Stefano Prolli, dal cinema ai libri. «E su Tik Tok aiuto il prossimo»

L'intervista a Stefano Prolli, autore del romanzo la “Città degli Opposti“ (edizioni Efesto). «Porto il lettore ad aprirsi alla possibilità di ricevere qualcosa. Il libro può essere letto a diversi livelli, è avvincente e ricco di colpi di scena, ma anche intenso dal punto di vista spirituale»

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Stefano Prolli in primo piano, il viso

Scrittore, regista, filmmaker e sceneggiatore. E da qualche mese anche influencer. Per di più su Tik Tok, una delle piattaforme social più smart. E’ difficile incasellare Stefano Prolli in una sola categoria.    

Da poche settimane è in libreria la sua ultima fatica letteraria: si intitolata la “Città degli Opposti“ (edizioni Efesto). Che si può definire come «un romanzo di ricerca e perfezionamento interiore». Impreziosito in copertina dall’opera di Simone Piccioni, un pittore romano molto quotato.     

Il profilo di Stefano Prolli  

Stefano Prolli ha 38 anni, si è laureato in Storia, Scienze e tecniche della Musica e dello Spettacolo all’Università Di Tor Vergata. Nel corso della sua carriera ha vinto diversi premi legati alla sua abilità di scrittore e di regista. L’abbiamo contatto per un’intervista. Per capire cosa c’è dietro il suo lavoro, la “Città degli Opposti”.

Stefano, con la narrativa sei tornato al primo amore?

«Beh, direi di sì. Ai tempi dell’università ho vinto due premi, poi però mi sono dedicato ad altro. In passato avevo scritto un romanzo non sono mai riuscito a finirlo. Di recente però ho sentito una profonda urgenza e scritto in pochissimo tempo la “Città degli Opposti“. Complessivamente ci sono voluti circa 100 giorni».

La “Città degli Opposti“ è un viaggio alla ricerca di se stessi?

«Porto il lettore ad aprirsi alla possibilità di ricevere qualcosa. Il libro può essere letto a diversi livelli, è avvincente e ricco di colpi di scena, ma anche intenso dal punto di vista spirituale. Può andare bene per un 13enne perché è un romanzo di formazione, ma anche per l’intellettuale che conosce come va il mondo».

Come descriveresti in breve la trama?

«E’ il viaggio di un eroe che va alla ricerca della sua voce perduta: credo sia una metafora potente, che arriva».  

Quanto c’è di autobiografico nelle pagine?   

Stefano Prolli, la copertina del suo libro la città degli opposti

«Parecchio. In realtà racconto dal punto di vista allegorico la mia trasformazione. Soffrivo di attacchi di panico e di ansia. Sono stato male, ma ho avuto tanti maestri che mi hanno aiutato. Ho fatto un percorso forte e conosciuto me stesso, rinascendo letteralmente. Nel libro racconto, attraverso delle allegorie, la morte del vecchio io e una rinascita differente. Racconto il mio risveglio, la connessione al mio io più profondo, più reale e più vicino a me. Infatti, ho ripreso a fare le cose che mi piacevano».

In cosa consiste il risveglio di Stefano Prolli? 

«Adesso vivo con serenità. Il processo di guarigione è iniziato dall’accettazione dei disagi e poi è passato dal permettere che tutto esiste e che tutto va accolto. Le emozioni e i pensieri negativi non si possono eliminare. Ma si può essere felici anche quando si è tristi».

Ritornando al libro, è una sorta di manuale?

«Esattamente. Attraverso allegorie e simboli si può accedere all’inconscio e quindi superare il filtro della mente. E’ un romanzo di formazione, con le dovute proporzione un po’ come “Pinocchio”. Lo leggi adesso e capisci una cosa, lo leggi tra due mesi e ne capisci altre. E’ su più livelli. Sono contento perché ho unito la passione per la scrittura con la mia missione su questa terra, che è appunto il perfezionamento interiore».

Come stanno andando le vendite?

«Molto bene, neanche l’editore si aspetta tutte queste richieste».

Raccontaci della tua avventura su Tik Tok. Quando hai iniziato?

«Da pochi mesi e i risultati di @Risveglio si vedono (circa 7mila follower e nell’ultimo mese 580mila visualizzazioni, ndc). L’algoritmo ti connette con quelli dell’età tua. Non è vero che ci sono solo giovanissimi su Tik Tok, anzi. E’ un social potente che può essere usato in maniera seria. L’età media di chi mi segue è di 50 anni, ci sono anche tante mamme». 

Di cosa si occupa il tuo canale?

«Di gestione delle emozioni, di ricerca spirituale e benessere generale. Carico dei video in “pillole” di pochi secondi o di un minuto, ma faccio anche dirette molto seguite che possono durare ore. Dentro Tik Tok ci ho visto urla e bisogno di aiuto. E’ uno strumento immediato, Facebook e Instagram in confronto sono il Medioevo. Sto su questo social con uno spirito filantropico». 

Progetti nel cassetto?

«Sto lavorando a un lungometraggio e poi ho messo in cantiere un secondo libro».