Federturismo: «Il settore è al collasso, servono ristori veri e più garanzie»

L'associazione di Confindustria lancia l'allarme sulla situazione delle imprese del settore turistico e, tramite una nota, spiega il bisogno di misure immediate che vadano a intervenire dove necessario

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Coronavirus
Due persone passeggiano in una via di Milano (Photo by Mick De Paola on Unsplash)

Sono, probabilmente, la categoria che ha sofferto di più in quest’ultimo anno. Si tratta degli operatori del comparto turistico che, per colpa dei tanti lockdown, hanno visto ridursi sempre più le loro possibilità di guadagno. D’altronde la diffusione del virus e il protrarsi dell’emergenza sanitaria hanno influito soprattutto sui viaggi e gli spostamenti e un Paese come il nostro che fa del turismo uno dei suoi punti di forza non poteva che risentirne. Lo ha ricordato poco tempo fa anche l’ex Premier Conte, durante la conferenza di fine 2020, in cui  riportava come gli oltre 100 milioni di turisti del 2019, si erano dimezzati nell’ultimo anno.

Ecco quindi l’appello che Federturismo lancia al nuovo governo Draghi. In un comunicato l’associazione ricorda l’importanza di ristori immediati che vadano ad aiutare imprese e attività ormai al collasso.  Ormai, si legge, «l’industria del turismo italiano è ad un bivio storico, le scelte che il Governo si accinge a prendere in tema di sostegni e ristori saranno determinanti per la sopravvivenza stessa di tutto il comparto costituito da 386.000 imprese che generano 232 miliardi di contribuito al PIL italiano».

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Preoccupano i dati

Nella nota, i vertici di Federturismo ricordano come ormai l’8 per cento delle imprese turistiche italiane non esiste più. Oltre all’emergenza sanitaria, ha influito la mancanza di misure di sostegno adeguate. Inoltre, ricordano che un ulteriore 30 per cento di imprese potrebbe non riaprire più nel corso del 2021. Soprattutto «se le indiscrezioni circolate nelle scorse ore sui meccanismi di sostegno verranno confermate». È necessario, quindi,  «costruire un meccanismo che sia di reale impatto per la sostenibilità economica di intere filiere produttive».

Le richieste di Federturismo

L’associazione, quindi, spiega quali dovrebbero essere i settori e i punti su cui intervenire. Come riporta la nota, «il limite dei 10 mln di euro per l’accesso ai ristori a fondo perduto comporta l’esclusione di gran parte delle più importanti imprese turistiche nazionali. Il meccanismo di calcolo inoltre, per come ipotizzato, porta a ristori talmente esigui da non consentire nessun tipo di supporto reale. Va anche esteso il limite dei 6 anni per la restituzione dei prestiti garantiti dallo Stato e portato ad almeno 15 anni. Questo per ridare ossigeno e prospettive di recupero ad un settore che nelle migliori previsioni tornerà ai tassi di crescita del 2019 solo dal 2025».

Infine, conclude Federturismo, «apprezziamo e condividiamo la richiesta che l’ABI ha fatto pochi giorni fa al Governo e alle Istituzioni europee per rivedere i meccanismi di supporto alla liquidità anche intervenendo sulle attuali regole del Quadro Temporaneo della Commissione europea sugli aiuti di Stato».