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Dare il giusto riconoscimento a una metodologia che ha rivoluzionato il mondo della spumantistica italiana. È questa l’idea alla base del progetto “2024 Martinotti 100 anni di Spumante” per costituire uno specifico Istituto Nazionale degli Spumanti Italiani di Qualità “Metodo Italiano Martinotti”. Questo nome è dato dal suo ideatore, Federico Martinotti che con il suo metodo di fermentazione in autoclave ha rivoluzionato l’enologia italiana.
L’iniziativa è stata presentata anche nel corso di una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati organizzata dal deputato Enzo Amich. Hanno partecipato all’incontro anche il presidente del Comitato Casale Monferrato capitale della DOC, Andrea Desana e il patron di Golosaria, Paolo Massobrio.
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Metodo Martinotti, valorizzare un’eccellenza italiana
Come spiega l’On. Amich quando si parla di Metodo Martinotti ci si riferisce a una vera eccellenza del nostro Paese, «un vanto per il territorio – di Casal Monferrato – ma non solo, un vanto nazionale. Stiamo parlando di circa un miliardo di bottiglie che utilizzano quella metodologia. E quindi è sicuramente un modo per dare giustizia anche al fondatore che è Martinotti che è del Monferrato».
Gli spumanti realizzati col Metodo Martinotti, quindi, contribuiscono anche a far conoscere all’estero l’Italia e il territorio del Monferrato. «È un prodotto che viene venduto in tutto il mondo – ricorda l’On. Amich – e quindi per questo il progetto vuole sottolineare le bottiglie prodotte con metodologia Martinotti nelle etichette, così da far conoscere la nostra area e il nostro made in Italy in tutto il mondo».
Martinotti “contro” Charmat
Questo progetto vuole soprattutto ridare il giusto riconoscimento all’inventore della metodologia di fermentazione in autoclave. «Martinotti – ricorda Andrea Desana – è il vero inventore del metodo di spumantizzazione in autoclave. Tanti dicono che lui lo ha inventato, ma poi il brevetto lo ha fatto il francese Charmat. In realtà non è così. Martinotti ha brevettato il metodo nel 1895. Il francese Charmat, invece, è arrivato 12 anni dopo, nel 1907, e dopo aver inserito un’elica, lo ha ribrevettato. La spumantistica francese è stata più sensibile, rispetto alla nostra, a riprendere nei tempi questa invenzione importante che si contrappone, ma in realtà è un’integrazione al metodo classico champenoise della rifermentazione in bottiglia».
Inizialmente, infatti, il metodo classico presentava delle problematiche. «Allora – spiega Desana – soprattutto il moscato, per via della pressione interna, le bottiglie si spaccavano. C’era il 30 per cento di danno e quindi Martinotti con il suo metodo ha trovato una soluzione a un problema molto grave che la stragrande maggioranza dei produttori avevano. Oggi col metodo Martinotti si producono il 70-80 per cento degli spumanti che sono in circolazione sui mercati italiani ed esteri. I vini più importanti sono l’Asti spumante, il prosecco Doc e Docg, il Lambrusco, il Brachetto Doc spumante e molti altri dell’Oltrepò Pavese».
La proposta di riconoscimento ufficiale
Ecco quindi un’iniziativa importante lanciata in occasione di questo che viene chiamato anno martinottiano, poiché ricorre il centenario dalla morte di Federico Martinotti. La proposta, ricorda Andrea Desana è «quella di sensibilizzare i produttori dei consorzi di tutela a indicare in etichetta la dizione Metodo Martinotti». Si tratta di una proposta già avanzata al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e che verrà ripresentata anche a Casale Monferrato in un convegno che si terrà in questo mese. In quell’occasione, prosegue Desana, «diremo ai consorzi di cercare di creare un comitato di coordinamento che a sua volta darà vita e forma a un istituto nazionale dello spumante italiano di qualità “Metodo Italiano Martinotti”».

