Luciano Capponi, chi è il presidente del Monterosi Tuscia?

Chi è l’uomo che sta dietro al miracolo Monterosi? Di certo ci troviamo davanti a un artista a 360° che ci sa fare: un uomo che ha ancora voglia di amare ed essere amato. Che ha lavorato per cinema, teatro e televisione sotto varie forme. Nel curriculum, più o meno lungo quanto la Bibbia, la troviamo come regista di 6 film, autore di oltre 1300 canzoni e di 180 opere teatrali

Costruire. Partire da zero per arrivare alla luna e forse anche oltre: questo è quello che riesce meglio a Luciano Capponi, presidente del Monterosi Tuscia. Nel calcio, nel cinema, nel teatro, nella musica e negli infiniti hobby. Uno di questi è giocare a pallone con gli amici, nuovi e di vecchia data. Il soprannome di Luciano Capponi è White Pelé, glielo ha affibbiato Nevio Scalia. Con la palla ci sa fare: segna a raffica nonostante i suoi 74 anni. Con quel piede sinistro, del resto, o ci nasci o ci nasci. Non servono allenamenti. E’ Madre Natura che te l’ha dato. 

Altri hobby di Luciano Capponi? Pilotare aerei (ha anche il brevetto per guidare il boeing 747) e costruire barche o treni, dal primo bullone fino alla messa in acqua o suoi binari. «Ogni tanto per scherzare dico: non mi hanno voluto dare l’Oscar, ma quello della vita me lo sono preso…», dice sorridendo Luciano Capponi, presidente del Monterosi Tuscia, una piccola grande realtà che quest’anno ha centrato i playoff di Serie C da matricola nel girone più tosto e difficile del circuito. «Negli Anni ’80 ero considerato uno dei migliori registi d’Italia, mi davano un futuro straordinario». 

Luciano Capponi premia Zeman a Monterosi
Capponi premia Zeman

Luciano Capponi: le origini 

Ma chi è Luciano Capponi? Chi è l’uomo che sta dietro al miracolo Monterosi? Di certo ci troviamo davanti a un artista a 360° che ci sa fare: un uomo che ha ancora voglia di amare ed essere amato. Che ha lavorato per cinema, teatro e televisione sotto varie forme. Nel curriculum, più o meno lungo quanto la Bibbia, la troviamo come regista di 6 film, autore di oltre 1300 canzoni e di 180 opere teatrali. In cantiere, tra l’altro, c’è un altro film che è un omaggio totale a Napoli: si intitolerà “La fine del tempo“, arriva dopo il “Flauto“ e “Butterfly Zone“.   

E’ lui a raccontarci le sue origini: «Luciano Capponi nasce in una famiglia che definire povera è poco. Senza padre, con la mamma che doveva accudire 6 figli. Si svegliava la mattina alle 5 per fare la lavandaia: dal quartiere Prati, vicino al centro di Roma, arrivava a piedi fino a Saxa Rubra. Le previsioni per una nascita così erano miserevoli…». 

La tesi di laurea 

«Mi fa piacere ricordare una cosa: nei primi anni del Duemila una persona ha fatto la tesi di laurea su di me. Il titolo mi ha fatto inorgoglire: “Luciano Capponi: un autore post contemporaneo” In quel momento lo Stato ha riconosciuto che non esistevo. Dalla tesi si evince che quello che ho fatto tra teatro, cinema, televisione e musica l’ho fatto 30 anni prima. Il caro Arbore, del resto, si vedeva la mia trasmissione, “Polvere di pitone“, con la quale poi ha fatto “Indietro Tutta“. Negli Anni ’80 lavoravo nella Rai come autore e registra, ma anche come musicista e compositore».

«Forse il problema è che ho anticipato troppo i tempi. Facevo pure la tv dei ragazzi alle 17.30 e suonavo con i Beati. La tv però non mi manca. Credevo in quello facevo. All’epoca andavi alla Rai, presentavi il progetto scritto, loro lo valutavamo e se andava bene tu partivi. Adesso è impossibile una cosa del genere». 

Insieme a Squitieri e Zeffirelli 

Il rapporto con la Rai viaggiava a vele spiegate, poi però si è rotto: “colpa“ di una questione di letto. «Ma alla Rai sono sempre stato sottopagato. A parte un anno. Perché il figlio di un alto dirigente della Rai si innamorò di me, tra virgolette, e cominciammo a scrivere insieme, si fa per dire. In una trasmissione importante giornalistica feci le prime fiction in Italia insieme a Squitieri e Zeffirelli. Una settimana andava la mia, una quella di Squitieri e una quella Zeffirelli. Mi pagavano 11 milioni per 5 minuti».

«Poi però è successo un fattaccio. Un’attrice famosa dell’epoca, da brava strega, mi è entrata nel letto, ma il figlio dell’alto dirigente della Rai ne era innamorato. Non lo sapevo e il giorno dopo ho confessato il fatto. E il mio compenso è sceso da 11 milioni a 800 mila lire. Quando ho chiesto il perché mi è stato risposto che era finito il budget. Per un periodo sono stato senza casa, senza soldi e senza lavoro. Forse quello è stato uno dei periodi più importanti della mia vita perché ho capito tante cose». 

La storia continua. «Nel 1987 mi hanno affidato la regia di una trasmissione su Rai2, ero amico di Battiato e lui mi regalò l’apertura, “Un oceani di silenzi“. Erano 12 puntate. E’ stata la prima trasmissione che raccontava le cose strane sulle Terra: Medjugorje, gli alieni, l’alchimia e tanto altro. Ma dopo 6 puntate me l’hanno bloccata. Però dopo 3 mesi l’hanno rimandata in onda. In pratica ho fatto da apripista per tante trasmissioni che sono venute dopo. Comunque mi hanno bloccato anche un libro, un bestseller, che doveva finire in America così come i diritti d’autore della Siae. Perché? Io non ho paura di quello che dico e sono coerente».

