mercoledì 24 Luglio 2024

Shopping Flash, Barsotti: «Così aiuto le piccole aziende a vendere online»

Marcello Barsotti - una vita spesa nella consulenza aziendale e nel ramo pubblicitario - ha messo a punto Shopping Flash a Firenze con l’aiuto di un gruppo di programmatori e softwaristi: una macchina che costruisce un e-commerce per micro imprese

Aiutare la piccole aziende a digitalizzarsi. In altre parole a vendere online direttamente con Shopping Flash, senza passare dai costi e dalle commissioni dalle piattaforme più famose. Dai vari Booking, Expedia, Ebay, Amazon, Air BnB, Just Eat, Glovo e compagnia.   

Marcello Barsotti – una vita spesa nella consulenza aziendale e nel ramo pubblicitario – ha messo a punto Shopping Flash a Firenze con l’aiuto di un gruppo di programmatori e softwaristi. L’investimento è stato importante, «parliamo di circa 40.000 euro». Si tratta di un programma che permette alle attività di creare dal nulla un e-commerce che si può collegare ai vari canali social (e non solo).    

Shopping Flash, l'home page del sito ufficiale
Il sito ufficiale di Shopping Flash

Quando è nata l’idea di Shopping Flash?        

«In realtà è nata prima del Covid, circa tre anni fa. Un cliente mi aveva chiesto qualcosa di tecnologico e semplice per gestire in proprio le vendite online. Ma chiaramente era troppo caro per una sola persona. A marzo, con l’arrivo della pandemia, ho ritirato fuori l’idea dal cassetto. Il problema di uno è diventato la soluzione per tanti». 

Cosa è in parole semplici?

«Una macchina che costruisce un e-commerce per micro imprese. Facile, immediata. E non servono competenze digitali o elettroniche. E’ adatto ad esempio al pizzaiolo che con le mani sporche di farina fotografa i vassoi e li mette in vendita nel giro di pochi istanti». 

A chi ti rivolgi?

«Il cliente tipo è chi ha un’attività, principalmente su strada, che vende beni e sevizi per la comunità. Shopping Flash è più in linea con chi ha una frequenza di vendita alta».

Shopping Flash perché è diverso da altri servizi simili?

«Per la semplicità d’uso disarmante e la rapidità di attivazione. In due ore sei in grado di vendere. Inserisci gli articoli e sei online. Per un ristorante giapponese abbiamo inserito 250 piatti diversi in 2 ore e 30 minuti». 

Non stiamo parlando di una app. Giusto?

«No, al momento. Ma non è escluso che possa diventarlo. L’app in questo frangente è un limite. Shopping Flash è più semplicemente un sistema di conversione immediato per vendere direttamente da Facebook, Instagram, Whatsapp, Google, Signal, Telegram ma anche via mail. Giorno dopo giorno aumentano le funzioni».  

Quanto costa? 

«Una stupidaggine: 70 euro al mese. In un anno parliamo di un investimento di poco più di 800 euro».

Come stanno andando le cose?

«Finora ho circa 100 clienti che hanno aderito a Shopping Flash. Sono partito da Firenze e dalla Toscana con il passaparola ma sono arrivato anche a Roma, in Sardegna e nelle Marche. Inizialmente abbiamo aiutato molte aziende nel food, come ristoratori, pizzerie, ristoranti italiani ed etnici, ma anche alimentari, macellerie, consegna frutta e verdura a domicilio. Nel tempo abbiamo integrato modifiche per il non food adatte ad erboristerie, abbigliamento, farmacia, ottica, anche lavanderie. Fino ad arrivare a sviluppare un optional per la gestione del noleggio o vendita di beni/servizi adatta a piccole strutture museali, prenotazione escursioni, turismo, eventi, clubbing e concerti».

L’obiettivo a lungo termine di Shopping Flash?

«Teoricamente con l’euro Shopping Flash si può espandere in tutta Europa. Ma la più grande soddisfazione è avere già imprenditori felici, più sereni, che hanno aumentato il fatturato e che si divertono a sviluppare la parte social. Insomma, è gratificate aiutare le persone a cambiare mentalità, ad avere un approccio diverso al mercato. Orami non basta più alzare la saracinesca la mattina e aspettare che la gente entri nel negozio. Per questo motivo sul sito ufficiale di Shopping Flash c’è una sezione blog dedicata alle notizie che possono tornare utili agli imprenditori. E poi anche un canale Telegram».

Ma come funziona con le consegne?

«Si possono fare accordi con le grandi ditte che si occupano di spedizioni, oppure affidarsi a fattorini freelance o cooperative di rider, come per esempio Robin Food».

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