Stalking, come difendersi? I consigli dell’avvocato Simona Nasole

Il legale: «Quando si è abbastanza spaventati ma anche lucidi nel rendersi conto che il comportamento che si sta subendo non rientra nelle normali vicissitudini di un rapporto, qualsiasi esso sia, è bene tramutare la propria storia personale in un atto giudiziario»

Gli ultimi dati Istat non sono incoraggianti. Inquadrano un problema dilagante, legato a doppia mandata al reato dello stalking. Infatti, il 31,5 per cento delle donne dai 16 anni ai 70 anni (6 milioni 788 mila) in Italia ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Praticamente una donna ogni tre.

Il reato di stalking fa parte dell’ordinamento italiano da oltre un decennio. Da quando il d.l. n. 11/2009 (convertito dalla l. n. 38/2009) ha introdotto all’art. 612-bis c.p., il reato di “atti persecutori”.

Donna guarda schermo del cellulare
Foto du Jenny Ueberberg su Unsplash

Stalking: pene elevate 

Viene punito chi «con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita».

Lo stalking può essere punito fino a 6 anni e 6 mesi e può aumentare fino alla metà se la vittima è un minore, una donna in stato di gravidanza o con disabilità. Per parlare di stalking abbiamo contatto l’avvocato Simona Nasole dello Studio Legale Campanelli, che opera in tutta Italia.

Quando si configura il reato di stalking?

«La prima cosa da fare è valutare se le singole condotte che uno sta subendo rientrano nel fatto tipico di reato, laddove noi sappiamo che lo stalking si determina quando le condotte di molestia, violenza, disturbo fisico e psicologico si perpetuano nel tempo ingenerando ansia e paura. Perché la caratteristica dello stalking è l’abitualità, si deve trattare di episodi concatenati e durevoli nel tempo».   

Che genere di episodi?

«I continui messaggi sui social e sullo smartphone, le telefonate, finanche le mail. E poi pedinamenti, minacce, insulti, appostamenti, atteggiamenti aggressivi, comportamenti violenti e invasivi anche nei confronti di soggetti terzi rispetto alla vittima, come per esempio parenti o amici. Fino ad arrivare a quello che purtroppo la cronaca ci ha insegnato: il preludio di reati ben più gravi. Ci tengo comunque a precisare che lo stalking non è un reato di genere».

Come si fa a capire di essere vittima di stalking?

Stalking, Simona Nasole avvocato
L’avvocato Simona Nasole

«Secondo il mio parere lo stalking parte dal concetto di molestia. Tre telefonate di giorno hanno un peso diverso rispetto a due telefonate o una nel cuore della notte. E’ ancora peggio se associate. Quindi, ad esempio se una persona riceve un numero eccessivo di telefonate, di giorno e di notte, dalla stessa persona deve alzare il suo livello di allarme».

«Tutto questo, ovviamente, diventa ancora più grave e problematico se il soggetto che sta ponendo in essere questa condotta è il partner o l’ex partner. Questi comportamenti travolgono la vita della persona offesa che arriva al punto di cambiare le proprie abitudini di vita».

Ci può fare un esempio?

«Se vado normalmente a lavoro con l’automobile e faccio sempre lo stesso tragitto, partendo da casa e raggiungendo la piazza che sta di fronte l’ufficio, e visto che il percorso è stato attenzionato dallo stalker e quei parcheggi sono noti al mio aguzzino, non prendo più la macchina e non faccio più quel percorso. In casi peggiori prendo il taxi o addirittura non vado più a lavoro. Oppure chiedo di cambiare sede, se possibile».

Un consiglio che si sente di dare?

«La potenziale vittima non deve mai essere lasciata da sola. Da quando subisce violenza a quando matura la consapevolezza di doversi tutelare, a quando di fatto agisce legalmente. Intendo una rete di amici e familiari, ma anche un rete di tecnici e professionisti, dall’avvocato alle forze dell’ordine, dagli psicologici fino al personale dei centri antiviolenza».

Quando entra in gioco l’avvocato?

«L’impulso all’esercizio dell’azione penale è un diritto di ogni cittadino, che da solo si può rivolgere alle forze dell’ordine. Ma è chiaro che il reato di stalking è un reato complesso e come abbiamo detto l’avvocato fa parte della rete a difesa della vittima. E, sottolineo, si mette in prima fila».   

Quanto dura un processo per stalking? 

«Sicuramente i processi per stalking sono più veloci di altri, soprattutto nell’avvio. Le procure sono particolarmente sensibili a queste tipologie di reato. Perché purtroppo siamo stati abituati a tanta casistica e il legislatore ha introdotto le norme processuali che hanno reso l’avvio più rapido in favore della velocità delle indagini. Quindi c’è una sorta di via preferenziale per quanto riguarda l’avvio e anche la fissazione dell’udienza preliminare. Poi è chiaro che si deve affrontare un processo».    

La vittima quando si può ritenere tutelata?

«Quando il comportamento negativo e sbagliato dello stalker, gravemente frustante per la vittima, è interrotto o comunque viene arginato. La massima soddisfazione è ottenere l’interruzione degli atti persecutori già in fase di indagini preliminari».

Il momento migliore per agire?

«Il Codice Rosso ha ampliato le tutele per vittime di stalking. Per qualsiasi reato tecnicamente il termine di decadenza per fare una denuncia è di 3 mesi, per lo stalking è di 6 mesi da quando la vittima è a conoscenza del fatto. Quando si è abbastanza spaventati ma anche lucidi nel rendersi conto che il comportamento che si sta subendo non rientra nelle normali vicissitudini di un rapporto, qualsiasi esso sia, è bene tramutare la propria storia personale in un atto giudiziario».

Web Hosting
Web Hosting

Rispondi