Pomodoro, Conserve Italia vola dopo il lockdown. «Mai una campagna così attesa…»

Il direttore generale Pier Paolo Rosetti: «Per questa campagna il nostro programma prevede un 20% in più di pomodoro da industria raccolto e lavorato rispetto alla campagna 2019. Puntiamo a lavorare circa 400.000 tonnellate nei nostri quattro stabilimenti italiani dedicati al pomodoro: Pomposa di Codigoro (Fe), Ravarino (Mo), Albinia di Orbetello (Gr) e Mesagne (Br)»

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Pomodoro: il direttore generale di Conserve Italia, Pier Paolo Rosetti.

Raccolti con cura e portati negli impianti per i trattamenti di igienizzazione, dove diventano il condimento per eccellenza dei primi piatti. Dai campi agli stabilimenti di lavorazione è in pieno fermento la campagna di raccolta del pomodoro italiano 2020, appuntamento strategico per il comparto agroalimentare italiano.  

Un evento in cui gioca stabilmente un ruolo di primo piano Conserve Italia, leader nella trasformazione alimentare (sughi e non solo) a livello nazionale ed estero. Successo che si può spiegare con i numeri dell’azienda: 14.000 agricoltori associati, 600.000 tonnellate di prodotti lavorati, 12 stabilimenti (9 in Italia, 2 in Francia, 1 in Spagna). E anche con i tanti marchi noti con cui vengono commercializzati i trasformati di Conserve Italia come Cirio, Valfrutta, Yoga, Derby Blue e Jolly Colombani. Ma tornando alla campagna 2020 del pomodoro italiano, quale è la situazione della produzione agricola e della successiva trasformazione in questo delicato momento storico post-pandemia? Lo abbiamo chiesto al direttore generale di Conserve Italia, Pier Paolo Rosetti.

Pomodoro, la raccolta a Lagosanto (Fe)

La campagna di raccolta e lavorazione 2020 rappresenta un trampolino di rilancio per l’industria conserviera italiana dopo il lockdown; quali sono le prospettive di Conserve Italia?

Pomodoro, operaie al lavoro per la campagna 2020«Dopo il boom di domanda di passate e conserve di pomodoro registrato nei mesi dell’emergenza Covid, mai una campagna è stata tanto attesa. Per far fronte alle grandi richieste di prodotto, sia in Italia che in Europa, siamo stati costretti in questi mesi ad utilizzare quasi tutte le nostre giacenze di magazzino. Veniamo tra l’altro da due campagne di pomodoro alquanto scarse, 2018 e 2019, per i problemi legati alla siccità del bacino produttivo del nord e al maltempo; quest’anno le previsioni risultano al momento buone, sia dal punto di vista qualitativo che rispetto ai volumi attesi. Anche le vendite dei derivati del pomodoro, pur se lontane dai picchi dei mesi di marzo e aprile scorsi in pieno lockdown, continuano a registrare trend positivi».

«Nei nostri stabilimenti siamo quindi partiti per la lavorazione del nuovo prodotto; un pomodoro di qualità, 100% italiano, costantemente controllato, proveniente dagli oltre 5.100 ettari dei nostri soci produttori coltivati nelle aree più vocate del Paese. Per questa campagna il nostro programma prevede un 20% in più di pomodoro da industria raccolto e lavorato rispetto alla campagna 2019. Puntiamo a lavorare circa 400.000 tonnellate nei nostri quattro stabilimenti italiani dedicati al pomodoro: Pomposa di Codigoro (Fe), Ravarino (Mo), Albinia di Orbetello (Gr) e Mesagne (Br)».

Quali sono le caratteristiche qualitative del pomodoro di quest’anno e quali fattori ne hanno influenzato una maggiore presenza nei campi agricoli?

«I cambiamenti climatici chiedono nuove risposte lungo tutta la filiera del pomodoro. A partire dalla ricerca di varietà che dimostrino in campo una maggiore vigoria e resistenza agli agenti patogeni; e anche un ridotto fabbisogno idrico, una buona capacità di maturazione anche nel mese di settembre».

«Queste indicazioni ci arrivano dalle prove varietali che i nostri tecnici ogni anno svolgono in alcune aziende agricole. Inoltre, le aziende sementiere stanno ampliando il panorama varietale del pomodoro da industria; è nostro compito tenere costantemente aggiornati gli agricoltori sulle novità che possono portare beneficio alle loro aziende. Per quanto riguarda la campagna 2020, particolare attenzione è stata posta anche alle varietà tardive e a quelle con una spiccata tolleranza alla peronospora, riducendo l’utilizzo di fitofarmaci».

Il fabbisogno di manodopera nei campi agricoli: come vi siete organizzati per le esigenze di personale e quali sono stati gli ostacoli per reperire operatori per la raccolta?

«Non abbiamo riscontrato particolari ostacoli a reperire la forza lavoro necessaria ai nostri stabilimenti per lavorare tutto il pomodoro programmato. Anche le nostre aziende associate non hanno registrato grandi problemi per reperire la manodopera in fase di raccolta nei campi; la quasi totalità del pomodoro di Conserve Italia è raccolto con il sistema meccanizzato, pertanto l’esigenza di personale è molto ridotta. Siamo molto soddisfatti di aver mantenuto anche quest’anno i nostri livelli occupazionali legati alla campagna del pomodoro, con l’assunzione di 1.170 lavoratori stagionali». 

Quali sono le aspettative di Conserve Italia per il prossimo autunno-inverno in termini di vendite?

«Per quanto riguarda il retail, confidiamo che si consolidi l’aumento del consumo di pomodoro all’interno delle famiglie italiane. Trainato dal ritorno ai piatti della nostra tradizione. Il nostro impegno in questo senso è massimo con la valorizzazione del prodotto, che non può essere preda di continue corse al ribasso dei prezzi. Tuttavia, ben diversa è la situazione nel settore foodservice, dove la riapertura di ristoranti e pizzerie non ha comunque riportato i consumi fuori-casa alla situazione pre-lockdown».

«Questo canale, che si è di fatto azzerato durante il lockdown, per noi è molto importante; siamo presenti con i marchi Cirio Alta Cucina e Valfrutta Granchef che servono il pomodoro ai professionisti della cucina. Confidiamo che, seppure in maniera graduale, si possa tornare ad una piena ripresa di queste attività».