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Fonderia Roma, i mille usi industriali del piombo nella Capitale

Tanto umile quanto prezioso per la sua ampia gamma di applicazioni che spaziano dalla sanità alla nautica, solo per citare due dei settori in cui maggiormente diffuso è l’utilizzo del piombo. Di questo metallo e del suo impiego ne parliamo con Massimiliano Schinaia, uno dei titolari di Fonderia Roma

Fonderia Roma, operai lavorano il piombo dentro l'azienda

Ha il pregio di essere abbondante, facilmente malleabile ma di scarso valore economico, tanto da diventare uno dei metalli più utilizzati nella storia evolutiva dell’uomo. Parliamo del piombo e della sua presenza discreta ma preziosa nella nostra società industriale. E anche di storiche aziende del settore come Fonderia Roma, che produce manufatti in piombo con tecniche all’avanguardia e recupera questo metallo dagli scarti, con concreti benefici per l’ambiente.

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Nata circa mezzo secolo fa anni fa come azienda artigiana, Fonderia Roma è oggi la principale fabbrica di lavorazione del piombo nella Capitale. Dai suoi forni sono usciti e continuano ad uscire prodotti per il mercato nazionale ed estero per svariate applicazioni: dalla sanità alla nautica, dalla pesca all’edilizia.

Fonderia Roma, il piombo in scatole

Fonderia Roma e la storia della famiglia Schinaia

A raccontarci cosa significa lavorare oggi il piombo e quali sono gli scenari futuri per il comparto è il figlio del fondatore dell’azienda, Massimiliano Schinaia: «Fonderia Roma nasce circa 50 anni fa quando nostro padre avviò la sua piccola fonderia di piombi per la pesca a Roma nel quartiere di Testaccio», racconta Massimiliano Schinaia, che gestisce oggi la società insieme ai fratelli Monica e Marco.

«Da quella realtà a dimensione artigianale siamo cresciuti esponenzialmente negli anni, con un inevitabile ampliamento della struttura produttiva; nel 2000 ci siamo perciò trasferiti nella zona industriale di Ardea per ragioni di compatibilità ambientale, poiché la lavorazione del piombo necessita di adeguati spazi per dissipare i fumi. Ad oggi siamo arrivati ad avere 15 dipendenti, a ottenere tutte le autorizzazioni in materia di ambiente e raggiungere un fatturato superiore ai 2 milioni di euro».

Fondere e lavorare il piombo nel 2021: in cosa esattamente consiste la vostra produzione?

«La nostra azienda produce e commercializza articoli in piombo a 360°, dai laminati ai pani – spiega Massimiliano Schinaia -. Un settore in cui negli ultimi 10 anni ci siamo specializzati sono le schermature ionizzanti (ampiamente utilizzate in sanità e in ambito ospedaliero n.d.r.): si tratta di manufatti che tutelano la salute delle persone, vista la caratteristica inequivocabile dell’elevata densità che presenta il piombo. Oltre ai laminati in vari spessori produciamo mattonelle in piombo di varie dimensioni e forme, che permettono di fare veri e propri muri che schermano, a seconda dello spessore, fonti che presentano radiazioni di qualsiasi genere».

Come vi approvvigionate del piombo? E che caratteristiche deve avere questo materiale lavorato secondo gli standard di Fonderia Roma?

«Di norma usiamo rottami di piombo, essendo autorizzati al recupero di rifiuti metallici di questo genere; così diamo nuova vita a ciò che viene gettato e, contemporaneamente, ripuliamo l’ambiente dal piombo abbandonato dall’uomo – aggiunge Schinaia -. Tramite un forno fusorio da 5 tonnellate ricicliamo i rottami che raccogliamo per poi produrre pani in piombo, che vengono utilizzati per le nostre produzioni interne o venduti tal quali nel settore industriale e nautico per grandi zavorramenti. Nelle lavorazioni in cui viene invece richiesto un elevato grado di purezza della materia prima acquistiamo pani certificati di piombo al 99,97 % da altre fonderie, le quali si occupano soltanto della produzione di questi pani».

Quali sono gli ambiti in cui è maggiore oggi la richiesta di manufatti in piombo?

«Un settore ormai consolidato in Italia è quello delle zavorre per la pesca amatoriale e professionale, anche se negli ultimi anni stiamo facendo un ottimo lavoro nella nautica; le grosse imbarcazioni necessitano infatti di piombo per la loro stabilità. Senza dimenticare, come accennato, i prodotti per la protezione alle radiazioni ionizzanti. Le lavorazioni per questi settori ci permettono una presenza sui mercati nazionali ed esteri, soprattutto in Europa dove i nostri prodotti sono ampiamente diffusi».

Il piombo e l’inquinamento è un tema spesso fonte di polemiche, derivate anche da una scarsa conoscenza del reale impatto ambientale di questo metallo. Dal vostro punto di vista di esperti della lavorazione del piombo, cosa potete dire sull’argomento?

«Concordiamo sul fatto che le polemiche derivino spesso da una scarsa conoscenza del reale impatto ambientale del piombo – conclude Schinaia -. Proprio per questo anni fa abbiamo commissionato una ricerca all’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’ per approfondire il tema. Riassumo in breve alcuni importanti risultati di questo studio, realizzato dalla facoltà di Chimica dell’ateneo: i livelli di inquinamento da piombo sono calati in maniera drastica da quando è stata vietata la benzina al piombo, visto che il piombo tetraetile che si sprigionava nell’aria ricadeva tal quale nel suolo e nelle acque».

«Altre fonti di inquinamento da piombo sono quelle delle fonderie che non hanno alcuna captazione dei fumi prodotti dalla fusione della materia prima; si tratta di piccoli artigiani che sciolgono il piombo in locali non idonei, senza filtri di depurazione e senza una filiera regolare per smaltire le varie sostanze tossico-nocive che si formano nel processo di lavorazione. Il metallo, secondo la ricerca de La Sapienza, una volta trasformato in prodotto finito ha invece ottime caratteristiche inerti. Se non viene attaccato da agenti chimici e quindi in ambienti con Ph neutri rimane tal quale, e quindi non disperde sostanze nocive. Il piombo è perciò uno dei metalli più stabili in acqua marina, si legge ancora nello studio realizzato dal primo ateneo di Roma, come dimostrato anche dai ritrovamenti nei fondali marini di marre in piombo risalenti all’epoca romana, che non presentano nessuna deformazione dal loro stato iniziale. Noi pensiamo quindi che il paventato divieto del piombo a livello comunitario in settori come la pesca non serva a niente; anche perché se così fosse sarebbe logico vietare completamente questa attività, visto che disperde negli ambienti marini materiali ben più inquinanti e pericolosi del piombo come nylon e plastiche varie».

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