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Roma giungla, il noir di Saladini che strizza l’occhio alla fiction

Alleanze criminali, traffico di stupefacenti, omicidi e colpi di scena sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano questo thriller ricco di azione e suspense pronto per un salto dalla carta al piccolo o al grande schermo

Roma giungla

Un’alleanza tra mafia nigeriana e ‘ndrangheta, un traffico internazionale di stupefacenti e un poliziotto “duro e puro” che vuole bloccare questo meccanismo. In più una serie di omicidi e colpi di scena. Mescolate il tutto e otterrete “Roma giungla” l’ultima fatica letteraria di Gino Saladini, criminologo e medico legale. La storia, ci spiega l’autore, inizia con «l’arrivo di container di cocaina nel porto di Civitavecchia per rifornire il centro Italia» e si sviluppa tra finzione e realtà. «I legami fra mafia nigeriana e ‘ndrangheta esistono realmente. Inserendo questo elemento narrativo con l’arrivo di questi container, di cui non abbiamo prova, quindi è finzione, abbiamo raccontato un’ipotesi di colonizzazione della mafia nigeriana di Roma in combutta con la ‘ndrangheta. Tagliando fuori quelle che sono le storiche bande romane e la camorra».

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Il romanzo, scritto a quattro mani con il film maker Christian Lucidi, è edito da Marsilio ed è il quarto scritto dall’autore. Una collaborazione che nasce da una lunga amicizia. «Scriviamo insieme da 15 anni – ricorda Lucidi – anche se questo è il primo romanzo che viene pubblicato. Abbiamo co-firmato un documentario sul campione di boxe Silvio Branco , “Il tunnel trasparente”, e il mediometraggio “Albedo”. Roma giungla è un po’ l’apice di questi 15 anni».

Come nasce l’idea di questo romanzo?

«Parte tutto da uno studio che ho fatto come criminologo sulla mafia nigeriana – spiega Saladini -. Dopodiché mi è venuto in mente di trasformarlo in un romanzo. E ho chiamato Christian Lucidi, giovane film maker diplomato all’Accademia Strasberg a New York, per renderlo il più cinematografico possibile e il più legato alla strada possibile per renderlo un crime fluido, veloce e crudo. Anche dal punto di vista di ciò che accade, con un plot narrativo estremamente agile».

Sperate in una possibile trasposizione sullo schermo?

«Quello è l’obiettivo – afferma Saladini -. È chiaro che sarà difficile, ce ne rendiamo conto. Però noi porteremo avanti questo progetto con la casa editrice Marsilio e Jacopo De Michelis, il patrono della casa  e con Accapierre di Giovanni Favero che è il nostro agente. La speranza è quella di raggiungere un contatto per una fiction su Roma giungla.  Nel romanzo ci sarà più di un colpo di scena. Alcuni grossi e inaspettati che poi risolvono tutta la narrazione. Il tutto scritto in modo semplice e veloce. Molti punti, pochissime virgole, capitoli molto brevi tutti con un titolo. Questo per portare il lettore dentro la storia e affascinarlo con grande rapidità. Il romanzo è scritto in modo crudo, con un linguaggio della strada. Qualcuno può rimanere sorpreso. Magari chi ha letto i miei primi tre libri ci troverà un lessico un po’ deviato verso il dark. Però andava fatto perché il mondo che descriviamo è quello».

Inoltre, aggiunge Lucidi, «sarebbe una bugia se dicessi che lo abbiamo scritto non pensando a una eventuale trasposizione sullo schermo. È stato pensato affinché la transizione dal romanzo alla sceneggiatura sia il più facile possibile. Quindi la scrittura è molto veloce. Abbiamo puntato molto sul ritmo perché questi sono tempi veloci. La mente delle persone è cambiata e il ritmo, nel mondo di internet, è diventato imprescindibile. Oggi ci vuole qualcosa che faccia poggiare gli occhi delle persone sul libro e le pagine devono girarsi da sole».

Perché i gialli e le storie sul crimine affascinano sempre i lettori?

«Il crimine – spiega Saladini – affascina l’uomo dalla notte dei tempi. Ricordo sempre che dopo la creazione, nella Bibbia, l’evento successivo è l’omicidio. Caino che uccide Abele. Quindi c’è veramente un interesse per il lato oscuro dell’anima. È un qualcosa che è alimentato anche dal voyeurismo televisivo. C’è una grandissima platea che è interessata al male e al perché del male. Non alla sua soluzione, perché poi è molto difficile eradicarlo dall’uomo».

Secondo Lucidi ci sono vari motivi. «Uno è quello del voyeurismo. Andare a mettere infilare il naso in vite in cui normalmente la maggior parte delle persone non ha nulla a che fare è molto interessante. Andare a mettere il naso nella vita di un criminale, non  è qualcosa che alla maggior parte di noi accade quindi cattura facilmente i lettori. Secondo, come diceva Jung, tutti noi abbiamo dentro un’ombra, una serie di cose che stanno là, ma che neghiamo anche a noi stessi e proiettiamo sugli altri. Un romanzo noir permette di fare i conti con la tua ombra. Perché vedendo tante cose terribili che succedono, è un po’ entrare in contatto con la propria ombra senza saperlo. Terza motivazione: grandi scrittori del passato hanno inventato grandi romanzi della criminalità nell’ambito della malavita. Anche perché laddove succedono cose tremende c’è anche la possibilità della redenzione, delle aperture dell’anima che magari in vite mediocri non ci sarebbero. Non faccio comparazioni, ma penso a Shakespeare con Amleto, Otello o Machbeth. Il noir propone queste cose in maniera immediata, reale e senza troppi fronzoli».

