mercoledì 24 Luglio 2024

Primo anno di Fercam Echo Labs, Menichetti: «Sostenibilità e sociale»

Il progetto no profit di Fercam spegne la sua prima candelina. Eco design, economia circolare, impegno sociale sono solo alcuni temi sviluppati in questi primi 12 mesi, come ci racconta in un’intervista il presidente dell’impresa sociale, Dino Menichetti

Business, sostenibilità e progetti sociali possono coesistere? Sì, e a dimostrarlo è quanto è stato fatto nel primo anno di Fercam Echo Labs, progetto no profit di Fercam Spa. L’azienda, da sempre molto attenta alla sostenibilità, all’ambiente e al sociale, ha deciso di fare un passo in più puntando sul bene comune. Sono stati 12 mesi intensi, che hanno visto il coinvolgimento di numerose realtà con tanti obiettivi portati a termine e molti ancora da raggiungere.

E pensare, come ci spiega in un’intervista il presidente di Fercam Echo Labs Dino Menichetti, «tutto è iniziato per una serie di coincidenze. Nella filiale che coordino, a Roma, non c’erano spazi nelle aree esterne  dedicati ad autisti e dipendenti. Così, mi sono fatto mandare, dal nostro parco mezzi, due container che dovevano essere dismessi per farli modificare dai nostri tecnici di Fercam Fine Art e creare all’interno un’area benessere per i collaboratori della filiale di Roma». Un’idea semplice che da lì si è pian piano sviluppata diventando un progetto molto più grande.

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Primo anno di Fercam Echo Labs, lo sviluppo del progetto

Inizialmente, prosegue Menichetti, «l’idea era di riutilizzare tutto il legno che normalmente dobbiamo smaltire. Nella filiera della logistica smaltiamo ogni anno migliaia di tonnellate di legno. Si tratta dei pallet dei prodotti che trasportiamo per i nostri clienti. Sono progettati per un unico ciclo di vita e una volta fatta la consegna vanno smaltiti. Così, dopo aver creato le aperture nei container abbiamo provato ad adattarli col legno riciclato. In realtà non è stato semplice perché l’attività di disassemblaggio dei pallet di legno è molto complicata e onerosa in termini di tempo e se non sei organizzato non riesci».

Perciò, «abbiamo coinvolto un’associazione no profit che si chiama Linaria che si occupa di progettare spazi per diffondere la biodiversità in ambiti urbani e industriali e lo fanno riutilizzando il primo materiale di scarto della logistica che è appunto il legno, creano questi progetti per diffondere la biodiversità con percorsi di inclusione sociale attraverso attività di ecodesign. E partendo dai due container ci siamo fatti fare un progetto che prevedeva la realizzazione di quest’area con tutte strutture e arredi in legno riciclato, piante per attirare gli insetti impollinatori ecc…Da lì siamo partiti con il progetto dell’impresa sociale di Fercam Echo Labs. Perché abbiamo visto che sviluppando questa attività sia i nostri clienti, sia i partner che i fornitori si sono appassionati al progetto e abbiamo pensato di costituire questo laboratorio permanente». 

Lavorare per il bene comune

La decisione di creare un’impresa sociale nasce anche dal voler togliere ogni logica di lucro legata all’iniziativa. «Possiamo fare attività commerciale – sottolinea il presidente di Fercam Echo Labs – ma i proventi servono per finanziare i progetti sociali che ci siamo dati nello statuto».

All’interno di Fercam, Dino Menichetti si occupa di coordinare una serie di attività che vanno dai progetti di innovazione tecnologica a quelli relativi all’impresa sociale. In particolare, tra le iniziative portate avanti troviamo i progetti volti a minimizzare l’impatto ambientale per l’esercizio dell’attività di logistica. Si parla, quindi, di ridurre il fabbisogno energetico degli impianti grazie ad attività di relamping a Led, o dell’installazione di impianti fotovoltaici nelle filiali per autoproudrre energia rinnovabile fino all’installazione di colonnine di ricarica elettrica per i veicoli della distribuzione. Azioni importanti, ma non sufficienti a raggiungere la meta prefissata. 

«Con questi progetti – ricorda il presidente di Fercam Echo Labs – possiamo raggiungere solo alcuni obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. Quindi abbiamo deciso di creare questo laboratorio con lo scopo principale di mettere in rete i programmi di responsabilità sociale e di impresa dei vari partner che avrebbero collaborato. Vogliamo realizzare progetti che abbiamo chiamato di compensazione sociale partendo dalle nostre filiali e dai nostri siti logistici e poi, uscendo e occupandoci del territorio che ci ospita, realizzare progetti di utilità sociale».

E le attività in programma, in questo senso, sono molte. A cominciare dalle collaborazioni tra Fercam Echo Labs e il mondo della scuola, coinvolgendo studenti di tutte le fasce d’età in attività di coprogettazione e di formazione sulle tematiche come sostenibilità, riciclo e consumo responsabile. Allo stesso tempo verranno portati avanti progetti di riqualificazione dei cortili degli istituiti e realizzati arredi per la fruizione di questi spazi da parte degli studenti. 

Un anno di impresa sociale, i progetti realizzati 

Col presidente Dino Menichetti ripercorriamo anche quali sono stati i passi principali compiuti nel primo anno di Fercam Echo Labs a cominciare dal traguardo, non banale, della costituzione di un’impresa sociale all’interno di una multinazionale.

