Civitavecchia, Dionisi: «Ripartiremo dalle opportunità che offre il territorio»

Il neo presidente di Unindustria Civitavecchia, Cristiano Dionisi, spiega le sue idee per il rilancio del territorio. Un piano per uno sviluppo di lungo periodo che parta da un dialogo con cittadini e istituzioni.

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Il presidente di Unindustria Civitavecchia, Cristiano Dionisi
Il presidente di Unindustria Civitavecchia, Cristiano Dionisi (Foto da Twitter, Unindustria Stampa @NewsUnindustria)

Transizione energetica, infrastrutture e digitalizzazione. E ancora semplificazione burocratica, nuovi settori di sviluppo e turismo sostenibile. Sono questi i punti principali del programma del nuovo presidente di Unindustria Civitavecchia, Cristiano Dionisi. Sei punti per rilanciare un territorio, come quello dell’alto Lazio, pieno di risorse spesso poco sfruttate.

«Può sembrare un piano un po’ idealista – afferma – ma ci tengo a sottolinearne l’assoluta concretezza. Dovremo essere bravi a far emergere le opportunità che oggi abbiamo davanti». Per questo, aggiunge, «l’obiettivo è individuare i temi specifici all’interno di sei tavoli di lavoro che vorremmo realizzare insieme a istituzioni e parti sociali, coinvolgendo due elementi che, secondo me, faranno la differenza. La struttura del sistema confindustriale, e quelle che chiamo “aziende faro”. Si tratta di imprese nazionali ed internazionali di alto rilievo che possano fungere da guida sui vari progetti per lo sviluppo del territorio».

Civitavecchia
Dettaglio del porto di Civitavecchia

Cercare, quindi, di raggiungere un’ampia partecipazione.

«Assolutamente sì. Nella valutazione preliminare del nostro studio abbiamo identificato le opportunità e le criticità di questo territorio con i suoi punti di forza e di debolezza. Uno di questi ultimi è l’assenza di una pianificazione strategica. Dobbiamo capire chi siamo oggi e chi vorremo essere fra 10, 20 o 30 anni. Avere la capacità di realizzare una pianificazione dello sviluppo anche sul medio e lungo periodo e non soltanto sull’immediato. Questo è uno dei punti più critici dell’attualità».

Quali sono, invece, i punti di forza evidenziati?

«Sicuramente la presenza delle principali porte di accesso da e per Roma. Il nostro è un territorio straordinario che va dal centro di Civitavecchia a Montalto di Castro e Fiumicino. Un territorio bellissimo, di pregio, dove possono trovare istanza tutti gli elementi di sviluppo, dall’industria, alla logistica, al turismo. Ecco perché è fra i temi centrali di sviluppo. Poi c’è la presenza del porto e dell’aeroporto, due fattori molto importanti che danno un punto di vista strategico nello sviluppo territoriale. Inoltre, un dialogo molto aperto fra le parti sociali e le istituzioni e un’elevata professionalità della manodopera sul territorio. Basti pensare alle maestranze portuali o quelle che vanno a incidere sulla manutenzione degli impianti industriali o termoelettrici, tutte dotate di grande professionalità». 

Fiumicino
Aeroporto di Fiumicino

Tutti fattori su cui puntare per rilanciare un territorio come quello di Civitavecchia molto colpito dalla crisi dovuta al Covid.

«Assolutamente sì. Il Covid, purtroppo, ha amplificato con forza una situazione che era già difficile. Mi riferisco alle aziende che ci sono sul territorio legate al turismo e alla ricettività, ma non solo. Anche altri tipi di business sono stati colpiti dalla pandemia. Tuttavia, dobbiamo cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno. Siamo imprenditori e dobbiamo essere positivi e propositivi. Questa fase può essere uno stimolo in più a una ripartenza diversa. La ricetta, secondo Unindustria, è quella di creare una strategia sinergica tra i temi e poi soprattutto tra coloro che li andranno a portare avanti. Cioè istituzioni, parti sociali e, a livello generale, stakeholder».

Come trasformare il turismo di passaggio del territorio, in turismo stanziale?

«Ad esempio puntando su un fenomeno molto diffuso a causa della pandemia come il turismo di prossimità. Quindi cercando di fare un’azione di marketing territoriale e realizzando un’offerta turistica integrata che leghi un po’ tutto il nostro territorio. Dal patrimonio culturale a quello ambientale, creando una rete fra i nostri comuni e i nostri territori che non hanno nulla da invidiare ad altri nel resto del Paese. E poi dobbiamo intervenire attraverso le nuove tecnologie».

In che modo?

«Un tema che mi sta molto a cuore è la digitalizzazione del patrimonio culturale. In questo senso abbiamo già iniziato un progetto insieme ad alcune nostre aziende su Civitavecchia e Tolfa. Il progetto si chiama Archem e prevede, grazie alla realtà aumentata, la capacità di rendere fruibili e accessibili a un pubblico molto vasto due aree del nostro territorio. Questo sarà poi replicabile anche per tutti i nostri siti culturali. Un’iniziativa nata grazie alla capacità di Confindustria di mettere intorno a un tavolo istituzioni e privati. Proprio questo è l’approccio che vorrei portare avanti».

