Ivan Ortenzi: «La tecnologia è la chiave per rigenerare la football industry»

Il chief innovation officer di Bip: «Le squadre di calcio hanno prima assunto il digital manager, poi hanno creato le media house, adesso devono assumere il metaverso director. Perché i club a breve dovranno iniziare a gestire due spazi...»

“Toglietemi tutto ma non il pallone”, è questa la prospettiva del tifoso medio. Che poi, alla fine dei conti, è un cliente, un fan che «compra un’emozione, compra un’esperienza e quindi compra un valore estetico di fatto un eOTT (over the top) delle nostre vite da appassionati di sport», spiega Ivan Ortenzi, chief innovation officer di Bip e responsabile dei contenuti innovativi del Social Football Summit, il principale evento italiano dedicato alla football industry. 

Già, la football industry – «mi piace chiamarla così al di là del romanticismo», dice sorridendo Ivan Ortenzi – e i suoi numeri pazzeschi, che rendono la vita dell’italiano medio speciale quando scende in campo la squadra del cuore: parliamo di un modello di business che ha un peso significativo del Pil mondiale (circa 1,5 per cento) e del Pil nazionale (tra il 3 e il 5 per cento). Non solo, secondo l’Annual Review of Football Finance il valore del calcio europeo ammonta a 25 miliardi di euro. Eppure “il pallone è malato”, scrivono adesso, come scrivevano anche prima e dopo Calciopoli. Il Covid – è un dato di fatto – non ha migliorato la situazione.

Ivan Ortenzi parla al Social Football Summit

Football industry: nuove regole in campo e fuori  

«Così come altri settori anche il calcio ha subìto le conseguenze della pandemia: i bilanci dei club, in media, hanno segnato mediamente meno 30 per cento. Dal punto di vista economico il mondo del pallone, oggi come oggi, non è sostenibile. Cosa si può fare? È logico dire aumentiamo i ricavi e abbassiamo i costi. Ma va capito come fare», sottolinea Ivan Ortenzi.

Dall’alto, dal quartier generale di Nyon, si attendono grandi novità sulla football industry a stretto giro. «La Uefa emetterà le regole sul nuovo fair play finanziario che entreranno in vigore progressivamente nel 2023 e già si inizia a parlare di salary cup per tutti, di indice di liquidità che deve valere per tutti e di tante altre linee guida che cercheranno di arginare i costi».

«Magari si proverà a capire come regolamentare il problema dei procuratori che ricevono risorse senza rimetterle in circolo nel sistema. In Europa alcuni suggeriscono di guardare all’America, alle loro regole e alle loro leghe. Ma quello è un modello chiuso. Non c’è un ascensore sociale. In Europa, invece, c’è un sistema aperto al cui interno si stanno formando delle strutture chiuse. La Premier League, dati alla mano, si sta allontanando dal resto del mercato. Di fatto si può considerare già una Superlega. Inoltre, bisognerà agire sul piano della qualità e dell’innovazione del prodotto, delle regole del calcio: io, per esempio, sono un estimatore del tempo effettivo, del time out, dell’espulsione a tempo e del Var a chiamata».

Chiave per l’immediato

«Se fossi presidente di un club sarei contento di fare parte in modo diretto della football industry. Perché avrei delle squadre, quindi un prodotto, dei canali di comunicazione, un territorio, dei valori e ovviamente dei contenuti. Si tratta di gestire tutti questi elementi come veri e propri asset aziendali, in maniera coerente con il proprio mercato di riferimento».

«Certo, non posso dire che il presidente del Foggia abbia le stesse possibilità e problematiche del suo collega del Milan o del Como. Però tutti devono gestire gli asset in modo efficace ed efficiente in riferimento al proprio mercato attuale e potenziale», continua Ivan Ortenzi.

La chiave di volta, secondo Lo chief innovation di Bip, si chiama tecnologia. «Le squadre di calcio riusciranno a recuperare terreno grazie alla tecnologia. I club sempre di più dovranno integrare la tecnologia nei differenti asset del modello di business. Nel frattempo, bisogna sperare di recuperare il fatturato attraverso il match day».

Metaverso e non solo

Nft, Fan Token, eSport e metaverso: sono alcuni termini che stanno flirtando con il pallone. Alcuni da anni, altri da una manciata di mesi. «Nuove generazioni, nuovi target, nuovi clienti, nuovi fan. O meglio: nuovi comportamenti dei tifosi. All’interno dell’universo cripto ma anche virtual c’è massa critica, si tratta di un segmento interessante che tra l’altro serve anche per diversificare il fatturato. Ma forse il punto più interessante riguarda gli spazi, quindi il metaverso».

«Le squadre di calcio hanno prima assunto il digital manager, poi hanno creato le media house, adesso devono assumere il metaverso director. Perché i club a breve dovranno iniziare a gestire due spazi, come hanno già iniziato a fare il City e il Tottenham. In un prossimo futuro acquisteremo sia i biglietti della partita allo stadio che quelli nel metaverso. Lo stadio digitale finora l’abbiamo conosciuto come la partita in televisione. Ma lo stadio del futuro, grazie alle nuove tecnologie, diventerà uno spazio di esperienza digitale e di contenuti. Magari attraverso il visore potremo vedere gli allenamenti o entrare negli spogliatoi all’intervallo».

Ma andremo ancora allo stadio nel 2030? E nel 2050? «Tra otto anni sicuramente, ma avremo più tipologie di stadio. L’esperienza però sarà “passiva”. Nel 2050 non lo so perché non ho la palla di vetro. Ma di certo saremo dentro lo stadio digitale e saremo spettatori attivi, probabilmente potremo dire ai giocatori cosa fare».

L’impegno di Bip e di Ivan Ortenzi 

Aiutare i club ad anticipare il futuro sotto il profilo manageriale e gestionale: Bip fa questo, in sintesi. «Bip ha scelto di occuparsi della football industry e della sport industry indicativamente da 4 anni – ricorda Ivan Ortenzi – Così come abbiamo fatto con tutti gli altri settori dove siamo entrati siamo partiti da due presupposti. Il primo: abbiamo stabilito all’inizio che in questo settore la tecnologia avrebbe avuto un alto impatto. Il secondo: nel calcio c’è un fenomeno che noi chiamiamo polarizzazione, infatti si stanno creando differenze nel modello di business, nella piramide».

«Adesso chi fattura di più vince di più, chi spende di più si può indebitare di più perché ci sono modelli di governance che lo possono consentire. Quando si polarizza un modello di business se ne generano diversi e quindi si fa innovazione. Abbiamo studiato e scelto un posizionamento un po’ diverso rispetto ad altri colleghi che stanno nel calcio da più tempo. Loro fanno analisi, noi abbiamo cercato di capitalizzare le analisi e di trasformarle in modelli di applicazione manageriale. Inoltre, abbiamo scelto di ascoltare l’ecosistema calcio. Quindi insieme agli amici di Social Media Soccer dall’inizio siamo partner nell’organizzazione dell’evento del Social Football Summit che quest’anno andrà ancora in scena allo stadio Olimpico per la quinta edizione – chiude Ivan Ortenzi – La nostra speranza è quella di trattare il calcio come industry e di contribuire alla crescita manageriale di questo settore».

Articolo aggiornato in data 8 Luglio 2022
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