Il protagonista, Sandro Sparta, è ispirato a qualcuno?

«È un personaggio di fantasia – ricorda Saladini – creato dalla mia conoscenza con un funzionario della Polizia di Stato che ha ricoperto un ruolo analogo per molti anni. Mi ha raccontato molti snodi che mi sono serviti nella narrazione. Perché ci sono cose che non puoi sapere se non parli con le persone che stanno sul campo. Adesso è diventato un mio amico. Un ex poliziotto di quelli duri e puri. Perché Sandro Sparta è duro, ma è puro. Crede nello Stato e nella possibilità di migliorare la società». 

Quanto hanno aiutato le vostre professioni nella scrittura del romanzo? 

Essere un criminologo e medico legale, spiega Saladini, «mi ha aiutato moltissimo per quanto riguarda la costruzione dei profili criminali. Come per lo studio dell’organizzazione criminale dei Black Axe, la confraternita che agisce su Roma. Ad esempio a Torino si chiama Eiye, che è un’altra confraternita nigeriana. Quindi sì, il mio lavoro mi è servito, visto che la mia è sempre una base di studioso. Poi mi ha aiutato molto Christian Lucidi.  Lui è un grande conoscitore della spiritualità africana. Così abbiamo inserito nella storia di Roma giungla tutta la parte esoterica ed occultistica legata ai culti vudù che è una parte molto importante del romanzo. Sarà molto interessante, per le persone, leggere cosa fanno queste mafie nigeriane al livello di condizionamento psicologico sulle giovani prostitute».

Anche Lucidi parla positivamente dell’influenza dei suoi studi e della sua professione. «Sicuramente mi ha aiutato molto – ricorda -. Da leggere molte sceneggiature, capire i meccanismi che ci sono dietro, studiare i vari approcci. Perché c’è l’approccio americano, quello francese, l’approccio italiano che hanno delle zone di sovrapposizione, ma sono abbastanza distinti fra di loro. Credo che oggi non si possa scrivere come ai primi del ‘900 con frasi lunghissime e grandi subordinazioni del periodo. Si può anche fare, ma il cervello della maggior parte delle persone ha subito, dall’avvento di internet, un cambiamento fisiologico. Oggi i tempi mentali non sono gli stessi di 40 ani fa. Oggi se vuoi dire qualcosa a qualcuno hai un tempo limitato. Se perdi un lettore per 3 o 4 pagine lo perdi del tutto. Tutto deve essere al suo posto o il lettore te lo perdi. Perché con i social, Netflix ecc… le menti vanno più veloci della volontà».

Ci sarà un seguito?

«I seguiti – afferma Saladini – sono sempre legati ai successi editoriali. In realtà la storia di Roma giungla nasce come una trilogia. Racconterà l’evolversi di questa lotta fra la polizia italiana, il bene diciamo, e il male rappresentato sia dalla mafia nigeriana che dalla ‘ndrangheta. Insomma, gli ingredienti sono sempre quelli classici ossia il bene contro il male, il bianco contro il nero, come in ogni noir. Considerando però che chi è nel bene non è totalmente pulito e chi è nel male non è totalmente sporco».

«Chi leggerà il libro – prosegue Lucidi – si accorgerà che alcune cose, non dico che sono state lasciate in sospeso, ma sono volutamente aperte. Questo non significa che il libro finisca con dei punti interrogativi. Tutto si chiude circolarmente. Allo stesso tempo ci sono delle finestre che rimangono leggermente aperte e che possono essere spalancate in un’eventuale trilogia».

Progetti per il futuro?

«Oltre a un eventuale capitolo due, no – ci dice Lucidi -. Abbiamo già scritto la sinossi di un eventuale seguito di Roma giungla e siamo quasi pronti a cominciare a scriverlo se avessimo segnali che il primo sta andando bene. Roma giungla  è stato un lavoro impegnativo. Da quando è cominciato a quando è uscito sono passati 3 anni e mezzo. Molto tempo e molta vita, per questo con l’idea della trilogia ancora in atto, non mi sento di mettermi al lavoro su altro».

«Al momento – aggiunge Saladini – ci sono due libri a cui sto lavorando. Ho tratto ispirazione da un criminale della Milano degli anni ’40. Probabilmente il prossimo mio libro parlerà di questo. La Milano degli anni ’40 e un criminale molto interessante di cui narrerò la vita». 

E poi il seguito di Roma giungla. 

«Speriamo – conclude Saladini – che Roma giungla abbia il successo che noi ci auspichiamo e il seguito è lì dietro, certo».

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