Fontana Vanvitelli a Civitavecchia
La fontana realizzata nel 1743 da Luigi Vanvitelli a Civitavecchia

Un altro punto del vostro programma è quello della transizione energetica. Quanto è importante oggi puntare sulle energie rinnovabili?

«Dobbiamo cercare di mandare avanti di pari passo tutte le istanze che ci vengono anche dalle linee guida che l’Europa ha approvato e sta mettendo in atto. Abbiamo la blue economy, quindi quell’economia del mare che nel Lazio rappresenta un 4 per cento del Pil e che è fondamentale per lo sviluppo del territorio. Così come la green economy. Tutta la nostra capacità deve essere votata al miglioramento dell’ambiente, però cercando di essere coerentI con le esigenze della produzione, dell’energia e con le esigenze di mobilità. Tutto quello che va nella direzione green sicuramente è auspicabile, ma bisogna essere seri e dire la verità ai cittadini. Se saremo protagonisti, come sembra irreversibile, di una transizione energetica, dobbiamo sederci attorno a un tavolo e valutare come affrontare questa transizione. C’è la sperimentazione dell’idrogeno, le energie rinnovabili sulle quali purtroppo pendono degli iter burocratici che dobbiamo cercare di migliorare. Qualunque cosa si decida va fatto insieme, anche prendendo un po’ di tempo per riflettere. Poi, però, è necessario iniziare perché se non ragioniamo insieme come territorio rischiamo di perdere ulteriori treni rispetto a quelli che già abbiamo perso in passato».

Rinnovarsi anche grazie alla sburocratizzazione.

«Certamente. Quello delle semplificazioni è un altro dei pilastri su cui ci concentreremo. La Regione Lazio ha approvato un atto molto importante. Grazie ad esso si andrà a costituire una zona logistica semplificata nel nostro territorio che, attraverso semplificazioni alle imprese, semplificazione amministrativa e innovazione, sosterrà la competitività e l’attrattività del nostro territorio. E ci saranno anche opportunità di tipo infrastrutturale. Secondo noi oggi la semplificazione più importante e più immediata è proprio questa zona logistica semplificata con l’aggiunta di un contratto d’area, strumento previsto dal governo per cercare di semplificare la burocrazia. C’è poi l’inserimento di Civitavecchia e del territorio nella rete Core. Civitavecchia è l’unico porto d’Europa al di fuori di questa rete di incentivazione. Ad ogni modo, la capacità di andare incontro alle aziende, sostenendo quelle già presenti e cercando di attrarre nuovi investitori, passa sicuramente per una nuova fase che veda al centro il tema delle semplificazioni». 

Tutti questi obiettivi necessitano di una grande collaborazione. Come pensate di coinvolgere istituzioni e popolazione?

«Partirei da un presupposto centrale. Coinvolgerle significa dirgli la verità. Spiegare qual è l’impatto dei progetti. Uno dei punti di criticità del nostro piano è proprio quello che la popolazione non viene informata e non partecipa al dibattito, anche perché questo rimane su livelli alti e non riesce a permeare all’interno del tessuto sociale. Tuttavia, c’è l’esigenza di tradurre questi contenuti per un pubblico ampio e rendere consapevole la popolazione di quella che è la strategia di sviluppo del territorio. Partendo dal cominciare a parlare dei singoli temi. Perché di alcuni argomenti non si sente parlare nessuno. Penso, invece, che vada affrontato anche l’aspetto di un coinvolgimento sempre crescente della popolazione e dei cittadini rispetto a quello che si andrà a fare. Però dicendo le cose come stanno. Vorrei che questo fosse un piano di sviluppo con uno sfondo di pragmatismo. È inutile che per consenso o altri motivi si promettano cose che sappiamo già che non sarà possibile realizzare. Dobbiamo fare un dibattito serio, che può essere anche scomodo, ma necessario. Per questo c’è bisogno di istituzioni che sappiano prendersi le loro responsabilità».

Enti e istituzioni che facciano non quello che piace, ma ciò che serve.

«Se riusciamo ad accoppiare ciò che piace a ciò che serve avremo risolto tutti i problemi. Spesso sarà possibile e altre volte no. Alla base di tutto deve esserci il dialogo e la scelta. Fare un analisi di quello che siamo e capire qual è la strada migliore per sviluppare il nostro territorio. Questo è l’input che vorrei dare attraverso questo piano. E mi piacerebbe farlo coinvolgendo al massimo non solo le istituzioni, ma anche le parti sociali e le associazioni e gli stakeholder interessati da questi temi». 

Non rimane che attendere gli sviluppi.

«Da subito lavoriamo su due settori, quello della transizione energetica e sulle semplificazioni. Per poi, tra qualche settimana concentrarci su altri punti come quello delle infrastrutture. Mi riferisco, ad esempio alla Orte-Civitavecchia o alle ferrovie porto-aeroporto, ma anche alle infrastrutture immateriali, digitali che sono alla base dello sviluppo».

Qualche ipotesi sui tempi per vedere i primi risultati?

«Tante cose non dipendono da noi. Il nostro compito, però, è di accendere i riflettori sull’esigenza di fare presto. Il tempo è scaduto».