Mele italiane in Asia: l'accordo

L’export che non ti aspetti, quello della mela italiana che da occidente va verso Est per raggiungere i mercati asiatici. Le mele del Belpaese, dopo i successi nel Vecchio e nel Nuovo continente, puntano oggi su Vietnam, Taiwan e Tailandia per conquistare nuovi consumatori.

A organizzare lo sbarco del frutto italiano in Estremo Oriente è Assomela, associazione di produttori che rappresenta il 75 per cento della produzione melicola nazionale. L’avventura in Asia delle mele tricolori è iniziata a marzo 2020 con il primo carico destinato al Vietnam, seguito da successive spedizioni per Taiwan e Tailandia. L’approccio con questo frutto dal gusto ‘esotico’ per i consumatori locali è stato più che positivo, come conferma il trend di richieste in ascesa; nel 2021 sono infatti stati spediti altri carichi di frutta, mentre prosegue il complesso lavoro per continuare nel lavoro di export verso Est. 

Mele italiane, un carico di frutta insieme all'amasciatore italiano in Tailandia
L’ambasciatore italiano a Bangkok con carico di mele italiane

Mele italiane all’estero con Assomela 

Non è infatti stata un’operazione facile quella che ha consentito di allargare gli orizzonti commerciali della mela nostrana, come ci spiega Giulia Montanaro, responsabile mercati esteri Assomela.

«Dopo intensi e non sempre facili negoziati, le mele italiane possono ora arrivare in questi Paesi asiatici – racconta la dottoressa Montanaro -. Le condizioni di accesso sono tutt’altro che semplici e scontate: si va dalla registrazione di frutteti e stabilimenti a particolari condizioni di conservazione e di controllo di insetti e fitopatie. Ma la grande organizzazione del comparto italiano delle mele ha permesso di rispondere alle esigenti richieste delle controparti».

Dottoressa Montanaro, quali sono le caratteristiche del settore produttivo delle mele italiane?

Mele italiane, cassetta aperta

«L’Italia è il secondo produttore di mele in Europa dopo la Polonia, il primo se si considera la sola merce destinata al mercato fresco. Nel nostro Paese si producono in media 2,2 milioni di tonnellate di mele l’anno. Il settore melicolo italiano, uno dei più strutturati a livello nazionale nel comparto ortofrutticolo – basti pensare che 4 organizzazioni di produttori rappresentano quasi la metà dell’intera produzione nazionale – è particolarmente vocato, da decenni ormai, all’export. In media, a seconda delle stagioni, una mela su due viene esportata». 

«Il principale mercato è certamente l’UE (in media 600.000 tonnellate di mele esportate), con Germania e Spagna come principali Paesi importatori. Nell’arco degli anni hanno assunto particolare rilevanza i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, che assorbono grandi quantità di prodotto, soprattutto di alcune varietà».

Come è nata l’idea di tentare l’export in Asia?

«Negli ultimi anni, considerata l’aumentata produzione in Europa e un generalizzato calo dei consumi, si è iniziato a guardare anche più lontano, in modo particolare in Asia – prosegue la responsabile mercati esteri di Assomela -. È un continente praticamente inesplorato per le mele italiane, in cui per accedere alla maggior parte dei mercati è necessario negoziare bilateralmente con le autorità preposte degli appositi protocolli».

«Negli ultimi anni, quindi, i produttori italiani, attraverso la loro associazione di riferimento Assomela, hanno supportato le autorità nazionali nell’apertura di tre nuovi mercati giudicati ad alto potenziale: Taiwan, Vietnam e Tailandia. Dopo intensi e non sempre facili negoziati, le mele italiane possono ora accedere in questi Paesi. La quasi totalità dei nostri soci, in particolar modo le realtà più strutturate del Trentino e del Piemonte, hanno colto la difficile sfida di esportare in questi nuovi mercati».

Quali sono stati passaggi istituzionali e commerciali per avviare questo export?

«Per tutte le negoziazioni bilaterali sono necessarie una o più visite ispettive in Italia nei luoghi di produzione da parte delle autorità del Paese importatore – precisa la dottoressa Montanari -. Si tratta di audits effettuati da ispettori fitosanitari che verificano la rispondenza delle richieste inserite nel protocollo alla realtà in loco: si va dalle verifiche in campo durante la fioritura o la raccolta, alla conformità degli stabilimenti, alla verifica documentale». 

«Per alcuni Stati è sufficiente una sola visita ispettiva per dare l’avvio alle esportazioni. Per altri, come nel caso di Taiwan, per i primi tre anni è necessaria una visita in autunno da parte di un ispettore fitosanitario per dare l’ok alla stagione di esportazione. C’è da dire che per la stagione 2020/2021 Taiwan ha optato per una verifica da remoto considerate le restrizioni agli spostamenti, cosa che ha permesso il normale inizio delle esportazioni nel Paese».

Quale è stata l’accoglienza delle mele italiane da parte dei consumatori del Sudest asiatico?

«Il primo carico di mele per il Vietnam è partito nel marzo del 2020, mentre lo scorso autunno sono partiti i primi carichi per Taiwan e Tailandia – precisa la dottoressa Montanaro -. Gli operatori che per primi hanno esportato in questi tre Paesi hanno dovuto studiare bene il mercato, valutando le varietà più adatte. Inoltre, hanno dovuto prendere i primi contatti commerciali in loco, operazione certamente non facile in tempo di pandemia. I carichi partiti sono stati recepiti molto bene dai consumatori e le aspettative sono certamente alte, ma è ovvio che per consolidare la presenza del prodotto italiano ci vorrà del tempo». 

«Al momento possiamo dire che ci sono tutte le premesse per un buon futuro del nostro prodotto in Asia. Il prodotto italiano viene riconosciuto per il gusto, certo, ma anche per l’innovazione. Si cerca infatti di approcciare questi mercati con varietà nuove che più si confanno ai palati dei loro consumatori, soprattutto per la sostenibilità della produzione, tema sempre più sentito anche dai consumatori extra UE».

Quali sono le tipologie di mele italiane più gradite in Asia?

«I consumatori di Vietnam e Taiwan preferiscono tendenzialmente varietà rosse/bicolore, dolci e croccanti. I Thailandesi preferiscono anche una leggera nota acidula, ma tendenzialmente anche qui, la preferenza ricade su mele rosse/bicolore e croccanti. Per questo, oltre alla tradizionale Gala, sono soprattutto le nuove varietà, e in particolare le cosiddette varietà club, a essere destinate verso queste nuove e inusuali destinazioni».

È possibile delineare oggi il futuro della mela italiana in Oriente?

«Al di là delle congiunture determinate dalla pandemia o semplicemente dalla disponibilità di prodotto in Italia (ogni anno la produzione può essere più o meno abbondante e il prodotto più o meno adatto all’esportazione e a lunghi transit-time, a seconda delle condizioni climatiche ad esempio) e dalle fisiologiche difficoltà ad approcciare mercati tanto diversi e tanto distanti – conclude Giulia Montanaro -, le premesse per il successo delle mele italiane in Asia ci sono tutte».