NextChem: energia pulita dai rifiuti grazie alla tecnologia

Il comparto industriale della Toscana tenta il rilancio attraverso la carta dell’economia circolare e il riciclo chimico dei rifiuti, un’inedita tecnologia di reimpiego degli scarti delle discariche già testata in Giappone

L’aiuto a un comparto in difficoltà, quello dell’industria alle prese con le sfide della transizione ecologica, arriva da un settore che non ti aspetti, ossia quello dei rifiuti, grazie a una nuova tecnologia che punta a dare nuova vita alla frazione non riciclabile degli scarti urbani che potrà essere trasformata in energia, proprio per le necessità produttive del settore secondario. È la proposta avanzata dalla NextChem, società italiana del gruppo Maire Tecnimont che opera nel campo della chimica verde e delle tecnologie per la transizione energetica, per sostenere le industrie della Toscana sul fronte della decarbonizzazione.

Un’operazione che non prevede il ricorso a nuove fonti energetiche, ma semplicemente la valorizzazione di quell’esistente che non ha alcuna prospettiva di una ‘second life’: i rifiuti non riciclabili. Dalla spazzatura opportunamente lavorata con una procedura messa a punto da NextChem, è infatti possibile ottenere energia pulita da mettere in rete per le necessità delle imprese manifatturiere.

NextChem: parla il Ceo 

Una (quasi) inesauribile fonte di energia generata per procedimento chimico, e non destinata al classico termovalorizzatore. «La tecnologia di conversione chimica per la produzione di molecole circolari è un’innovazione di NextChem che si basa su processi consolidati – spiega Pierroberto Folgiero, Ceo di NextChem -. È una soluzione che contribuisce sia alla riduzione dello smaltimento dei rifiuti in discarica, sia alla decarbonizzazione dell’industria e dei trasporti».

Tecnologia e rifiuti 

Per comprendere quali possano essere gli scenari di semi-indipendenza energetica proposti da NextChem qualora si applicasse la tecnologia di conversione chimica alla spazzatura che non è possibile avviare al riciclo, ecco qualche dato: ogni anno in Toscana si generano 2,28 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, cui si aggiungono almeno altre 10,1 milioni di tonnellate di rifiuti speciali; una congerie di immondizia che in larga parte è gestita con difficoltà, soprattutto la frazione abbandonata tal quale in discarica. Ed è proprio l’avvio al trattamento chimico l’uovo di Colombo per una gestione dei rifiuti e una industrializzazione accomunati dalla sostenibilità.

«La presenza di industrie storiche da riconvertire e l’infrastruttura logistica esistente suggeriscono l’individuazione di soluzioni che possono portare la Toscana all’avanguardia nella transizione ecologica e, al contempo, rispondere ad esigenze di tutela e sviluppo occupazionale», spiega Fabrizio Di Amato, presidente del gruppo Maire Tecnimont.

In concreto NextChem ha avanzato un progetto di un ‘Distretto circolare verde’ che vedrebbe al centro delle attività proprio il riciclo chimico, soluzione tecnologica che permette di spezzare la struttura chimica dei rifiuti non riciclabili per ottenere molecole più piccole, re-impiegabili appunto come elementi di partenza per nuovi prodotti o carburanti sostenibili.