Sonia Candy: «Come studiare le lingue? Il segreto è divertirsi»

Studiare una lingua sui social è possibile. È questo, infatti, il progetto di Sonia Cristofori, in arte Sonia Candy, che sui suoi canali posta brevi pillole di grammatica, pronuncia e modi di dire per insegnare a tutti i segreti dell’inglese/americano

Diventare famosi sui social con la cultura? Si può, anzi It’s possible. La scelta della lingua non è casuale perché l’argomento di cui si parla è proprio l’inglese, o meglio l’inglese/americano. A insegnarlo sui social, prevalentemente Instagram (@soniacandyinsta) e Tik Tok (oltre a un canale YouTube) è Sonia Cristofori, meglio conosciuta dai suoi follower come Sonia Candy. 

Oltre 45mila su Instagram e 16mila su Tik Tok seguono quotidianamente le sue pillole di inglese/americano. «In realtà – ci spiega in un’intervista – anche prima di iniziare con i video, il mio lavoro era quello di insegnare inglese. Ho studiato lingue con un’attenzione per l’insegnamento e la didattica». Subito dopo la laurea, ricorda, si è trasferita in Giappone per insegnare. «Avevo scelto di vivere all’estero e di viaggiare. Quindi quando ho deciso di lasciare il Giappone mi sono chiesta quale potesse essere il modo per seguire il mio obiettivo e la risposta è stata quella di lavorare online».

Sonia Candy Cristofori primo piano di profilo
La “social teacher” Sonia Candy

Sui social sei diventata famosa come Sonia Candy. Da dove nasce questo nome d’arte?

«In realtà un significato particolare non c’è. Questo nome è nato anni fa quando ero in Giappone e ho aperto il mio canale YouTube. Allora il nome Cristofori mi suonava un po’ lungo. Quindi ho pensato a qualcosa che mi piacesse e avesse un nome corto e, soprattutto, inglese perché il canale è in lingua. A me piacciono le caramelle, Candy è inglese, io sono dolce, il mio cognome inizia con la C… a quel punto ho pensato che era perfetto e l’ho scelto».

Da lì, quindi, è iniziato tutto.

«Sì, diciamo che il lavoro me lo sono un po’ inventato. Avevo il canale YouTube, ma non lo usavo per lavoro e ho pensato di poter utilizzare i social per spiegare l’inglese con delle piccole pillole. Intanto avevo iniziato a insegnare privatamente online. Poi il formato delle scenette con l’insegnante e la ragazza romana è venuto naturalmente. Insegnare facendo divertire, strappando una risata, non solo è più piacevole sia per l’insegnante che per lo studente, ma poi le nozioni rimangono più impresse. Quindi ho portato questo approccio che usavo già privatamente con i miei studenti in questo formato sui social. In particolare Instagram e Tik Tok, perché su YouTube parlo perlopiù di viaggi e cultura».

Andiamo a lezione di lingua: che differenze ci sono fra l’inglese classico e l’americano?

«Sia l’inglese britannico che l’americano sono entrambe lingue che hanno uno standard, una grammatica, quindi sono valide allo stesso modo. Spesso gli italiani pensano all’inglese britannico come a quello originale, mentre considerano l’americano uno slang. Ci sono delle differenze a livello di lessico, qualche parola diversa a livello di spelling e anche nella grammatica. Diciamo che sono due lingue valide allo stesso modo che vengono da un antenato comune. Io però consiglio ai miei studenti di scegliere l’uno o l’altro. Personalmente ho scelto l’americano perché principalmente mi piace come suono, oltre allo spelling e alla grammatica, ma anche perché è la lingua che si usa nell’entertainment, nei film e nella musica, come il rap che ascoltavo da piccola. Alla fine, comunque, dipende dal gusto personale». 

Quali sono gli errori principali commessi dagli italiani?

«Nella pronuncia la cosa principale che, potendo, cambierei nelle abitudini degli italiani è il non stoppare le consonanti finali. Per esempio, una parola che termina con la t come but (ma), gli italiani spesso la pronunciano “butt”. Non riescono a stoppare le consonanti finali e le “strascicano” o mettono una vocale alla fine. A livello grammaticale, invece, c’è il tempo present perfect. In genere non viene compreso bene perché non c’è una buona equivalenza con l’italiano. Nella nostra lingua non l’abbiamo, possiamo tradurlo con il presente, il passato prossimo, ma non conferiscono le stesse sfumature. Poi ci sono i frasal verb, difficilissimi a livello di memoria: look at, look for… sono verbi seguiti da una preposizione che cambiano il significato del verbo principale e in inglese ce ne sono a centinaia. Mi vengono in mente anche frasi che gli italiani sbagliano a tradurre».