Dalla musica al cinema 

La musica è stata la grande salvezza per Luciano Capponi, insieme al teatro. «Mi sono rimboccato le maniche e ho ricomunicato a fare teatro. Io li riempio, anche con critiche straordinarie. La stessa cosa è successa con i film. Butterfly Zone, un fantasy europeo, ha vinto premi senza appoggi battendo produzioni americane. La più grande passione? E’ un po’ come le donne che ho avuto. Le ho amate tutte nello stesso modo, nonostante qualche differenza. E continuerò ad amarle tutte nello stesso modo. Ma la musica la metto al primo posto».

«Perché ho iniziato suonando batteria, chitarra, flauto e tastiera. Da piccolo ho trovato un amico che mi ha regalato una chitarra. Era concava, quando suonavo mi sanguinavano le dita. Sono stato subito affascinato dalla sonorità della chitarra. Avevo 13 anni. Poi al liceo sono entrato in un complesso, ci chiamavamo i Beati. Pensa, nell’antologia di Arbore, venivamo prima dei Beatles…».

Monterosi Tuscia: la sua creatura 

Parlando con Luciano Capponi si aprono file su file. Uno dei più recenti riguarda il calcio, quello vero. Il Monterosi Tuscia, la sua creatura, ha già scritto una pagina importante della storia pallonara italiana salendo dalla Terza Categoria alla Serie C, dove in questa stagione ha staccato il pass per i playoff contro ogni pronostico.

«Nel 2004 sono andato a Monterosi, ho visto il campo in terra, giocavano in Terza Categoria, quindi sono andato dal tabaccaio e ho detto: «Sono Luciano Capponi, vi fa piacere se vi faccio il campo in erba?». Così, il 15 aprile, all’improvviso, tutti questi capezzoli verdi sono spuntati. Ero presidente onorario e li ho aiutati, anche attraverso un piccolo contributo, ad arrivare in Eccellenza. Arrivati qui non mi piaceva più l’aria che tirava. E me ne sono andato. Da lì la squadra scendeva e saliva tra Eccellenza e Promozione. Insomma, non potevano più andare avanti. E quindi mi sono venuti a richiamare nel 2014».

La svolta e la conquista della Serie C 

Luciano Capponi ricorda ancora: «Gli ho detto l’ok ma ho fatto pulizia, facendomi qualche nemico. Da lì è nata l’avventura: dall’Eccellenza alla Serie C, che probabilmente avrei conquistato prima se non ci fosse stato il Covid e qualche partita strana in Sardegna. Finalmente l’anno scorso abbiamo chiuso il campionato di Serie D con 18 punti di vantaggio. Quest’anno ci davano tutti per spacciati. Nessuno ci credeva veramente tranne me. Noi abbiamo qualcosa che gli altri non hanno: l’unità. Ci vogliamo bene. Non ci sono beghe. Io sono un presidente che si spoglia nudo nello spogliatoio, tutti hanno soprannomi e ci divertiamo da matti». 

Luciano Capponi intervistato da Sky Sport
Il presidente intervistato da Sky Sport

Ma perché il calcio? «Perché mi piace e perché lo voglio cambiare standoci dentro. Io non mi pongo limiti: sogno il Monterosi in Serie A».

Amore, amicizia e figli  

Con il presidente Luciano Capponi abbiamo toccato anche altri argomenti. Dall’amicizia al matrimonio. «L’amicizia è la cosa più sacra che c’è. E il dolore più grande si sente quando un amico ti tradisce. Lo testimonia il mio polso. Questo è stato il tradimento di un amico vero (dice indicando una ferita, ndr). L’amicizia è il fondamento di ogni rapporto, anche tra un uomo e una donna, così come tra una donna e una donna, o uomo e uomo. E’ la base».

«C’è un famoso proverbio che forse in questi ultimi tempi è ancora più attuale: primo mese cuore a cuore, secondo mese culo a culo, terzo mese calci in culo. Nel matrimonio invece non ci credo, penso che sia un’invenzione diabolica».

Impossibile non toccare il tema dell’educazione dei figli. Luciano Capponi ne ha due: un maschio e una femmina della stessa età. «Non ho mai detto niente ai miei figli, ci intendiamo con uno sguardo. Perché hanno respirato l’aria di qualcosa che si chiama giustizia, non della legge. E il sorriso. Che è quello che vogliono. Se tu sorridi a un bambino quando cresce si ricorderà di quel gesto».

«Se invece gli metti regole, protocolli, ubbidienza e paletti sul sesso, tu crei un mostro quando diventa adulto, che è la cosa più terribile che può succedere ad un uomo. Perché noi siamo bambini. Infatti, io mi sento ancora un bambino. Forse per questo gioco a pallone ogni settimana, sono disponibile, credo nei sogni e non ho segreti. Tradotto in inglese: non me ne frega un cazzo».

Parlando di Dio…  

In chiusura si parla di Dio. «Il Dio che si sono inventati gli uomini è un Dio che non può esistere, vendicativo, che inibisce, che ti punisce. Ma chi l’ha inventato? Assegno più valore a un’altra parola: amore. Che però è una spada, separa».

«E’ un amore all’interno di una giustizia tremenda che non ti permette omertà, segreti, privacy e che se devi mandare affanculo devi mandare a affanculo a costo della tua stessa vita. Questo è l’amore che intendo. Che è fatto anche di tenerezza».