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L'imprenditrice Carla Recupito

Puntare sul turismo, nonostante tutte le difficoltà del periodo. È questo il mantra che guida una giovane imprenditrice, Carla Recupito, che già da alcuni anni opera nel settore. Da poco eletta nel Consiglio direttivo dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ci spiega come «dietro al turismo c’è un indotto molto più grande di quanto si pensi. Se non riparte il settore, pian piano ci sarà un’inflessione troppo negativa».

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Proprio per questo ha deciso comunque, all’inizio dell’anno, di lanciare la sua startup, Do You Discover. Si tratta, racconta, «di una piattaforma online dove le strutture ricettive vengono visualizzate attraverso un virtual tour dedicato creato appositamente da noi. Il cliente una volta sul portale, viene aiutato nella navigazione da una nostra live chat dedicata, continuamente attiva, per poi essere portato, una volta visualizzata la struttura sul sito diretto della stessa». In questo modo, aggiunge, «diamo all’utente la possibilità di entrare all’interno delle strutture e di “visitarle” in anticipo riducendo a zero il rischio di trovarsi a pernottare in un posto che non era quello che ci si aspettava».

Campania
Lungomare di Napoli

Come mai ha scelto di fare l’imprenditrice e operare nel settore turistico? 

«Nasco da una famiglia di imprenditori che mi ha trasmesso quella che è la cultura d’impresa. La mia, però, non è stata una scelta dettata da questo motivo. Decido di voler fare impresa per la voglia di voler fare e di creare qualcosa per noi giovani. Ho scelto il turismo perché sono sempre stata attratta da questo settore. Nasco nel mondo della comunicazione degli eventi, da 15 anni, ma il turismo mi ha sempre particolarmente affascinato. Ho iniziato a fare impresa con una realtà dell’isola di Ischia e di volta in volta ho cercato di ampliare questo bacino. Credo che il turismo sia il miglior biglietto da visita che l’Italia ha e può avere. Inoltre, ho scelto di fare impresa nel mio territorio che è Napoli e la Campania. Sono stata a Londra e Milano, ma ho scelto di tornare qui perché credo nel mio territorio e nella forza del sud».

Cosa è cambiato da prima del Covid a ora? 

«Purtroppo, tutti i settori sono stati colpiti, ma il turismo è stato il primo, in maniera figurativa, a dover abbassare le saracinesche ed è stato l’ultimo ad alzarle. E anche ora fatica. Questo perché le persone si spostano poco e lo fanno con le giuste paure. Prima era possibile lavorare in modo molto più strutturato e con dei planning più completi, mentre adesso spesso si lavora alla giornata. Oggi, dovendo seguire l’andamento dei contagi e l’evolversi della pandemia, le prenotazioni sono molto più di breve periodo. Aumentano i last minute, anche per il giorno stesso e, purtroppo, c’è un aumento del tasso di cancellazione. Io credo molto nel mio lavoro, ma il sentiment di molti del settore è cambiato. Non siamo stati né tutelati, né aiutati e si fa fatica. Il turismo non è soltanto nostro, di chi ha le strutture ricettive». 

Può spiegarci meglio questo concetto?

«Dietro al mondo del turismo c’è un indotto enorme. Quello dei tour operator, degli agenti di viaggio, degli ncc e di chi fa tour sul territorio, fino al mondo della ristorazione e quello dell’alta moda. Sono stata a Milano e ho visto via Montenapoleone quasi vuota, negozi di grandi brand senza clienti e tanti colleghi che lavorano nel retail del lusso purtroppo stanno chiudendo. È normale perché quando viene a mancare il mercato del turismo c’è tutta un’economia che crolla. Non bisogna pensare solo ad affittacamere o alberghi, ma a tutto l’indotto che c’è attorno che soffre. Il turismo non è solo quello che vediamo, è un mondo estremamente collegato. Penso anche alle lavanderie industriali che lavorano con le strutture ricettive, o a chi si occupa di convegni e matrimoni. Tutti settori che hanno riscontrato forti perdite economiche». 

Veduta dell'isola Tiberina a Roma
L’isola Tiberina, a Roma, al tramonto

Come si può reagire?

«Non credo che la soluzione sia bloccarci, ma aumentare i controlli. Non reprimere le attività commerciali, ma aumentare la prevenzione per far sì che tutti siano più sereni». 

Quale sarà la situazione nei prossimi mesi? La ripresa e il ritorno dei turisti avverranno naturalmente o dovranno essere incentivate?

