Direzione Lavoro, Aloi: «Trovare un’occupazione grazie alla realtà virtuale»

Massimiliano Aloi, amministratore delegato dell'azienda, spiega le ripercussioni dell'emergenza Coronavirus sul mondo dell'occupazione dalle professioni più ricercate ai cambiamenti futuri

Una frase che spesso sentiamo ripetere è che cercare un lavoro oggi è diventato esso stesso un lavoro. Dunque perché non affidarsi a dei professionisti in grado di indirizzare al meglio un candidato verso la sua prossima occupazione? Soprattutto in questo periodo in cui l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, sembra lasciare il passo all’emergenza economica con alcuni settori più in difficoltà rispetto ad altri. Nonostante questo, però, c’è chi non si scoraggia come Massimiliano Aloi, amministratore delegato di Direzione Lavoro Group, azienda che opera nel campo della somministrazione. 

Fondata nel 2016 dallo stesso Aloi che, dopo un periodo di gavetta nel settore ha deciso di mettersi in proprio, l’azienda con sede a Pomezia, conta oggi sei sedi in altrettante regioni d’Italia. «Non mi spaventa il Covid – ci spiega – La nostra società sta crescendo tanto e sono convinto che anche quest’anno raggiungeremo ugualmente i nostri obiettivi di crescita». Inoltre, prosegue, recentemente Direzione Lavoro ha raggiunto un accordo con un consorzio di imprese di Milano, l’Executive Group, «dove loro ci segnalano clienti che hanno necessità di ricorrere alla somministrazione. Poiché loro non possono fornirla, abbiamo fatto una partnership per offrire un servizio a 360 gradi. I clienti possono usufruire sia di ciò che offre il consorzio che Direzione Lavoro Group, il cui core business è la somministrazione di lavoro».

Quindi l’unione fa la forza?

«Assolutamente sì, l’unione fa la forza e se il progetto va bene sarei intenzionato a replicarlo a Roma e nel sud Italia. In questo caso è il consorzio che si potrebbe appoggiare in una delle nostre filiali e sviluppare i suoi servizi parallelamente a quelli della somministrazione». 

Con chi lavorate principalmente?

«Generalmente il nostro target sono le imprese».

Offrite anche servizi a privati?

«Certo. Il cliente a cui stacchiamo la fattura è un’azienda, però per fare questo abbiamo bisogno della risorsa che ha necessità di essere collocato. Quindi lo ricerchiamo, lo selezioniamo e lo mandiamo a lavorare presso una società. Sia l’azienda che il candidato sono entrambi nostri clienti, solo che è l’azienda che ci paga». 

La vostra società che ripercussioni ha avuto dall’emergenza Coronavirus?

«Durante questo periodo l’azienda ha messo in sicurezza tutto il proprio personale utilizzando lo smart working. La parte commerciale ha intensificato l’attività nel chiamare quelle aziende rimaste aperte per il Covid, come la grande distribuzione o le aziende del settore alimentare.

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L’ad di Direzione Lavoro Group, Massimiliano Aloi

Non abbiamo subito gravi perdite, sia per questi settori e perché abbiamo intensificato l’attività commerciale su quei codici Ateco che il governo ha deciso di far rimanere aperti. Come ad esempio, in Lombardia, con chi fabbrica le mascherine».

In questo periodo quali sono le professioni richieste e i lavori più ricercati?

«Infermieri, oss (operatori socio-sanitari), addetti alle pulizie e alla sanificazione, corrieri e tutto il comparto logistico, cassieri e scaffalisti ai supermercati e tutta la parte legata al comparto alimentare e confezionamento. Sicuramente le aziende hanno prodotto di più per i supermercati. Inoltre, non bisogna dimenticare tutto il reparto dell’information technology. Le piattaforme come Zoom o Netflix, hanno aumentato il loro lavoro e incrementato le attività».

Prima dell’emergenza qual era la situazione?

«Ad essere richieste maggiormente erano le professioni più impiegatizie. Prima il lavoro era molto più variegato. In questo momento del Covid, invece, è più settoriale perché la maggior parte delle aziende sono state chiuse. Prima, soprattutto, si lavorava tanto con il turismo».