Ad esempio?

«L’espressione “sono d’accordo”. Molti italiani dicono “I’m agree” perché traducono letteralmente la frase. In realtà essere d’accordo è già contenuto nel verbo to agree, quindi basta dire “I agree”».

Svelaci qualche trucco. Come si può migliorare la propria pronuncia? 

«Per esempio, si può fare pratica registrandosi. Si correggono molti errori riascoltandosi. So che si tratta di molto lavoro, però una volta che lo si fa e si comprende come posizionare la lingua e i movimenti della bocca diventa tutto “muscle memory”, memoria muscolare».

Come decidi gli argomenti dei tuoi video?

«In realtà la maggior parte delle volte mi ci sveglio la mattina. Appena alzata mi viene in mente la scenetta e la realizzo il giorno stesso. Diciamo che il mio è un po’ “un business alla giornata” (ride). In generale cerco di non fare soltanto video sulla pronuncia o tutte scenette, ma alterno pronuncia e grammatica a una scenetta e un modo di dire. Sonia Candy Cristofori mezzo busto vicino a un cancelloInoltre, i miei video sulla pronuncia sono spesso molto specifici, perché il mio target, il mio audience (perlopiù persone tra i 20 e i 40 anni) è qualcuno che un’infarinatura di inglese già ce l’ha. Il livello è  “Intermediate to Advance”. Sulla grammatica scelgo sempre qualcosa di più particolare che magari a scuola non si studia e mi concentro anche sullo slang».

Quanto tempo impieghi a realizzare ogni video?

«Generalmente, anche per le scenette non mi scrivo i copioni, ma vado “a braccio” quindi non ci metto tantissimo. In realtà ci possono volere dai 20 ai 40 minuti. Poi però mi piace curare la mia community, quindi una volta che posto un video voglio seguirne l’evoluzione. Quindi vedere i feedback, chi legge, rispondere ai commenti e questo richiede del tempo. Inoltre, come insegnante faccio 5 ore di lezione al giorno, poi preparo i compiti per i miei studenti e mi dedico alle mie pagine sui social almeno due ore. 

Per quanto riguarda YouTube, invece, cerco di postare un video a settimana. Però i miei video a volte sono interviste. Mi piace intervistare persone che vengano da posti diversi, magari che parlano italiano e hanno interesse per l’Italia o per le lingue. A volte “Vloggo”, cioè mostro la mia vita sui social quando viaggio e sono all’estero. In questo caso quindi lavoro al video tutta la settimana, se non un paio, perché devo scrivere, fare i sottotitoli e montare. Mi occupo di tutto dalla programmazione al girare fino al montaggio, quindi ci metto tanto tempo».

Pensi di realizzare video anche in altre lingue?

«Mi piacerebbe un po’ spaziare anche su altri tipi di inglese. Mi piace molto l’australiano, però principalmente voglio concentrarmi sull’americano. Anche perché per diventare davvero esperto, “The master”, in una lingua ci vuole tempo. Quindi penso che continuerò con i video sull’inglese/americano anche perché è quello che mi piace. Per quanto apprezzi anche l’inglese/australiano alla fine l’americano è il mio primo amore».

C’è qualche aneddoto particolare che puoi raccontarci?

«Beh, ad esempio mi ricordo una volta che ero in America e ancora non avevo imparato benissimo la differenza tra bite e beat (mordere e picchiare). Volevo dire che un gatto mi aveva morso e ho finito per dire che un gatto mi aveva picchiato. Quindi tutti quelli mi hanno sentito mi guardavano un po’ interdetti. Cose del genere mi sono capitate spesso come quando ho chiesto una penna invece della padella (pen e pan), quindi mi è stata portata una penna invece della padella. Questo sempre perché non avevo imparato benissimo le vocali. Io non sono madrelingua, quindi gli errori possono capitare a me come a tutti gli altri. Gli errori capitano sempre».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Attualmente insegno dalle 3 alle 5 ore al giorno di lezione. Quindi, oltre ai video, impiego anche del tempo a preparare le lezioni, dare i compiti… però non nascondo che sto pensando di fare evolvere il mio progetto in qualche modo. Anzi, in realtà me lo sono dato come obiettivo per il 2022: iniziare a costruire qualcosa medialmente. Mi piacerebbe aprire una specie di scuola online, con gli insegnanti che usano il mio metodo, cioè un approccio basato sulla conversazione, la correzione degli errori e l’attenzione a un inglese più naturale e utile e meno scolastico. E fare anche dei videocorsi. Quindi per ora continuo principalmente a insegnare singolarmente, però ho anche dei progetti futuri». 

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