Mangrovia, il marketplace ecosostenibile totalmente plastic free

Due giovani imprenditori, Gabriele Chini e Mauro Brescia, hanno scelto di intraprendere, grazie alla loro piattaforma, un’azione educativa verso gli utenti sensibilizzandoli verso l’acquisto di prodotti plastic free

Lavorare per un mondo più sostenibile partendo dal basso. A cominciare dai consumatori. Si potrebbe riassumere così l’idea alla base di Mangrovia, startup creata da due giovani imprenditori, Gabriele Chini e Mauro Brescia. A farli incontrare, ci raccontano in un’intervista, è stata la loro passione comune per la sostenibilità. Anzi, la loro potrebbe essere quasi definita una vera e propria missione. 

Infatti, per concentrarsi appieno sul progetto, entrambi hanno scelto di abbandonare le loro precedenti occupazioni. Così, Gabriele ha lasciato il suo lavoro in IBM, mentre Mauro ha interrotto il suo percorso di dottorato all’università di Tor Vergata. Tutto è iniziato, ricordano i due soci, a novembre del 2020, mentre il lancio del marketplace ecosostenibile risale allo scorso luglio.

Mangrovia, i due fonder della startup
Da sinistra: Mauro Brescia e Gabriele Chini, i due founder di Mangrovia

Mangrovia, dalle origini al nome

«L’idea – ricorda Gabriele Chini –  è partita da un mio progetto iniziale su un prodotto fisico sostenibile, ma ancora non legata a un e-commerce. Ho avuto la possibilità di partecipare a Doc3 un percorso per startup legato a Uniroma3, dove avevo la possibilità di creare un team per questo progetto. Creare una squadra per realizzare un prodotto fisico non mi sembrava, però, il percorso più adatto. Così, avendo fatto io stesso un percorso personale che ha cambiato le mie abitudini di consumo e acquisti nel quotidiano, ho iniziato a pensare a un marketplace ecosostenibile che fosse legato agli acquisti quotidiani. Mi sembrava un’idea più semplice da portare avanti, anche se poi ho scoperto che non lo era (ride, ndr). È durante questo percorso, però che ho conosciuto Mauro e insieme abbiamo deciso di portare avanti Mangrovia».

Il nome è stato scelto pensando a qualcosa che coniugasse natura e sostenibilità. «Non volevamo essere banali – prosegue Chini – scegliendo nomi come Ecoshop o qualcosa di simile. Ho fatto un po’ di ricerche e ho scoperto che le mangrovie assorbono tantissima CO2, addirittura 4 volte in più rispetto alle foreste tradizionali. E rispecchiava molto quello che volevamo fare».

Mangrovia, lo store
Home dello store di Mangrovia (foto da Facebook @themangrovia)

Riconoscere la sostenibilità

Alla base del progetto, oltre al voler offrire sul marketplace ecosostenibile solo prodotti Plastic Free, c’è la volontà di risolvere tutta una serie di problematiche. Si tratta di temi che coinvolgono tutti quelli che decidono di abbracciare appieno una vita green. Ad esempio, come riconoscere un prodotto sostenibile? Questi oggetti, infatti, sono del tutto uguali ad altri che utilizzano materiali plastici.

«Dopo aver intervistato molti utenti – spiega Mauro Brescia – abbiamo capito che questo è uno dei problemi principali e stiamo lavorando per risolverlo. Così, per Mangrovia, stiamo lavorando a un algoritmo che impari a riconoscere quali sono i prodotti sostenibili. Quando sarà sviluppato, qualsiasi prodotto sul marketplace avrà uno score. E l’utente potrà scegliere i criteri stessi con cui generarlo. Un voto di sostenibilità che da modellare a seconda dei pesi che uno dà ai diversi assi. Ogni prodotto ha diversi aspetti che vanno valutati a livello di sostenibilità. Dagli ingredienti al materiale, il packaging, la provenienza e la distanza rispetto all’utente perché lo stesso prodotto avrà un impatto diverso se trasportato a 50 o 800 km».

L’algoritmo, inoltre, sarà legato alla blockchain. «Abbiamo iniziato a creare una sorta di certificazione – spiega Chini – Utilizziamo la blockchain Cardano anche per un fatto di efficienza energetica, perché rispetto alla blockchain di bitcoin utilizza il 99,9 per cento di energia in meno per operare. Quindi una scelta sostenibile anche in quel senso».

Mangrovia: green e No Profit

Attualmente, la piattaforma ospita perlopiù prodotti per la casa e la cura della persona, anche se per il futuro l’obiettivo dei due fonder è allargare l’e-commerce anche a tante altre categorie. «Ci arrivano tantissime richieste  – aggiunge – sia per la vendita di prodotti che richieste per le no profit. Mangrovia è un marketplace ecosostenibile e plastic free. Inoltre, doniamo il tre per cento di ogni ordine a una No Profit scelta dal cliente durante il pagamento. È anche una visione del contributo che porta, perché spesso chi compra questi prodotti non riesce ad avere una effettiva visione dell’apporto positivo per il Pianeta». Il voler sensibilizzare gli utenti non si limita agli acquisti sulla piattaforma, ma è impresso in tutto l’universo Mangrovia. Ne sono una prova i post sui social con cui i due founder cercano di sensibilizzare i follower sull’importanza di comportamenti sostenibili per la difesa dell’ambiente.

Mangrovia, logo
Il logo della startup Mangrovia

Sostenibilità e impresa

La scelta di puntare sulle persone ha un motivo ben preciso. «Abbiamo deciso di seguire un approccio people over profit – sottolinea Gabriele Chini – perché pensiamo che a lungo termine non ci sarà una scelta se fare qualcosa solo a livello imprenditoriale o green. Semplicemente saranno le persone stesse che sceglieranno sempre qualcosa di più sostenibile a un’alternativa. Tutte le iniziative hanno temi legati alla sostenibilità. Non è possibile fare un progetto e pensare solo alla sostenibilità o al profitto. Si può andare avanti con entrambi e noi ci stiamo provando».

La sostenibilità, aggiunge Mauro Brescia, «è importante a prescindere. È la strada che dovrebbe intraprendere l’umanità. La nostra soluzione diventa partire dal basso, dall’utente, ed è quello che ha spinto Mangrovia a nascere. Non c’è un match specifico tra sostenibilità e imprenditorialità. L’unica risposta è l’innovazione. Più entra in gioco più ci sono possibilità di impresa nella sostenibilità». Per raggiungere dei risultati, però, bisogna iniziare a cambiare le nostre abitudini, come iniziare ad adottare atteggiamenti plastic free anche se «difficilmente arriveremo a zero plastica. Viviamo in un mondo che non lo sarà né adesso né fra 100 anni». Certamente, però, si può lavorare per ridurla, anche se, conclude «il momento per cominciare era ieri».

Articolo aggiornato in data 12 Aprile 2022
© Riproduzione riservata