«Le due cose non possono camminare separate. Ci sarà una grande voglia di tornare a viaggiare. Anche perché il viaggio è qualcosa che aiuta a crescere a livello non solo personale, ma anche emotivo ed esperenziale. Quello che manca è la chiarezza. Le persone vogliono tornare a viaggiare, ma non sanno come. Non sanno quanto sono sicuri. Qui deve esserci un rilancio da parte delle istituzioni. Un aiuto da parte dei singoli territori nel lanciare messaggi chiari sulla possibilità di tornare a viaggiare e del modo in cui farlo. Perché spesso il problema è come raggiungere certe mete: dal distanziamento su treni, mezzi pubblici e aerei. Passata la bolla di questa epidemia ci sarà un grande ritorno soprattutto sul territorio italiano. Specialmente i giovani, che hanno voglia di crescere e di superare questa crisi».

In che modo si può rilanciare il settore del turismo? 

«Sicuramente, è inevitabile e necessario fare rete. Va costruito un pacchetto di offerte per territori e poi per nazione che sia in rete tra i vari componenti. Mettersi in rete e ragionare a più menti in tutto il comparto turistico. Creare un pacchetto di offerte che permetta un’economia circolare fra tutti gli attori del settore, senza una svalutazione in termini di prezzo e neanche una sopravvalutazione che porti il cliente a rinunciare. Fare rete sia nel territorio che fra i territori. Quindi a Napoli e fra Napoli e Sorrento, Sorrento e Positano etc…, ma anche fra la Campania e l’Umbria o altre regioni. Creare una sinergia, una rete che permetta di comunicare le imprese con le istituzioni. In modo tale da creare un’offerta che vada a toccare le esigenze dell’imprenditore, del consumatore e delle istituzioni. Credo che questa sia la chiave davvero importante. Per questo chiediamo alle istituzioni di parlare con noi, per poter dire quello che pensiamo e poterlo realizzare a più mani».

Veduta di Positano
Veduta di Positano dal mare

Che aiuto può arrivare dall’online? 

«L’online può e deve essere sfruttato perché entra nel mondo e nelle realtà di tutti ed è alla portata di tutti. Deve essere utilizzato, ma in una maniera attenta, che abbia una comunicazione giusta ed efficace. È importante sensibilizzare, andare avanti e non arrendersi, ma farlo rispettando quello che oggi è il mondo. Non si può pensare a come era prima del Covid e comportarsi allo stesso modo. Non sappiamo quando questa situazione finirà, quindi dobbiamo allinearci a questo modo di vivere. L’online deve aiutare a sensibilizzare nel corretto adattarsi a questo nuovo modo». 

Quando questa situazione finirà tornerà tutto come prima? 

«Non credo che verrà cancellato tutto. Parlo del mondo dei giovani e sono sicura che riuscire a farcela in questo momento porterà con sé una grande voglia di non arrendersi. Non cambierà tutto, ma quello che stiamo vivendo e combattendo ci darà una grande forza». 

Perché in un momento come questo bisognerebbe puntare sul turismo?

«Perché è dal turismo che si ripartirà e si rinascerà. Il turismo racconta di noi, delle nostre terre, del nostro modo di essere come popolo, persone, folklore e cultura. Siamo italiani, il made in Italy è riconosciuto ovunque e il turismo è il miglior biglietto da visita che il nostro Paese ha. Quindi perché non puntarci? Si dice che la bellezza salverà il mondo e noi siamo il Paese più bello del mondo, quindi…».

Quali sono i suoi progetti futuri?

«Sono molto concentrata sulle mie attività e su Do You Discover perché non voglio che il progetto rallenti ulteriormente. Ho anche altre idee su cui sto lavorando, ma al momento non mi sbilancio. Alcuni progetti hanno a che fare con la formazione. Credo fortemente che sia molto importante. La mia idea è crescere a livello aziendale sempre di più. Voglio creare un’azienda basata sul dipendente e dunque non posso non pensare a dei progetti di crescita. Inoltre, insieme alla mia collega Maria Celeste Lauro del Direttivo dei Giovani Imprenditori, stiamo sviluppando un progetto sulla leadership femminile. È importante parlare di questo tema. Ho aperto un’azienda da sola 5 anni fa in un mondo che è ancora un po’ troppo maschile. Voglio far arrivare il messaggio che si può fare bene, seriamente e dare una mano alle altre donne che vogliono fare imprenditoria o che già fanno parte di questo mondo. Non crediamo che le donne siano più in gamba degli uomini, ma neanche il contrario. Purtroppo la differenza di genere esiste ed è molto forte».

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