono prodotti alternativi a quelli chimici di sintesi e sono finalizzati ad una gestione del suolo e del verde rispettosa dell’ambiente (irrigazione, inerbimento, concimazione, raccolta), frutto di sperimentazione e ricerca consolidata.

Distretto Puglia 

Il vitigno principe, il Primitivo, con 2 due DOP oltre alla IGT, può crescere moltissimo, tanto da diventare il volano di sviluppo per numerosissime varietà caratterizzanti i territori. Dal Nero di Troia al Negramaro, passando per il Bombino. Ognuno di questi vini è potenzialmente oggetto di ulteriore affinamento, esaltando le peculiarità dei territori e dei prodotti dell’agroalimentare che li accompagnano. La biodiversità del Sud Italia, che dall’Enotria (dalla Calabria centrale fino al Sud della Campania e buona parte della Basilicata) si è mossa verso Nord e verso Est, è stata la culla di una cultura tutt’ora non pienamente rivelata. Le collaborazioni con le Università, in particolare quella del Salento, aiuteranno a far crescere tutto il territorio, partendo da una profonda attenzione per la biodiversità ambientale. Collaborazioni già consolidate sulla viticoltura digitale e sostenibile e sull’uva da tavola, un po’ più indietro sull’uva da vino.

Occasioni di ripartenza

Commentando la nascita del nuovo Distretto del vino in Puglia, il presidente del CREA, Carlo Gaudino, ha ricordato l’importanza di simili sinergie che mettono in comunicazione aziende Università e Centri di Ricerca. Si tratta, ha spiegato, di occasioni di ripartenza straordinarie che migliorano «l’intera filiera, ottimizzando il flusso della conoscenza e della tecnica, dalla ricerca all’impresa. In questo ambito il CREA,  che ha nella sua mission la traduzione dei risultati delle ricerche in strumenti pratici e pronti all’uso, può dare un contributo significativo, non solo partecipando alla fase di sviluppo con le Università, ma trasformando la conoscenza acquisita in un  “prodotto” utile alla crescita culturale e tecnologica delle aziende, collaborando con i tecnici e gli imprenditori nel quotidiano, fino al loro successo. Insomma, un modello che costituisce un’esperienza da replicare anche in altre regioni italiane».