In futuro ci saranno dei cambiamenti?

«Cambierà proprio il modo di presentare una domanda di lavoro. Oggi il candidato manda un curriculum o risponde a un nostro annuncio. In seguito gli operatori della filiale lo contattano per fissare un colloquio conoscitivo in filiale. Durante l’emergenza sanitaria, dopo il primo passaggio, il selezionatore contatta il candidato per un video-colloquio. Questo per tutelare sia lo spazio interno, che lo stesso candidato. Perché meno contatti abbiamo con il pubblico, prima passerà questa epidemia. Paradossalmente, seppure si tratti di una tragedia, il Covid sta velocizzando molti processi vecchi». 

In che modo?

«Ad esempio, la formazione che noi facciamo adesso è tutta attraverso il Fad (formazione a distanza). In sede abbiamo 3 aule dedicate alla formazione che adesso sono inutilizzabili. Ma, allo stesso tempo, abbiamo attuato 5 corsi in modalità Fad. Quindi un danno da una parte, ma un vantaggio dall’altra perché ora è tutto molto più veloce. Inoltre, un corso che prima era disponibile solo per gli utenti di Pomezia o delle nostre filiali, adesso è disponibile per tutti gli abitanti del territorio italiano. Generalmente, la nostra media era di 30 persone in formazione frontale in aula al giorno. Adesso ne formiamo un centinaio a distanza».

Si tornerà alla normalità pre-Covid o quel che si sta sviluppando adesso resterà?

«Faccio una premessa: noi siamo un’azienda giovane. Tutto il nostro staff è giovane e l’arma vincente di questa società è la flessibilità e la velocità. Proprio per questo abbiamo una mentalità aperta e siamo iperflessibili a capire quelle che sono le esigenze del mercato. Riguardo alla domanda, la risposta è no. Non torneremo indietro, ma vogliamo andare avanti. Vogliamo diventare sempre più tecnologici, vogliamo evitare di investire tempo inutilmente. La tecnologia ci aiuta ad accelerare il tempo e a farcelo guadagnare. Io stesso, avendo sperimentato lo smart working, sono dell’idea che si tratta di una bella realtà, che si può fare. Quando c’è possibilità di fare smart working, facciamolo. Il dipendente è più sereno. E se il dipendente è sereno, l’azienda è serena. I risultati sono gli stessi, se non addirittura migliori. Questo perché c’è un clima migliore e perché il dipendente diventa padrone del proprio tempo. E si responsabilizza anche».

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Massimiliano Aloi e il team di Direzione Lavoro Group

Che progetti avete per il futuro?

«Speriamo di poter fare sempre di più colloqui in modalità Fad. A questo proposito stiamo studiando un progetto per cui, nel caso di una videochiamata per un colloquio, è la stessa piattaforma di Direzione Lavoro che chiama il candidato con il brand di Direzione Lavoro. Questo per creare ancor più professionalità».

Ci sono altre idee su cui state lavorando? 

«Abbiamo il progetto di sperimentare la realtà virtuale attraverso dei percorsi di orientamento. Tramite il visore RV si simula un video-colloquio, dopodiché il nostro esperto, che vede anche lui il filmato, analizza col candidato tutti gli errori fatti durante il processo di selezione e gli dà dei consigli. Si tratta di una nuova modalità per aiutare le persone a trovare lavoro. Perché spesso si sbaglia proprio l’approccio quando ci si presenta in azienda. Il nostro obiettivo, attraverso questo progetto di orientamento al lavoro, è aiutare l’utente a non fare quell’errore che può costargli il posto. Perché oggi un’azienda valuta una risorsa in 15 minuti». 

Realtà virtuale, quindi si tratta di una simulazione?

«Sì, la simulazione di un colloquio di selezione basato su vari step. È tarato per vari profili, dall’operaio generico all’impiegato specializzato e per ognuno c’è un modello. Oltre a questo c’è un percorso di orientamento al mercato del lavoro in realtà virtuale dove il candidato risponde alle domande e in base alle scelte si va in una direzione piuttosto che in un’altra».

Insomma, come in un videogioco.

«Esattamente. Questo per creare più simpatia. È anche una cosa innovativa e divertente».

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