Comunità energetiche, tutti i vantaggi di questi modelli innovativi

Gli avvocati Matteo Falchetti e Mario Caprini spiegano quali opportunità ci sono a costituire una comunità energetica e qual è la diffusione di questo modello nel nostro Paese

Gli ultimi tempi hanno visto crescere sempre più l’attenzione sui temi dell’energia. Dalla questione bollette al ripensare a un approvvigionamento energetico più sostenibile, meno legato a fonti fossili e più orientato alla sostenibilità e alle rinnovabili. In quest’ottica si stanno compiendo passi avanti verso l’introduzione delle comunità energetiche, un modello già diffuso soprattutto in Nord Europa e conosciuto come CER (comunità energetiche rinnovabili).

Si tratta, ci spiega l’avvocato Matteo Falchetti, fondatore dello studio legale Opilex e responsabile della divisione “Opilex communities ed environment”, «di un’opportunità che nasce  da una direttiva europea, la Red II, poi convertita dal decreto legislativo 199/2021. Prevede, sostanzialmente, la possibilità di costituire delle comunità energetiche sotto il profilo giuridico». Cerchiamo quindi di capire, nel dettaglio, cosa significhi e quali sono i vantaggi di prendere parte a questa comunità.

Comunità energetiche, cosa sono

Costituire una comunità energetica vuol dire creare un’associazione tra soggetti privati, attività commerciali e/o Enti locali al fine di condividere energia prodotta localmente da fonti rinnovabili.

Come ci spiega l’avvocato Mario Caprini, socio di BK Legal e tra i componenti del team “Opilex communities ed environment”, «le comunità energetiche nascono tramite la costituzione di un soggetto giuridico e sono disciplinate da norme specifiche che regolano, sostanzialmente, l’organizzazione di un gruppo di persone o persone e altri soggetti giuridici (come delle società) che mettono a bene comune l’energia prodotta ovvero che poi riutilizzano in maniera comune».

I partecipanti alla comunità energetica, aggiunge Matteo Falchetti, si dividono tra soggetti che sono unicamente «dei meri consumatori di energia elettrica e soggetti che, invece, sono dei produttori e autoconsumatori di energia elettrica», in sostanza dei prosumer (crasi tra produttore e consumatore).

Come si costituisce una comunità energetica

«Le comunità energetiche ad oggi possono essere costituite fra tutti quei soggetti (il numero minimo è due) che sono proprietari e detentori a qualunque titolo di contatori che sottostanno tutti alla stessa cabina di media tensione – ci spiega Falchetti -. La rete funziona in questi termini: c’è una cabina di alta tensione, una di media-bassa tensione e poi il contatore dentro casa. Oggi si può lavorare su contatori che sono tutti sotto la stessa cabina di media tensione. Questo vuol dire che il range geografico è abbastanza ristretto».

Per quel che concerne la burocrazia, insomma, il procedimento è molto semplice. Infatti, ciò che richiede il gestore al momento dell’invio dei moduli è solamente il codice fiscale di una persona giuridica.

«Basta una società, organizzata con un’assemblea – ricorda Falchetti –  La libertà è massima, anche se, ovviamente, bisogna tener conto di quelle che sono le esigenze normative di chi vuole partecipare. Se ad esempio la comunità è costituita da due persone allora non ci sono vincoli di nessun tipo, mentre se deve partecipare un Comune ci saranno tutta una serie di operazioni e vincoli da ottemperare». A seconda delle situazioni sarà possibile decidere se costituire una Spa, una Srl, un consorzio, una cooperativa o una no profit e così via, tenendo presente che la comunità energetica non deve avere uno scopo di lucro in via principale. «Il check che va fatto è su ciascuno dei partecipanti su quali esigenze e limiti ha al proprio interno e poi su qual è la formula più vantaggiosa sotto il profilo gestionale».

Come funzionano le comunità energetiche

Dal punto di vista tecnico, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non ci sono grandi difficoltà. La procedura, infatti, è soltanto burocratica e tutto si svolge in maniera virtuale. «Sostanzialmente, nelle comunità energetiche non ci sono cavi che vengono stesi tra il soggetto che produce energia elettrica e gli altri che la consumano. Questo vuol dire che i consumatori che entrano a far parte di una comunità energetica continuano ad avere il loro contratto col proprio fornitore di energia elettrica e lo stesso vale anche per il produttore. Chi ha dei pannelli fotovoltaici si produce la sua elettricità, una parte la autoconsuma, una parte può utilizzarla per caricare le batterie degli accumulatori mentre tutta quella in più il produttore la immette in rete. Così come faceva prima, così lo farà anche dopo che è all’interno di una comunità energetica. Energia immessa in rete, energia pagata una certa quota dal distributore».

Poi il gestore, ogni tre o sei mesi effettua una verifica su base oraria per controllare, in quel dato intervallo di tempo, quanta energia elettrica è stata prodotta e immessa nella rete e quanta ne è stata consumata. Questo, perché, ricorda Falchetti, «la norma parla di una produzione che deve avere un consumo istantaneo. Quindi un consumo istantaneo di energia prodotta localmente. Più il delta è basso, più l’incentivo si massimizza. Ad oggi viene corrisposta la cifra di 110 euro per megawattora, ossia 11 centesimi a kilowatt».