«Quello che siamo riusciti a fare è stato organizzare l’impresa sociale sulle attività, sulle mission e su tutto ciò che dovrà fare. Come Fercam Echo Labs abbiamo già assunto due richiedenti asilo, attraverso un percorso di inclusione sociale, e abbiamo attivato il tirocinio di un terzo. Quindi oggi abbiamo tre falegnami, degli artigiani che abbiamo formato e che stanno lavorando quotidianamente alla realizzazione dei progetti con il legno riciclato. Abbiamo creato questa prima area presso la filiale di Roma, realizzato progetti per dei nostri clienti e stretto collaborazioni molto importanti con Electrolux e Prologis, un fondo che realizza mobili per la logistica e che ha lanciato un progetto che si chiama Parklife. Prevede la riqualificazione dei cortili e delle aree esterne dei loro parchi logistici attraverso diverse iniziative che vanno da piste ciclabili a campi sportivi, ma anche la realizzazione di opere di street art».

Nel primo caso, con Electrolux, è stato realizzato un primo progetto che prevedeva l’arredamento di un box all’interno di un magazzino per le pause dei dipendenti. La collaborazione con Prologis, invece, ha portato alla realizzazione degli arredi per le aree esterne nella sede di Romentino. Inoltre, la collaborazione con Prologis non si ferma qui, ma prosegue con l’idea di una serie di lavori per la riqualificazione dell’interporto di Bologna, uno dei più grandi d’Europa. Inoltre, un altro progetto riguarda la centrale a biogas di Vipiteno «dove – ricorda Menichetti – prevediamo di fare dei giardini verticali riutilizzando sia il legno che i teloni dei camion che dovevano essere dismessi che riceveremo da uno dei nostri fornitori e utilizzeremo per questo progetto». 

La collaborazione con gli studenti

Non bisogna dimenticare il rapporto tra l’azienda e il mondo della scuola e dell’Università. Ad esempio, ci spiega il dirigente Fercam, «collaboro con l’Università di Roma 3 col professore di architettura Stefano Converso che si occupa del corso di rigenerazione urbana. Abbiamo quasi finito di sottoscrivere la convenzione. L’idea di Converso con i suoi studenti è quella di fare una materioteca per catalogare i vari materiali di scarto della filiera logistica da utilizzare per dei progetti nel loro laboratorio di modelli e prototipi. E con il ricavato di questi progetti andremo a riqualificare i cortili esterni di Roma 3 di questo dipartimento che si trova all’interno del Villaggio Globale. Gli studenti, quindi, avrebbero modo di vedere messa in pratica la loro visione dei progetti all’interno della loro sede».

Un progetto analogo è quello che potrebbe vedere Fercam Echo Labs collaborare con l’Accademia di Belle arti di Bologna e gli studenti della professoressa Chiara Cibin di Design del prodotto che nel prossimo biennio potrebbero disegnare gli arredi degli spazi interni dell’interporto da realizzare riutilizzando il legno riciclato.

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Progetto Fercam Echo Labs, accoglienza e riconoscimenti

Nonostante le intenzioni senza’altro lodevoli, però, non è sempre facile riuscire a creare progetti come Fercam Echo Labs soprattutto se coinvolgono grandi aziende.

primo anno di fercam echo labs, il presidente Dino Menichetti
Il presidente di Fercam Echo Labs, Dino Menichetti

Tuttavia, non è questo il caso. A parte una certa curiosità iniziale, ricorda Menichetti, il progetto ha conquistato pian piano tutti a cominciare dall’amministratore delegato di Fercam Spa che ha da subito apprezzato l’idea.

Oggi, spiega Menichetti sono  «i colleghi stessi che ci continuano a sottoporre progetti. Ognuno nella propria filiale vorrebbe realizzare un’area dove fare un’area lettura o spazi per il tempo libero. Adesso stiamo progettando la sala mensa della filiale di Rho, dove abbiamo cominciato a fare le panche. L’idea è di trasformare i locali che ci sono ora e sfruttando le loro criticità, perché si tratta di un seminterrato, farli diventare una sorta di birreria underground e rende il tutto più accogliente per i dipendenti. Inoltre, ci hanno proposto anche tante opportunità con dei clienti. È un progetto che è stato molto sentito dai colleghi». 

Inoltre, in questo primo anno di Fercam Echo Labs sono successe anche cose inaspettate. Come ad esempio la pubblicazione della professoressa Alessandra Cozzolino dell’Università Sapienza di Roma che ha deciso di fare uno studio sul caso di economia circolare di Fercam Echo Labs. E il progetto ha ricevuto anche dei riconoscimenti come quello assegnato da Amazon a Berlino: il Sustainable Fleet Award nella categoria Mode Masters come miglior progetto di logistica sostenibile. 

Un modello replicabile

Al di là di questo, sottolinea Menichetti «quello che sarebbe bello per noi è creare un modello replicabile di questi progetti non solo da Fercam Echo Labs, ma dai nostri clienti e partner. Supportando in particolare il mondo dell’artigianato, perché si possono fare collaborazioni per ritornare alla logica di condivisione del bene comune. Il primo step è fare in modo che questo modello sia sostenibile. Dimostrare che si può fare impresa sociale, economia circolare, senza che sia necessariamente un costo, ma anzi addirittura un vantaggio competitivo. Questo è fondamentale. Bisogna fare in modo di integrare queste progettualità all’interno dei modelli di business altrimenti diventa complicato farle funzionare».

Il percorso, ovviamente, è stato facilitato grazie alla presenza di Fercam. Tuttavia, Menichetti è convinto che queste iniziative possano riuscire ad essere autosufficienti e portare alla nascita di best practice con un ritorno economico, di immagine e benefici per l’ambiente, in sostanza un sistema dove vincono tutti. Il prossimo passo, intanto, è quello di allargarsi anche al di fuori della Capitale. «Ci piacerebbe – conclude – aprire falegnamerie sociali anche in altre filiali di Fercam per riuscire a diffondere questa progettualità in più regioni d’Italia».

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