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Stampa 3D, Rigamonti (Weerg): «Un’arma veloce contro il Coronavirus»

L’imprenditore: «Non c'è dubbio sul fatto che tutte le burrasche ad un certo punto finiscano e l'Italia ha tutte le carte per superarla. Ma questa tempesta è stata bella grossa e non ci sono precedenti su cui appigliarsi per fare previsioni»

Stampa 3D Weerg

Alzi la mano chi conosce le HP5210 MJF. Pochi, pochissimi. Del resto, stiamo parlando di stampanti industriali 3D, dei bestioni attivati di recente per contrastare e limitare i danni del Coronavirus in Italia. Nel picco della pandemia, Weerg – azienda veneta specializzata nella stampa 3D – ha teso la mano al Paese mettendo a punto delle visiere protettive per il personale medico (in tandem con PressUP). Inoltre, ha aderito ai progetti “Decathlon” e “Open Breath” fornendo valvole e componenti per trasfromare maschere sub in maschere respiratorie d’emergenza e per creare ventilatori polmonari.

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La tecnologia di stampa 3D, come è noto, è già impiegata in diversi ambiti medici come chirurgia maxillofacciale, cardiologia e ortopedia. Contro il Coronavirus è scesa in campo mostrando le sue potenzialità, la sua velocità e la sua efficacia. Ne abbiamo parlato con Matteo Rigamonti, il fondatore di Weerg.

Stampa 3D
La nuova sede di Weerg, azienda veneta specializzata nella stampa 3D

La tecnologia di stampa 3D sta diventando indispensabile nel campo medico. Se glielo avessero detto 10-15 anni fa quanti ci avrebbero creduto?

«Secondo me se proprio non ci credevano tutti, molti almeno ci speravano visto che quello che mancava non erano le tecnologie (la stereolitografia ha almeno 30 anni) ma l’affidabilità, la capacità produttiva e i costi ragionevoli. Ora, con le urgenze imposte dalla pandemia, si è capito che la stampa 3D è l’unica che può rispondere istantaneamente alle emergenze con volumi cospicui e a costi sensati».

In quanto tempo si riescono a produrre i componenti per un ventilatore polmonare?

«Se intende le valvole per trasformare la maschera Decathlon in respiratore di emergenza riusciremmo a produrne almeno 1.000 al giorno; anche se va detto che il nostro è un caso particolare visto che con le sei stampanti industriali HP5210 MJF installate nella nostra azienda disponiamo della capacità produttiva più grande d’Italia per lavorare il nylon PA12 di cui le valvole sono fatte».

Weerg si è messa a disposizione del personale sanitario e dei pazienti per contrastare il Coronavirus. Quale iniziativa della sua azienda la rende più fiero?

«Abbiamo fatto un bel po’ di valvole per le maschere Decathlon, oltre ad aver regalato 1.500 visiere protettive al personale sanitario che ce le ha richieste, di cui 500 alla Protezione Civile Nazionale. Un progetto che abbiamo realizzato qui in Weerg con la stampa 3D e in collaborazione con il service di stampa online PressUP che ha tagliato le visiere con frese automatizzate. Ci ha fatto piacere ed avremmo voluto fare di più, ma il Covid ci ha creato anche altri problemi e regalarne di più non sarebbe stato sostenibile».

Stampa 3D
Reparto produttivo Stampa 3D

Come stanno andando gli ordini per le visiere protettive escludendo quelle offerte gratuitamente agli ospedali e alle Protezione Civile?

«La stampa 3D ha il vantaggio di produrre istantaneamente ma di conservare ancora un costo per pezzo che non è competitivo con lo stampaggio a iniezione oltre i 10.000 pezzi. Già in questi giorni molti produttori si sono organizzati per la stampa ad iniezione per cui ci limitiamo a smaltire lo stock di pezzi in magazzino».

Di recente lei ha dichiarato che questo “è il momento di fare rete”. L’Italia è ancora indietro o qualcosa sta cambiando?

«L’Italia, e lo dico avendo vissuto molti anni all’estero, è il Paese più bello che ci sia e dove vorrei rinascere; anche se da imprenditore devo ammettere che in generale non c’è per nulla uno spirito di rete, se non in casi eccezionali come è capitato per le valvole per le maschere Decathlon. Siamo un Paese per spiriti liberi e le nostre città non sarebbero così belle e piene di cose diverse da vedere se non fosse così».

Una previsione: l’Italia riuscirà a uscire dalla crisi finanziaria post Coronavirus puntando sulle proprie eccellenze?

«Non c’è dubbio sul fatto che tutte le burrasche ad un certo punto finiscano e l’Italia ha tutte le carte per superarla. Ma questa tempesta è stata bella grossa e non ci sono precedenti su cui appigliarsi per fare previsioni. Non posso fare a meno di notare però che se prima della pandemia si pensava ad una crisi del passato si parlava del 1929 o del 2008, ma l’epidemia di spagnola – che aveva fatto più vittime della prima guerra mondiale – era conosciuta e citata da pochi. Spero che vada allo stesso modo e venga dimenticata presto se non dalla memoria almeno dalla storia dell’economia».

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