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Chi può partecipare e quali sono i vantaggi

Se si escludono le grandi imprese, partecipare alla costituzione di una comunità energetica è possibile per chiunque. Da soggetti privati a piccole e medie imprese fino agli Enti locali. E proprio a questi ultimi si rivolgono in particolare modo i componenti di Opilex. L’idea è quella di proporre qualcosa di diverso, ci spiega Falchetti. «Ci stiamo rivolgendo agli Enti locali e soltanto a loro. Da rappresentanti di Comuni ad amministratori locali ecc… cerchiamo di coinvolgerli perché pensiamo  che in questo momento l’Ente locale potrebbe avere più di un interesse a fare un investimento industriale, come costruire pannelli fotovoltaici o altre fonti di produzione di energia green, a cominciare da vantaggi di tipo fiscale».

Poi, «a seguito dell’investimento industriale, come costruire i pannelli fotovoltaici, troviamo su quel territorio i soggetti più energivori, quindi quelli che consumano grandi quantità di elettricità e li facciamo entrare dentro la comunità energetica. La costituiamo in questi termini e siccome all’interno delle comunità energetiche la ripartizione dei soldi è totalmente rimessa alla volontà delle parti, possiamo prevedere che con le entrate si possa sostenere un programma di attività, operazioni sociali, welfare che hanno una ricaduta su tutta la comunità». Questo, chiaramente, non esclude il coinvolgimento della popolazione in un secondo momento.

Anzi, aggiunge l’avvocato Caprini, «il come proporsi è fondamentale. Se c’è il coinvolgimento dell’Ente pubblico il consumatore è più rassicurato rispetto alla possibilità di costituire o meno la comunità. Bisogna spiegargli quali sono i benefici.  Conviene a lui e anche all’ambiente. Quindi, più si riesce a sensibilizzare e creare questa mentalità attraverso la comunità più il consumatore lo coinvolgi in prima persona». E non bisogna dimenticare che «il beneficio del Comune nell’essere coinvolto in una comunità energetica per risparmiare è un beneficio che può far ricadere anche sui cittadini. C’è, quindi, una funzione sociale molto importante soprattutto per i cittadini incapienti e chi ha bisogno di sostegno economico».

Quante comunità energetiche ci sono in Italia

Tuttavia, per il momento la diffusione delle comunità energetiche nel nostro Paese non è ancora molto radicata. Attualmente sono state costituite circa 50 comunità, con una diffusione principalmente nel centro nord. Non tutte, però, sono effettivamente operative.

«Quelle che effettivamente stanno applicando il procedimento di produzione e consumo istantaneo sono pochissime – sottolinea Falchetti -. Una delle prime comunità energetiche è a Melpignano in Piemonte ed è stata costituita in maniera molto veloce. È una piccola comunità energetica di 3-4 soggetti già operativi sotto il profilo finanziario».

Comunità energetiche, quale sarà il loro ruolo in futuro 

Ogni cambiamento ha bisogno di tempo per affermarsi, ma la strada per la sostenibilità passa attraverso le comunità energetiche. Secondo Mario Caprini, il successo di questi modelli dipenderà da quanto le persone avranno la volontà di aderirvi. «Se si svilupperanno, ci sarà un’incisività sia per quanto riguarda il risparmio che per l’ambiente. Se cresceranno in gran numero ne beneficeranno tutti, sia per quel che concerne la produzione di energia, sia in termini ambientali».

E la parola chiave per realizzare questo scenario sta proprio nella parola comunità. «Dal nostro punto di vista – spiega Matteo Falchetti – la comunità è l’elemento principale. Mi rendo conto che è un concetto un po’ filosofico però sotto il profilo culturale è fondamentale.  La transizione energetica non passa attraverso gli incentivi economici o le costrizioni, ma attraverso una consapevolezza culturale». E se oggi lo sviluppo delle comunità energetiche punta principalmente alle province e ai piccoli Comuni, un domani anche i grandi centri dovranno interessarsi a queste operazioni. Insomma, partire dal piccolo oggi per arrivare, forse, al grande domani.

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Chi è Matteo Falchetti

comunità energetiche, l'avvocato Matteo Falchetti
L’avvocato Matteo Falchetti

Negli oltre 15 anni di esperienza maturata, l’avvocato Matteo Falchetti è cresciuto professionalmente in realtà consulenziali giuslavoristiche di prim’ordine. Nel gennaio del 2018 fonda a Roma Opilex, promuovendo nel 2019 l’apertura della sede di Milano, nel 2020 quella di Verona e di Trento, divenuta questa poi l’headquarter del brand, e nel 2021 quella Bologna.

 

 

Chi è Mario Caprini

comunità energetiche, l'avvocato Mario Caprini
L’avvocato Mario Caprini

L’avvocato Mario Caprini nel corso della professione forense ha assistito diverse società, consorzi, associazioni anche sindacali, enti e persone fisiche prevalentemente in materie giuslavoristiche. Oggi è socio dello studio BK Legal e uno dei componenti del team “Opilex communities ed environment”.

Articolo aggiornato in data 8 Novembre 2022
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