La vendemmia 2026 è scattata ufficialmente in Italia con dieci giorni di anticipo rispetto alla media storica. Le temperature elevate e la prolungata siccità, infatti, hanno accelerato la maturazione dei grappoli nei vigneti, spingendo i produttori ad avviare le prime operazioni nell’Oltrepò Pavese e in Sicilia per salvaguardare la qualità dell’uva.
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Anticipi della raccolta e il fattore clima
Il primo stacco dell’uva interessa le varietà bianche da spumante presso l’azienda Defilippi I Gessi a Oliva Gessi. In Toscana la raccolta delle uve Sangiovese potrebbe partire già a metà agosto. Si tratta di una data insolita per i vitigni rossi. Le risultanze sul campo confermano un quadro fitosanitario sotto controllo con il rischio peronospora che al momento risulta scongiurato sul territorio nazionale. Resta elevata l’attenzione dei tecnici per la presenza del Mal dell’esca e per la recrudescenza della Flavescenza dorata.
I picchi termici stagionali generano un’alta concentrazione zuccherina negli acini. La campagna vendemmiale si prospetta complessa: la raccolta si svilupperà su un arco temporale lungo, destinato a superare i quattro mesi. A pesare, soprattutto, sono le insidie del meteo instabile con violenti episodi di grandine che hanno già sferzato diverse aree ricche di vitigni tra il Nord e il Centro Italia.
L’impatto economico e la pressione sui costi
Il settore vitivinicolo rappresenta un asset strategico nazionale. Conta 241.000 imprese attive su 681.000 ettari di superficie e genera un fatturato complessivo di 14 miliardi di euro. Il 78 per cento dei vigneti è legato a vini a Indicazione Geografica. Il comparto sostiene sfide strutturali complesse. La burocrazia sottrae 1,6 miliardi di euro all’anno alle aziende agricoli. Le giacenze in cantina registrano un incremento del 6,7 per cento in quantità rispetto alla stagione precedente.
Inoltre, le tensioni geopolitiche internazionali hanno determinato un aggravio medio di 250 euro per ettaro a causa dei rincari di energia e fertilizzanti. Secondo un’analisi di Coldiretti, le esportazioni hanno subito un calo del 7 per cento in valore nel primo quadrimestre del 2026, con una contrazione del 15 per cento sul mercato statunitense determinata dai dazi applicati dall’amministrazione Trump. Pesa la carenza di manodopera specializzata nelle vigne.
Lo scenario nelle regioni: dal Piemonte alla Sicilia
In provincia di Alessandria le operazioni scattano ai primi di agosto partendo dai vigneti di Moscato nell’Acquese. L’area conta 2.500 aziende e 12mila ettari. Mauro Bianco, presidente di Coldiretti Alessandria, definisce il contesto operativo: «Risulta difficile fare previsioni quantitative su una vendemmia che sarà spalmata su quasi due mesi – spiega -. È una vera e propria sfida enologica per le aziende, anche in considerazione della concentrazione zuccherina».
Nel contesto insulare le piogge invernali e primaverili hanno garantito buone riserve idriche. Pietro Pollara, vicepresidente di Assovini Sicilia, descrive l’evoluzione sul territorio: «Le premesse per la vendemmia 2026 in Sicilia sono decisamente positive. L’andamento stagionale, caratterizzato da un inverno e una primavera particolarmente piovosi, ha consentito un buon ripristino delle riserve idriche del suolo, favorendo uno sviluppo vegeto-produttivo equilibrato della vite. Inoltre, la limitata pressione di patogeni e insetti dannosi, con pochi casi isolati registrati e prontamente gestiti, ha permesso di mantenere un ottimo stato fitosanitario dei vigneti. Anche i picchi di temperatura registrati a luglio sono stati ben gestiti dalle piante grazie alla disponibilità idrica accumulata. Ci aspettiamo una vendemmia di elevata qualità, con vini caratterizzati da un interessante corredo aromatico e da un buon equilibrio tra freschezza ed eleganza».
La Sicilia affronta un percorso di raccolta di circa cento giorni. Si parte a fine luglio con i vitigni internazionali Pinot Nero e Chardonnay nell’area occidentale. La stagione si chiuderà sulle pendici dell’Etna tra la metà di settembre e l’inizio di novembre.
