La figlia di Trastevere, il romanzo di Elisabetta Fiorito

La figlia di Trastevere, di Elisabetta Fiorito, è un affresco familiare che ripercorre le trasformazioni di Roma e del Paese nella prima metà del Novecento

Il romanzo storico “La figlia di Trastevere” di Elisabetta Fiorito, pubblicato da Salani Editore, ricostruisce l’epopea di una famiglia romana nella prima metà del XX secolo. La giornalista parlamentare attinge alla figura della bisnonna materna per narrare la trasformazione urbanistica della Capitale e i grandi eventi storici nazionali.

Una ricerca storica tra archivio e radici personali

Elisabetta Fiorito, cronista parlamentare per il gruppo “Radio24-IlSole24Ore”, abbandona provvisoriamente il racconto dell’attualità politica per tornare a dedicarsi alla narrativa (questo è il suo quarto libro). L’ispirazione nasce dal profilo di Vincenza, la sua bisnonna. L’autrice ci racconta di quali elementi disponesse all’inizio del lavoro d’indagine: «Non sapevo assolutamente nulla se non che faceva la fruttivendola e che viveva a Piazza in Piscinula. Aveva un banco a via del Lavatore e aveva sposato un ebanista proveniente dal Piemonte, Umberto il mio bisnonno».

Pochi dettagli anagrafici che diventano, però, la base di una complessa trama corale. Dietro un grande lavoro di ricerca (testimoniato dalla lunga bibliografia finale) per ricostruire, seppur romanzata, l’ambientazione dell’epoca. Scrivere questo romanzo ha consentito all’autrice di ricomporre la sua storia. «È servito a ritrovare le mie radici – spiega Fiorito -. L’ho voluto fare perché mi sono resa conto che in una città grande come Roma sono pochissime le persone che possono veramente dire di avere una bisnonna romana e trasteverina. Per questo ho voluto vedere la storia di questa città come quella della mia famiglia».

La struttura dell’opera e le vicende dei protagonisti

Trastevere, infatti, fa da sfondo primario alle vicende narrate. Si tratta di un rione popolare, povero e isolato se si considera che gli altri rioni come Borgo Pio, Castel Sant’Angelo e San Pietro erano sotto “controllo” del Vaticano. La protagonista affronta le fatiche quotidiane con tenacia: «Vincenza – ci racconta l’autrice – è una donna molto determinata. Tutte le mattine si alza alle 4:30 e va a prendere la verdura al mercato di piazza Ippolito Nievo per poi andare col carretto a via del Lavatore. La sua storia parte da lì e attraversa gli anni turbolenti di quel periodo».

Il romanzo si articola in tre blocchi temporali distinti. La prima parte inizia nel 1911 e si chiude con lo scoppio della Grande Guerra e la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917. La seconda fase affronta l’epidemia di influenza spagnola e il primo dopoguerra. Il terzo segmento, infine, analizza l’ascesa del fascismo, le campagne militari in Libia e le imponenti ristrutturazioni urbanistiche capitoline.

Accanto alla protagonista c’è Umberto, ebanista piemontese arrivato nella Capitale da Manta, in provincia di Cuneo, per lavorare. Il loro rapporto affronta la fame, le guerre e dolorose ripartenze. Ma anche l’amore, o meglio, gli amori saranno protagonisti, con alcune rivalità sentimentali. «Ci sono tanti intrecci e anche amori impossibili, perché Vincenza e Umberto si sposano, ma c’è una persona che è innamorata di Vincenza, così come c’è un’altra donna che è innamorata di Umberto. Non voglio spoilerare, ma insomma c’è spazio per vari colpi di scena perché è un romanzo molto dinamico».

Ci sono anche i tre fratelli di Vincenza. Profondamente legati alla sorella, saranno divisi dalle ambizioni individuali, dalla violenza politica e dall’emigrazione.

Le trasformazioni di Roma e il nodo delle migrazioni

I luoghi descritti nel testo mostrano una Capitale lontana dalla metropoli contemporanea che oggi conosciamo. Tuttavia, sottolinea l’autrice, oggi come allora i flussi migratori sono presenti nello sviluppo della città. Quelli interni di un secolo fa vedevano spostamenti dal Sud verso le regioni settentrionali o all’estero. E tanti lavoratori giunti da fuori hanno trasformato un piccolo centro di 100mila abitanti nell’odierna Roma Capitale.

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